La carriera di Philip Roth iniziò in un bar | Kolòt-Voci

La carriera di Philip Roth iniziò in un bar

Giorgio Dell’Arti

Philip RothLibri «Credo che dovremmo leggere solo quei libri che ci mordono e ci pungono. Se il libro che stiamo leggendo non ci scuote con una botta in testa, cosa lo leggiamo a fare?» (da una lettera di Franz Kafka a Oskar Pollak del 1904, citata dal protagonista in Zuckerman scatenato, del 1981).

Temi Temi affrontati nei libri di Philip Roth: «gli ebrei in America, gli ebrei nella storia, il sesso e l’amore e il sesso senza amore, il bisogno di dare un senso alla vita e il bisogno di cambiamento, genitori e figli, la trappola dell’ego e quella della coscienza, gli ideali americani, il tradimento americano degli ideali americani, le proteste degli anni Sessanta, la presidenza Nixon, l’era Clinton, Israele, i misteri dell’identità, il corpo umano nella sua bellezza e il corpo umano nella malattia che corrompe, le devastazioni della vecchiaia, l’approssimarsi della morte, la forza e il venir meno della memoria».

Duncan Da ragazzo aveva una passione per le avventure di mare. A undici anni decise che avrebbe scritto sotto lo pseudonimo di Eric Duncan («Non resistevo alle ‘c’ dure»). Si mise a battere a macchina il titolo di un’avventura di sua invenzione, Storm Off Hatteras (La tempesta di Hatteras), senza darsi la pena di proseguire. Voleva solo vedere che cosa si provava a fare lo scrittore.

Successo Il suo primo successo, Goodbye, Columbus, nacque nel 1957 alla University Tavern, un bar di Chicago. «Roth ci era andato in compagnia di Richard Stern e gli stava raccontando di una famiglia del New Jersey, ebrei da country club con la cui figlia Maxine, una splendida rossa, aveva avuto una storia dopo la laurea alla Bucknell, una relazione stabile anche se in parte condotta a distanza; in particolare, si era dilungato su alcune settimane di permanenza estiva nella loro grande casa di periferia. Ricorda che l’amico gli chiese che cosa avesse intenzione di fare “di quella roba” e che lui non capì la domanda; Stern allora gli disse di andare a casa e mettersi a scrivere. (…) “Non mi era nemmeno passato per la testa, – ebbe a dichiarare molto tempo dopo, – che quella era tutta roba mia”. Per quanto scettico, accettò comunque di provare. Scrisse un pezzo della storia e lo mostrò a Stern, che ne volle ancora. Allora ne scrisse un altro, e di nuovo non era abbastanza. A quel punto ci mise un attimo a finire l’intero racconto». 

Matrimonio Roth sposò una Maggie Williams, divorziata, figlia di un alcolista all’epoca in carcere, di lavoro cameriera in un diner dove lui l’aveva notata. Gli si presentò un giorno alla porta, senza lavoro e senza casa, e lui accettò di ospitarla. «Nel rendere conto degli eventi che tre mesi dopo il trasferimento di Maggie portarono al matrimonio, Roth ricorre a una frase di passiva laconicità: “Rimase incinta”».

Ebreo  «Sono bassi e bruttini, ma con le mogli e i figli si comportano bene» (il responso della nonna di Maggie, quando la nipote le comunicò di voler sposare un ebreo).

Praga Nei primi anni Settanta Roth prese a frequentare assiduamente Praga, dove conobbe molti tra i più importanti scrittori cecoslovacchi, perseguitati dal regime comunista. Roth si fece dare un elenco di quindici scrittori bisognosi di aiuto e a New York aprì un conto chiamato Ad Hoc Czech Fund, quindi trovò quattordici amici scrittori disposti a versare insieme a lui cento dollari al mese e abbinò a ciascuno un collega di Praga. Ad Arthur Schlesinger accoppiò così uno storico e ad Arthur Miller un drammaturgo; altri scrittori assoldati erano John Updike, Alison Lurie, John Cheever, William Styron e John Hersey. Sul versante ceco, Klìma fece parte della lista del primo anno ma il secondo se ne tirò fuori, non appena la sua situazione migliorò. Kundera, descritto come un irriducibile “lupo solitario”, non fece mai parte del progetto.

Ebreo «Per me l’epiteto “scrittore ebreo americano” non ha alcun senso. O sono un americano, o non sono niente. Essere ebreo è un modo come un altro di essere americano» (Roth in un’intervista del 1997).

Notizie tratte da: Claudia Roth Pierpont, Roth scatenato. Uno scrittore e i suoi libri, Einaudi, pp. 417, 22 euro.

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