Kolòt-Voci - Identità ebraica in una newsletter

La festa dal simbolo plurale

David Piazza

Come tutti abbiamo imparato alle elementari la festa di Pèsach ha anche altri due nomi: Chag hamatzòt (festa delle matzòt) e Chag haaviv (festa della primavera). Ci soffermeremo sul primo: perché mai Pèsach viene chiamato festa delle matzòt e non festa della matzà? Come mai il simbolo di questa festa è al plurale? Una prima spiegazione possiamo trovarla nella Torà, quando per questa festa viene comandato di mangiare appunto matzòt (Es. 13, 6). Già, e perché la Torà parla della matzà al plurale? Continua a leggere »

15 Apr 2003 Pensiero ebraico

L’imprevisto previsto

Benedetto Carucci Viterbi

Pesach è, come molti sanno, Chag ha matsot, festa delle azzime. E’ l’azzima, il pane non lievitato, il simbolo principale della ricorrenza, l’elemento che la caratterizza e la distingue. E’ sulla matsà da una parte, e dall’altra sull’astensione dal chamets, il lievito, che si gioca l’intero senso di Pesach . Ben lo sanno coloro che si preparano ad osservare con scrupolo le regole degli otto giorni della ricorrenza, pulendo la casa da ogni resto di sostanza lievitata ed accingendosi ad acquistare i prodotti casher le Pesach, ed in particolare i pacchi di matsot di vario genere, “croce e delizia” degli apparati digerenti degli ebrei di tutto il mondo. Ma cosa è veramente la matsà? Che cosa simboleggia? Cosa ci ricorda ogni anno, quando, almeno nel corso del Seder, dobbiamo mangiarla? E quale senso ha l’astensione dal lievito? cosa è veramente il lievito nella prospettiva dell’insegnamento dei maestri della tradizione ebraica? Le riflessioni che seguono, derivate dagli scritti di Rav Uttner, di Rav Friedlander e di Rav Neventzal, vogliono proporre alcune linee di interpretazione per rispondere a queste domande. Continua a leggere »

14 Apr 2003 Pensiero ebraico

Gli ebrei buoni e quelli cattivi

Una riflessione sulle tesi di Moni Ovadia, Clotilde Pontecorvo e Paola Di Cori

Claudio Vercelli

Ci sono gli ebrei buoni, che piacciono, e ci sono quelli considerati antipatici. I primi, in genere, sono coloro che appartengono alla onorata categoria degli intellettuali, preferibilmente pacifisti, progressisti, non più troppo giovani, spesso di buona estrazione socioeconomica. Sì, perché l’origine sociale non è di certo estranea nella determinazione delle idee che ognuno di noi coltiva rispetto a certi problemi che lo coinvolgono. I buoni piacciono perché parlano un linguaggio universalista, aperto alla comprensione e disposto al dialogo. Sono considerati gli interlocutori ideali per qualsivoglia intendimento di pace. Gli altri sono invece tra quanti risultano essere assai meno graditi, in virtù di una sorta di materialismo dei sentimenti che viene loro contestato e che li caratterizzerebbe perché “poveri di spirito”. Continua a leggere »

7 Apr 2003 Antisemitismo, Israele

Quanto è bella la Torà associata al “Derech eretz” che non deve diventare un mestiere

Intervista

Come capo rabbino di Roma, quali sono i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la comunità ebraica di Roma?

Notiamo, almeno a Roma, un buon andamento in crescita di presenze nei bate kenesiot, maggiore affluenza alle lezioni di Torà a tutti i livelli e un maggiore impegno nell’apprendere la lingua ebraica; in generale cresce la domanda di utilizzo dei vari servizi religiosi. Continua a leggere »

26 Mar 2003 Comunità Ebraiche

Ajax – La leggenda ebraica

Questa sera a Roma, per la Champions League, arriva l’Ajax. La squadra di Cruyff e del calcio totale. Ma anche la squadra della stella di David sugli spalti, la più amata d’Israele. In un bel libro di Simon Kuper, la misteriosa storia di come l’Olocausto e la vita quotidiana si incontrarono su un campo di calcio

Alberto Piccinini – Il Manifesto Continua a leggere »

21 Mar 2003 Shoah

Italkìm – Gli israeliani di origine italiana

Deborah Fait

Sono circa 9000 sparsi per tutto il paese. Italiani venuti in Israele prima del 48 e poi negli anni a venire. Italiani oggi anziani ma con la memoria viva, pronti a raccontare le loro avventure, le loro tragedie, le loro fughe dall’Italia fascista e post fascista e poi ancora le loro fughe dagli inglesi che non li lasciavano arrivare in Israele. Racconta Miriam: ” avevo 13 anni, gli inglesi volevano farci tornare indietro, mi sono gettata in mare dalla nave ancorata al largo della costa e sono arrivata a nuoto”. In Israele venivano ospitati in tende e dovevano fare attenzione alle scorribande degli arabi sempre pronti a entrare nei campi dei nuovi ebrei per ammazzarli. Continua a leggere »

18 Mar 2003 Israele

Sinistra e Islam

LA STRANA COPPIA

Aldo Torchiaro

La sinistra e’ per vocazione democratica e progressista. Lo e’ per antonomasia e per definizione. E’ l’istanza della partecipazione diffusa, della presa di posizione come lotta contro le ingiustizie. “Vivere”, ha insegnato Gramsci, “e’ essere partigiano” : prendere le parti dei soggetti deboli, il cui rafforzamento dei diritti e’ condizione imprescindibile di affrancamento e di progresso sociale. Alla realizzazione di questo sogno, l”utopia possibile”, alcune tra le migliori menti del XX secolo hanno dedicato l’esistenza. Il portato ideologico del passato doveva trasmettere alle nuove generazioni quella volonta’ di progresso, di solidarieta’, quel bisogno di uguaglianza sul piano dei diritti ed insieme l’ estensione dell’idea di liberta’ individuale e collettiva, che oggi sarebbe lecito aspettarsi da un moderno impianto socialdemocratico. Continua a leggere »

13 Mar 2003 Antisemitismo