Caccia all’ebreo (che non vuole pagare le tasse comunitarie) | Kolòt-Voci

Caccia all’ebreo (che non vuole pagare le tasse comunitarie)

Il testo integrale diffuso in questi giorni dall’Assessore al Bilancio e Vice-presidente della Comunità ebraica di Milano

Alberto Foà

Negli ultimi giorni gli Iscritti alla Comunità di Milano hanno avuto diversi motivi di lamentarsi per le misure prese dall’attuale Consiglio e dall’attuale Giunta al fine di risanare il Bilancio e di mettere la Comunità su un sentiero economico sostenibile nel medio-lungo termine e, più in generale, per assicurare l’esistenza stessa della Comunità nel prossimo futuro.

Le proteste possono essere divise in tre principali tematiche:

1) La revisione dei ruoli tributari per l’anno 2011

2) L’invio delle cartelle esattoriali a coloro che sono in ritardo con i contributi e con i pagamenti delle rette scolastiche

3) La documentazione da presentare per la richiesta della riduzione delle rette scolastiche

Prima di procedere ad analizzare i punti sopra elencati, occorre ricordare la situazione dalla quale siamo partiti e nella quale ci siamo trovati a metà del 2010: il deficit ordinario del conto economico 2009 (la differenza fra costi e ricavi) ammontava a euro 4.200.000 euro, mentre quello del 2008 era risultato 3.300.000 euro, quello del 2007 di 1.900.000, quello del 2006 di 1.800.000 e quello del 2005 di circa 1.000.000 di euro . La somma di questi 5 anni di deficit (basta fare la somma) ha prodotto un accumularsi di debito di circa 12.000.000 che si è sommato al debito degli anni precedenti ed ha completamento vanificato gli effetti positivi dell’operazione di vendita della Casa di Riposo di via Leone XIII. Attualmente, mentre scrivo queste righe, il nostro debito ammonta a più di 13.000.000 di euro.

Come ognuno potrà facilmente capire, se avessimo proseguito su questa strada non saremmo andati molto lontano.

Per il 2010 si prevede un pre-consuntivo di chiusura di 2.300.000 euro (quasi dimezzato rispetto al 2009) e per il 2011 è stato approvato, all’unanimità dal Consiglio e a larga maggioranza dall’Assemblea, un Bilancio Preventivo che prevede un disavanzo in ulteriore contrazione a circa 1.900.00 euro. Il risultato è stato raggiunto con misure di contenimento delle spese e puntando ad una maggiore efficienza dei diversi settori.

L’Assemblea ha anche approvato, sempre a larga maggioranza, la vendita di una decina di appartamenti di proprietà della Comunità per un totale di circa 4.600.000 euro al fine di ridurre l’indebitamento finanziario.

Possiamo dire che nei primi 7 mesi di lavoro questa Giunta ha svolto la prima parte del suo compito riorganizzando l’Amministrazione, eliminando gli sprechi e le spese superflue. Tuttavia, non possiamo dichiarare l’opera compiuta. Dobbiamo, ora, riavviare un processo di crescita e di sviluppo: l’abolizione della retta per il nido e per la scuola Materna è un primo passo volto a riavvicinare alla Scuola ed alla Comunità le famiglie più giovani. La ripresa dell’iniziativa della Comunità nelle iniziative culturali è volta a favorire la circolazione delle idee ed i rapporti sociali. E’ necessario, a questo punto, che anche gli Iscritti battano un colpo, partecipando e dimostrando nei fatti e con delle scelte precise se questa Comunità può e deve continuare ad esistere e, soprattutto, se questa Comunità, nel suo insieme, vuole lottare unita per investire su sé stessa e nel nostro futuro e cioè nella Scuola che tutti noi, personalmente o attraverso figli e nipoti, abbiamo sempre percepito come un pezzo della nostra vita, una grande forza aggregante e come un’istituzione di riferimento.

La componente più importante del nostro disavanzo è costituito dal disavanzo della Scuola che ha un deficit “strutturale” di circa 2.000.000 di euro: a fronte di 2.100.000 di euro di entrate “teoriche” (che, al netto delle riduzioni, diventano poco più di euro 1.500.000), i costi della Scuola assommano in totale a poco più di 4.000.000 di euro; di questi 3.400.000 sono costi del personale (al 90% insegnanti). Il resto sono costi di funzionamento non comprimibili (luce, acqua, gas, riscaldamento, costi mensa … etc.).

Per il resto, a grandissime linee, con l’avanzo della Casa di Riposo e con le entrate costituite dai contribuiti degli Iscritti riusciamo a pagare il costo dell’Amministrazione, dei Servizi Sociali e dei Servizi Religiosi.

Se la risposta è: sì, vogliamo che la Comunità di Milano e la nostra Scuola continuino ad esistere !, allora ognuno di noi deve fare la sua parte fino in fondo, senza se e senza ma. Abbiamo pubblicato con trasparenza le delibere di Giunta e di Consiglio, abbiamo reso disponibile – dopo anni – l’organigramma della Comunità in modo che fossero chiari i compiti di ciascuno, il Bollettino, Mosaico e la Newsletter sono aperti a recepire tutte le opinioni, le critiche e le proposte. Poniamoci con spirito costruttivo a risolvere i problemi; siamo una Comunità perché i problemi personali hanno sempre un risvolto collettivo. Il Segretario Generale e l’Ufficio Relazioni con il Pubblico ricevono ogni giorno decine di persone per chiarire i dubbi e affrontare tematiche di natura personale.

Ritornando ai motivi di lamentela:

1) I ruoli 2011 sono stati rivisti marginalmente al rialzo per razionalizzare le fasce contributive e per aumentare – ripeto, in modo marginale – il totale delle entrate tributarie ponendo a carico della collettività un pezzettino dell’onere del mantenimento della Scuola. E’ stato anche stabilito che chi dispone di un reddito familiare pro-capite inferiore a 8.000 euro annui sia esentato completamente dal pagamento del contributo . Quindi, per fare un esempio: il nucleo familiare in cui il capofamiglia dispone di un reddito annuo lordo di 30.000 euro ed ha moglie e 2 figli a carico (reddito pro-capite annuo di 7.500 euro) è esentato dal pagamento del contributo. Tutti gli altri soggetti hanno subìto un aumento assolutamente gestibile. In ogni caso, l’ufficio U.R.P. è a disposizione per ogni tipo di chiarimento.

2) Le cartelle esattoriali sono state inviate a coloro che, pur avendo ricevuto tutti gli anni il Ruolo con il contributo Comunitario, per anni non solo non hanno mai pagato ma non hanno mai contattato la Comunità per farsi vivi o per proporre una revisione del loro contributo. Prima di inviare le cartelle esattoriali, a partire dal mese di settembre 2010 e fino a dicembre, l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (U.R.P.) ha fatto uno sforzo enorme, facendo centinaia di telefonate (in molti casi anche più volte agli stessi soggetti che chiedevano di essere richiamati più tardi o promettevano di pagare) per invitare i ritardatari a regolarizzare la loro posizione.

3) Per ciò che riguarda la documentazione da presentare per la richiesta della riduzione delle rette scolastiche, abbiamo agito secondo un principio di trasparenza cercando di eliminare ogni discrezionalità nel processo di concessione della riduzione della retta istituendo una Commissione che deliberasse sulla base di documenti uguali per tutti. Le procedure sono state deliberate dalla Giunta, pubblicate sul Bollettino e agli impiegati della Comunità e’ stato richiesto di attenersi alle stesse. Abbiamo eliminato ogni forma di discrezionalità perché la discrezionalità rischia di sfociare, prima o poi, in abuso. La “flessibilità” alla quale era stato fatto ampio ricorso negli anni precedenti è uno dei fattori che ha deteriorato non solo i conti ma anche la civile convivenza e lo spirito di partecipazione Comunitario.

In conclusione, come dirigenti Comunitari sentiamo il peso e la responsabilità di fare funzionare la Comunità, pagare quasi 200 stipendi al mese, tutti i mesi, fare funzionare la Scuola, fare funzionare la Casa di Riposo, i Servizi Sociali, il Culto, la Cultura ed il resto in un contesto trasparente e sostenibile. La Comunità Ebraica di Milano è una realtà viva e presente, si propone come Istituzione di tutela sociale e politica per tutti gli Ebrei di Milano, anche per coloro che fanno capo ad altre scuole o ad altre Comunità; lavoriamo tutti insieme su ciò che ci accomuna, le cose da fare sono tante, i tempi sono difficili ed è nell’interesse di tutti mettere, ove possibile, le energie a fattor comune. Faremmo tutti bene ad interrogarci se davvero pensiamo che un domani senza Comunità possa essere un domani migliore.