Il Novecento degli ebrei | Kolòt-Voci

Il Novecento degli ebrei

Per un archivio di testimonianze orali

Liliana Picciotto

Un ballerino di tip tap squattrinato (Bengazi); un testimone del pogrom di Tripoli del 1945; un bimbo sfugge all’arresto, nascosto dalla mamma sotto le lenzuola (Milano); una ragazza si butta dal terrazzino che da sul cortile mentre nazisti e fascisti sfondano la porta di casa sua (Roma); una bimba scampa nascosta sotto l’ampia gonna di una suora (Firenze).

Ed ancora: un passaggio clandestino in Svizzera, tre volte tentato e finalmente riuscito; un finanziere lascia sconfinare una famigliola impaurita indicando con gli occhi il buco nella rete (confine italo-svizzero sopra Como); un macellaio agguanta le persone che passano davanti alla saracinesca semiabbassata del suo negozio e le butta nel fondo del suo esercizio per salvarle dalla retata (Roma); cinque giovani lasciano Padova in bicicletta e si uniscono alle armate alleate al di là delle linee meridionali; due donne arrestate si mangiano i documenti per poter dichiarare di non essere ebree (Roma); un ragazzo si appende al cornicione esterno della finestra per non farsi trovare a casa dagli arrestatori (Venezia); un imprenditore vive con la famiglia dietro una finta parete come Anna Frank, aiutato dalle sue maestranze (Magenta); un ragazzo parte partigiano dopo aver messo in salvo i suoi (Lago d’Orta); un bambino salvato dalla portinaia intraprendente di un caseggiato, consegnato in un sacco chiuso ad un ferroviere e portato in salvo presso una famiglia amica (Sesto San Giovanni); tre ragazzi impauriti vivono nel sottoscala di un ospedale (Pisa); un gruppo di emigranti verso la Palestina, imbarcato per Bengasi con finti documenti di ingresso in Siam e bloccato dagli eventi bellici, è internato nel campo d Ferramonti in Calabria.

E’ solo un piccolo campionario delle vicende che la Fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) raccoglie da anni mediante interviste videoregistrate. E’ in corso la creazione di un grandioso Archivio Nazionale di Storia Orale Ebraica dove troveranno posto i racconti delle esperienze di vita degli ebrei d’Italia nel ‘900, l’epoca del fascismo e del nazismo, ma non solo. Vi è l’epopea della ricostruzione post-bellica delle comunità ebraiche, la rieducazione a vivere dei bambini rimasti orfani nella bufera della Shoah, i riconoscimenti ai benemeriti che soccorsero gli ebrei in fuga, l’immigrazione clandestina sulle coste palestinesi bloccate dalla Gran Bretagna che impedisce gli attracchi di imbarcazioni piene di ebrei in fuga da un’Europa matrigna, la ricostituzione dei movimenti giovanili ebraici, il ritorno degli ebrei ai loro posti di lavoro, le storie di ebrei che hanno contribuito a far grande la Nazione Italia. L’Archivio è già forte di seicento testimonianze e altre centinaia ne verranno in futuro con campagne dedicate. E’ conclusa da tempo la raccolta di interviste agli ultimi deportati ancora in vita, dalle quali è stato tratto il film documentario Memoria, ed è in corso la seconda campagna di raccolta, dedicata agli ebrei che si salvarono durante la guerra. Una speciale campagna di interviste sarà avviata per raccogliere anche le storie degli immigrati da altri contesti geografici nel dopo guerra, che hanno messo radici in Italia. Ebrei provenienti dalla Libia, dall’allora Persia, dal Libano, dalla Siria, dalla Turchia, hanno portato in Italia usi, costumi, suoni, sapori diversi dai nostri , ma si sono perfettamente integrati qui da noi, e ci raccontano affascinanti storie di vita. Tutto sarà ordinato, catalogato e raccolto in archivi digitali a futura memoria. Un impegno che la Fondazione CDEC porterà avanti con la consueta costanza.

Corriere della Sera – 14 febbraio 2011