Roma risponde a Milano | Kolòt-Voci

Roma risponde a Milano

Il messaggio del presidente della Comunità di Roma al primo eletto a Milano. Sotto invece trovate una piccola rassegna stampa

Caro Walker, cari tutti nei eletti di Welcomunity, Aver appreso della vostra vittoria ha superato di gran lunga la gioia della mia vittoria personale a Roma. Da oggi insieme possiamo riscrivere la storia dell’ebraismo italiano. Roma e Milano guidate da due presidenti in piena sintonia sulle priorità che ci distinguono dagli altri, significa dire, fare e agire in nome e per conto del 90% ebrei italiani.

Io e te Walker, ed è la storia ed impegno ebraico che lo testimonia, abbiamo deciso di essere con Israele senza se e senza ma. Soprattutto abbiamo deciso di investire sugli ebrei vivi più che su quelli morti. Su un ebraismo che guarda al futuro e non quello che si glorifica dei suoi fasti del passato. Investire sugli ebrei vivi significa investire sui giovani e sulle scuole. Questo è il patto. Ma su un fronte credo gli elettori ci abbiano premiato . Abbiamo deciso di imparare dalla lezione di Golda (Meir) ovvero che per gestire e “comandare” bisogna certamente avere testa ma sopratutto avere cuore. Per come ti ho conosciuto io, tu a differenza di altri, hai il cuore.

A Roma in tanti hanno apprezzato l’intervista a caldo che hai fatto per il sito di www.romaebraica.it dove hai chiesto all’Ucei e a tutte le comunità di investire nelle scuole ebraiche. Roma, Milano, Trieste ed in parte Torino hanno fatto questa scelta difficile ed è giusto che l’ebraismo ci dica grazie non solo a parole. Se Milano oggi ha serie difficoltà a garantire il futuro delel sue scuole per i costi proibitivi significa che questo da oggi non è solo un tuo problema ma un nostro problema. E da Roma dentro Ucei siamo pronti a fare questa battaglia storica. Per ora non per noi stessi, ma per voi.

Lavoriamo uniti, soprattutto trasmettiamo questa gestione con il cuore a chi usa cariche ebraiche per interessi personali o per personalismi ed egoismi. Io, noi da Roma saremo al tuo fianco.

Un grazie particolare a tua moglie e ai tuoi figli che prima della tua discesa in campo erano perplessi e giustamente preoccupati. Loro hanno scelto di sacrificarsi per salvare questa comunità ed è a loro che chiedo umilmente e pubblicamente scusa se mi sono permesso di insistere sulla tua candidatura.

Auguri veramente di buon lavoro.
Riccardo Pacifici


Romaebraica.it

Manca solo l’ufficialità, ma i dati dello spoglio attualmente in corso per il rinnovo del nuovo Consiglio della Comunità ebraica di Milano sono clamorosi: la lista guidata dall’imprenditore Walker Meghnagi (con un lunghissimo passato di impegno in istituzionali ebraiche internazionali, fra cui la presidenza nazionale del Keren Hayesod) ha sbaragliato il campo, riuscendo a far eleggere tutti i suoi candidati (10 su un consiglio che sarà formata da 19).

Oltre allo stesso Meghnagi, sono risultati eletti: Daniele Schwarz (amministratore di Multimedica e Villa Bianca), Raffaele Besso (già amministratore di diverse televisioni private in Lomardia), Davide Nassimia (personalità di spicco e presidente del comitato ebrei di origine persiana), Guido Osimo (Prof. Presso l’Università Bocconi), Rami Galante (giovane imprenditore internazionale), Ico Menda (direttore artistico di società di livello europeo), Ruben Gorgian (giovane pluri laureato), Vanessa Alazraki (psicologa) e Raffaele Turiel (responsabile editoriale del Gruppo Sole 24 Ore).

Una vittoria che – come ha spiegato in una esclusiva intervista Meghnagi – trova ragione in due fondamentali ragioni: in primo luogo l’aver scelto persone di altissimo spessore personale e professionale che rappresentano l’intero puzzle di cui si compone la comunità ebraica milanese, dando voce e rappresentanza agli ebrei italiani, a quelli di origine, turca, tripolina, persiana.

“Ma la vera caratteristica della nostra lista – prosegue Meghnagi – è di essere un gruppo scevro da ogni ideologia preconcetta, sia di natura politica che di atteggiamento verso i valori spirituali e religiosi. Ci riteniamo e siamo stati giustamente visti e premiati come un gruppo di moderati che cercherà con tutte le forza il dialogo con gli altri gruppi e le diverse anime comunitarie”.

Per questo – pur avendone i numeri – la lista di Meghnagi ha già annunciato l’intenzione di non formare un monocolore “anche perché – spiega Meghnagi – abbiamo la consapevolezza, pur avendo stravinto, di rappresentare poco più del 50% degli iscritti”.

“Davanti a noi abbiamo molto lavoro da fare, il primo urgentissimo sarà ricucire le divisioni che sono state alimentate negli ultimi due anni e dobbiamo dimostrare, anche ai molti scettici, che sono molto di più le cose che ci accomunano piuttosto che le cose che ci differenziano. Questa divisione è stata drammatica”.

C’è un altro problema che Meghnagi ha a cuore, ma spiega “potrà essere risolto solo e unicamente con l’aiuto dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che dovrà sostenere economicamente e non solo a parole garantendo che il Liceo ebraico non debba chiudere non solo a causa di un fisiologico calo degli iscritti ma soprattutto per l’incidenza della crisi economica che pesa sui bilanci delle famiglie, impossibilitate a sostenere le rette di scuole private”. “Chiediamo all’Ucei – spiega con estrema chiarezza Meghnagi – di assumersi le proprie precise responsabilità e di condividere un progetto di aiuto economico allargato a tutte le scuole ebraiche italiane che sono in difficoltà. Noi vogliamo una Ucei che sostenga le Comunità vive e ancora attive e non una Ucei che finanzia progetti museali o culturali per Comunità che sono ormai purtroppo in via di estinzione. Non vorremmo che l’Ucei ci sostenesse quando le nostre scuole saranno chiuse e i nostri giovani se ne saranno andati. A quel punto del finanziamento Ucei non sapremmo più che farcene. Dobbiamo essere chiari su un punto: nessuna Comunità ha le forze da sola per risolvere tali problematiche e, ripeto, solo se giungerà l’aiuto dell’Ucei avremo le possibilità per proseguire”.

Spero – conclude Meghnagi – che l’amico Renzo Gattegna, che conosco da anni e che stimo tantissimo, sappia accogliere questo vero e proprio grido di allarme e sappia attivare quelle politiche di sostegno che in questi anni sono mancate”.


Mosaico-Cem.it

È stato chiaro fin dalle prime ore dello spoglio delle schede: la lista di Walker Meghnagi, Welcomunity è riuscita a coalizzare i voti mentre, tra le altre, gli elettori hanno espresso scelte più articolate. Ken 2.0 è però riuscita a portare nel Consiglio della Comunità di Milano 9 dei suoi candidati su 10, mentre Com.unità di Roberto Liscia esce sconfitta. Anche i candidati singoli non sono riusciti a passare, cosa sempre molto difficile, del resto.

Dei 19 consiglieri eletti, i primi 10 sono quasi tutti di Welcomunity. Segno che il voto di lista ha premiato anche i debuttanti, a dispetto dell’esperienza e della “anzianità di servizio” di alcuni candidati di Ken 2.0 che si sono visti così scavalcare dall’onda gonfiata dal carisma di Walker Meghnagi.

Altro dato significativo: tra i diciannove eletti e il primo dei non eletti, lo scarto non è di una manciata di voti, ma di centinaia. Centinaia. Questo vuol dire che la comunità si è divisa tra “laici” e “religiosi”, o forse ha voluto scegliere una bandiera di parte, fortemente connotata,  tra chi ha gestito la Comunità con il rigore dell’Esatri e chi ha promesso, in campagna elettorale, di non farlo; insomma si è polarizzata. Escludendo di fatto il contributo degli altri, dei moderati.

Abbiamo raccolto, a caldo, il commento di Roberto Liscia, il “grande sconfitto” di questa tornata elettorale: “La bi-polarizzazione del voto non fa altro che fotografare la storia degli ultimi due anni, quella dello scontro tra due culture fortemente radicalizzate e contrapposte. Culture rappresentate dalle elezioni di ieri. Il risultato fotografa quindi una realtà di fatto, la contrapposizione ideologica estremizzata in due poli che hanno vinto sulla base di una campagna elettorale radicalizzata nello scontro laici/religiosi. Se si arriverà ad una gestione condivisa, quindi a una giunta bicolore, non potrà essere che un ‘accordo politico’ per evitare conflitti, un ‘patto di non belligeranza’ più che una vera alleanza sui principi. La moderazione, la voglia che ho espresso in questi due anni di arrivare ad accordi concreti sulle cose da fare, non ha pagato, perché la storia crea le condizioni della realtà, e la realtà è polarizzata e radicalizzata. Questo quadro esclude a priori le figure di moderazione. Queste elezioni dimostrano che la polarizzazione, il conflitto, è nella società, nella Comunità; non nelle ‘persone’ che sedevano in Consiglio in questi ultimi due anni, ma nella ‘società’ che lo ha espresso”.


Moked.it

Dieci consiglieri per la formazione Welcomunity guidata da Walker Meghnagi, nove per Ken 2.0, capolista Daniele Cohen, nessun eletto per le altre tre liste, Am Im, Shalom e Com.Unità. Questa la sintesi dei risultati delle elezioni per il rinnovo dei vertici della Comunità ebraica di Milano, annunciati ufficialmente ieri sera dal segretario generale Alfonso Sassun. Eletti (in ordine di preferenze ricevute) Walker Meghnagi, Daniele Schwarz, Guido Osimo, Joseph Menda, Rami Galante e Ruben Gorjan (Welcomunity), Simone Mortara, Claudio Gabbai, Daniele Nahum, Daniele Cohen (Ken 2.0), Raffaele Turiel, Raffaele Besso (Welcomunity), Stefano Jesurum (Ken 2.0), Vanessa Alazraky, David Nassimiha (Welcomunity), Gad Lazarov, Afshin Kaboli, Claudia Terracina, Davide Hazan (Ken 2.0). Di Ken 2.0 è anche il primo dei non eletti Gadi Schoenheit.

Un risultato in equilibrio, se si considera che nonostante il gruppo di Meghnagi abbia raccolto una solida maggioranza relativa del totale delle preferenze espresse, Ken, espressione della maggioranza uscente, avrà appena un consigliere in meno, nove contro i dieci di Welcomunity.

“Comunità ebraica: l’imprenditore Meghnagi è il nuovo presidente” il titolo riportato dalle pagine milanesi del Corriere della Sera di questa mattina. Meghnagi, sessantuno anni, di origine libica ha rilasciato intanto alcune dichiarazioni al quotidiano il Giornale respingendo l’idea che la sua lista possa essere etichettata come ‘religiosa’ o ‘di centrodestra’. “In passato, è vero, la distinzione era fra laici e religiosi, ma la mia lista non è di religiosi, né di centrodestra. Credo che nella Comunità ci fosse grande voglia di rinnovamento. E con noi c’erano tanti giovani, come peraltro nell’altra lista – le parole di Meghnagi, che ha poi commentato il dato sul rinnovamento dei nomi nel Consiglio dettato dalla mancata possibilità di ricandidarsi per chi avesse alle spalle tre mandati consecutivi – C’erano consiglieri eletti da decenni e si era creato un clima di gelosie e contrasti di vecchia data”.

La prima riunione di Consiglio è prevista per il 26 giugno prossimo. Sulla possibilità di formare una ‘grande coalizione’ con una giunta in cui figurino nomi di entrambe le liste, Meghnagi ha tenuto a sottolineare “E’ il mio desiderio fin dalla campagna elettorale e credo che ci possa essere un grado di governabilità molto superiore rispetto al passato”.

Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked