Stasera, per Israele | Kolòt-Voci

Stasera, per Israele

Victor Magiar – Europa 7 ottobre 2010

È Israele l’unica democrazia del Medio Oriente o è lo stato dell’apartheid e della negazioni dei diritti umani? Sono più pericolosi i proclami strillati da Ahmadinejad, a Teheran, o gli appelli al boicottaggio delle università israeliane promossi da insigni intellettuali, qui, in Europa?

Sarà forse per il titolo troppo strillato (“Per la verità, per Israele”) o sarà forse per l’abitudine ad assistere ad adunate propagandistiche ben infiocchettate, ma è ormai evidente che non è chiaro a tutti il senso dell’ iniziativa che avrà luogo questa sera a Roma, a cui hanno aderito molti intellettuali, artisti e politici.

Questa volta non si tratta di sostenere le ragioni di uno stato o di un popolo (magari in antagonismo con le ragioni di altri stati o popoli) ma di ragionare di noi stessi, della nostra società, per lanciare un allarme sul rischio del diffondersi di stereotipi, se non di “pratiche”, che ci renderanno meno liberi.

C’è infatti qualcosa di inquietante nella massiccia e diversificata campagna di denigrazione e di delegittimazione dello Stato di Israele in atto da anni, che partendo dalle criticità del conflitto con i palestinesi, propone un’immagine radicale di quel paese, fino ad arrivare a sostenere che la vera “natura” di Israele sia quella di uno stato “coloniale” e “razzista”.

Al di là della falsità degli argomenti, ci sono due elementi culturali molto inquietanti su cui concentrare la propria attenzione e vigilanza democratica.

In primo luogo il doppio standard di giudizio: si chiede solo a Israele ciò che non si chiede agli altri, agli altri stati democratici o agli stati arabi.

I nuovi zeloti della democrazia infatti non propongono di boicottare università, artisti e merci di tutti quei paesi (e sono quasi cento) dove regolarmente vengono violati o negati i più elementari diritti umani o principi democratici, ma contestano solo Israele.

Non bastasse, questa contestazione a senso unico risulta ancora più stridente quando gli stessi zeloti fanno finta di non accorgersi che gran parte degli antagonisti di Israele sono entità politiche realmente razziste, integraliste, sessiste, totalitarie. Per costoro c’è solo “comprensione”, benevola comprensione.

Il secondo luogo inquieta il rovesciamento dell’immagine: gli ebrei non sono una minoranza storicamente perseguitata e tutt’ora in pericolo, piuttosto sono loro ad essere potenti e persecutori.

Ma la propaganda, se buona, non si fonda sulle menzogne (le bugie non resistono nel tempo), ma sulla distorsione della realtà, sull’esaltazione di un particolare magari decontestualizzato. Occorre ribaltare ogni giorno e in ogni occasione l’immagine. Così, da anni, appaiono in discorsi e articoli parole malate: il sistema di apartheid israeliano, la deportazione dei palestinesi … nei campi di concentramento, il genocidio del popolo palestinese … e via dicendo

Per metter in piedi un così grande imbroglio occorre una certa intelligenza, e una buona formazione culturale. C’è chi lo definisce “antisemitismo colto”.

Temo invece che non si tratti di antisemitismo: l’attitudine ad usare un doppio standard e la tendenza a rovesciare l’immagine dell’altro sono ormai pratiche diffuse nel sistema dei media delle società occidentali, e purtroppo anche molto in voga fra i nostri politici.

Il punto quindi è che, ormai, a casa nostra, c’è chi usa impropriamente valori e pratiche democratiche per distruggere la democrazia: la delegittimazione dell’unica democrazia del Medio Oriente è il più evidente tentativo di mettere in discussione gli standard e i valori democratici.

Stasera ci incontreremo per questo.

Perché fermare la delegittimazione di una democrazia dall’altra parte del Mediterraneo ci permette di difendere qui, a casa nostra, la nostra democrazia, sia dai nemici interni che dai nemici esterni.

Anche per questo trovo incomprensibile l’assenza di parte della sinistra ebraica italiana (Jcall-Italia), che pur condividendo le tesi dell’appello, vede in questo appuntamento un occasione di propaganda proNetanyahu, reo di non fare abbastanza per la pace.

Vanno fermati gli insediamenti… certo, Israele deve fare di più per la pace… certo: ma sarebbe stato bene ripeterlo anche stasera e se non lo faranno gli amici di Jcall-Italia  lo farà qualcun altro.

Perché quello di stasera è un appuntamento per difendere la democrazia, dalla mistificazione via internet, dalla propaganda dei regimi, dagli stereotipi delle barzellette.