Ma chi diavolo frequenta il Limmud di Firenze? | Kolòt-Voci

Ma chi diavolo frequenta il Limmud di Firenze?

A Firenze si è svolta la seconda edizione del Limmud Italia Day 2015

Sandro Servi

Il Limmudnik internationalis italicus è, come dice il nome stesso, una varietà dell’internationalis e, pur risentendo dell’habitat più mite che gli consente un approvvigionamento di materiali commestibili più nobili, ne condivide caratteri psicofisici e stile di vita.

Limmud 2015Il Limmudnik italicus è a volte estremamente colto, specializzato in rare discipline accademiche a cui ha dedicato i migliori anni della sua formazione giovanile e poi la sua luminosa carriera universitaria: usa allora aggirarsi tra le classi dell’evento cercando sofisticate connessioni tra la disciplina che padroneggia e le basi dell’ebraismo che, al contrario, sembrano poco aggredibili dalle sue competenze. Quando espone il suo intervento fa tesoro delle categorie scientifiche che gli sono familiari. Occasionalmente è meno acculturato e, in tal caso, è vorace frequentatore delle presentazioni che gli appaiono maggiormente educative.

Vi sono dei limmudnikim irriducibilmente laici sempre però curiosi e rispettosi delle tradizioni religiose: i loro campioni sono Elishà ben Avuyà, Baruch Spinoza, Sigmund Freud e Albert Einstein; e di osservanti, che tuttavia non disdegnano di confrontarsi con modalità di vita ebraica diverse e non conformiste: parlano di Torà, ma lo fanno in modo poco convenzionale, usando un linguaggio che – almeno a parer loro – dovrebbe incontrare l’approvazione anche dei miscredenti.

Fra i limmudnikim vi sono artisti, musicisti, pittori, fotografi, amanti della danza e della cucina. Anche loro anelano a integrare la passione della loro vita con i principi della Torà (quindi: pittura ebraica, cucina ebraica, danza ebraica, teatro ebraico, fotografia ebraica ecc) e di mostrare che la loro creatività può ispirare e essere alimentata da miti e riti della cultura avita.

I limmudnikim sono uomini e donne, giovani e vecchi, prestanti e portatori di handicap, carnivori e vegani, scapoli e ammogliati, timidi e attaccabottoni, seriosi e ridanciani. I “giovani” sono ragazzi e ragazze che, nonostante la crisi che avvolge le nostre Comunità, non hanno perso fiducia nel futuro, si identificano con le loro radici ebraiche, e vogliono proporre i loro progetti per rifondare un ebraismo vitale, attivo, capace di affrontare le sfide del terzo millennio. I “vecchi” (pardon, i più maturi) non sono di quelli che amano riposare sugli allori. Loro condividono il concetto di “educazione permanente”, vogliono ancora imparare cose nuove e aspirano a trasmettere le loro esperienze, mettendosi alla prova e ampliando i propri orizzonti culturali. Tutti, comunque, condividono la convinzione che lo studio arricchisce la persona, amplia gli orizzonti, è indispensabile per formarsi un’identità matura e consapevole.

C’è chi si occupa di ebraismo a tempo perso e chi per professione, ma in un caso e nell’altro sono ugualmente animati da desiderio di conoscenza, da sana curiosità intellettuale, da volontà di comunicare. Tra loro, i rabbini non dimenticano che il precetto di studiare include quello di insegnare (e non solo ai tre discepoli prediletti). Sono grati per aver avuto l’opportunità di studiare Torà, e si sentono quindi in dovere di restituire un po’ della loro cultura a tutti coloro che lo richiedono. Non si lasciano sfuggire l’occasione di comunicare e insegnare i valori dell’ebraismo a qualsiasi pubblico, perché hanno imparato dai loro Maestri a tenersi lontani da ogni sorta di settarismo e di bigotteria. Amano anche rispondere alle domande, e perfino ascoltare chi ha idee diverse dalle loro, convinti, come sono, che si possa imparare sempre, e da chiunque, qualcosa di nuovo e di interessante.

Nel piccolo, e un po’ utopico, mondo di Limmud sono eliminati i posti riservati, i saluti delle autorità e i tappeti rossi. Sono aboliti i titoli accademici, i titoli cavallereschi, i titoli nobiliari, i titoli ecclesiastici. La gente è felice di chiamare e farsi chiamare per nome, è animata da sincera ahavàt israel (amore per il fratello ebreo) e, più genericamente, anche da un certo quale affetto per gli esseri umani.

Tutti i limmudnikim sono volontari, anzi contribuiscono volentieri, con la loro quota e con offerte, all’organizzazione degli eventi, nel cui successo si sentono personalmente coinvolti e responsabili. Condividendo la massima che dice “non basta parlare con saggezza, bisogna parlare con rispetto” amano le discussioni leshem shammàim e si sforzano, apprezzando le diversità, di essere accoglienti e tolleranti: in fondo il Limmud Italia Day dura solo un giorno e mezzo!

*Limmud Italia, Co-chair

(Nella seconda parte, di prossima uscita, una cronaca dell’evento. Tutte le notizie su Limmud Italia nel sito: www.limmud-Italia.it)