L’unità dei commandos israeliani fondata da un italiano | Kolòt-Voci

L’unità dei commandos israeliani fondata da un italiano

Shayetet 13, infiltrati invisibili. Hanno iniziato le operazioni da terra.

Valerio Cattano *

ShayetetL’operazione via terra a Gaza è iniziata senza la “cavalcata delle Valchirie” di Wagner sparata a tutto volume dagli elicotteri da combattimento. Quella è roba da americani. Gli israeliani sono entrati nella Striscia dal mare affidando il compito di trovare depositi di armi e neutralizzare postazioni di razzi allo Shayetet 13 (la Flottiglia), una delle unità d’élite della Marina. Per cercare un paragone di facile presa nell’immaginario collettivo, si tratta del corrispettivo dei Navy Seal a stelle e strisce.

La storia di questi incursori – il loro motto è “Come un pipistrello fuori dal buio, come una granata che esplode in un tuono” – specializzati in azioni di commando sia in mare che a terra è singolare, perchè il loro addestramento si deve a un ex componente della X Mas, zoccolo duro della Repubblica di Salò, dato che, dopo l’8 settembre 1943, il gruppo comandato da Junio Valerio Borghese entrò a far parte della Marina Repubblicana fascista.

In pochi ricordano che invece gli altri incursori italiani rimasti a Sud in quell’Italia spaccata in due, si raggrupparono sotto il comando degli angloamericani con il nome di Mariassalto. Riconosciuti dagli eserciti che avevano preso parte al conflitto mondiale come esperti di guerriglia, proprio un ex componente della X Mas – Fiorenzo Capriotti – e uno di Mariassalto – Nicola Conte – furono avvicinati nel 1948 dai Servizi Italiani per un incarico: andare in Israele e addestrare la Flottiglia.

Per uno strano scherzo del destino, o di un pragmatismo militare per cui ogni fine giustifica il mezzo, Capriotti, che dopo la guerra in Italia aveva aderito al Movimento sociale italiano, divenne un eroe pure per gli israeliani che dal fascismo erano stati perseguitati: nel 1992 fu dichiarato comandante ad honorem di Shayatet 13.

NELLA STORIA del conflitto arabo-israeliano, Shayetet 13, costituito da tre squadre (assalto, sub e superficie) ha sempre avuto missioni ad alto rischio da compiere ma al contrario dei colleghi di altre nazioni – vedi appunto i Navy Seals – gli incursori israeliani non hanno film di cassetta a celebrare le loro attività in tutto il mondo. Nonostante le polemiche internazionali sull’episodio della nave turca Mavi Marmara (2010) piena di attivisti pro palestinesi – gli incursori si calarono sul pontile dell’imbarcazione che voleva rompere il blocco navale attorno a Gaza e vi furono nove morti fra i civili – Israele continua a tenere in grande considerazione i suoi uomini-rana, che dalla loro formazione possono annoverare solo una grande disfatta, avvenuta per stessa ammissione di uno degli ex comandanti, in Libano il 4 settembre 1997, con molti morti e feriti.

Scoppiata l’ennesima crisi con Hamas, a Shayetet 13 è stato affidato il primo attacco notturno. La radio militare dell’Idf ha ammesso che 4 marinai sono stati feriti in modo non grave, aggiungendo che l’obiettivo è stato distrutto e tre miliziani di Hamas sono stati uccisi. I siti web di Hamas descrivono invece un insuccesso israeliano, e la pressione psicologica si tramuta in un nuovo filmato in ebraico: “Soldato israeliano che entri a Gaza, fermati ! Sei entrato nel mirino di Hamas”. Fra comunicati, incursioni e doppie versioni dei fatti, la certezza è che la guerra nelle strade è iniziata.

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano 14 luglio 2014

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