Intervista al vetriolo | Kolòt-Voci

Intervista al vetriolo

Dopo le provocazioni del presidente Jarach lanciate nel corso dell’intervista a La Stampa del 12 giugno qualcuno sbotta

Per Israele – Milano: “Parole molto gravi”

Nell’intervista senza veli a La Stampa, vengono attribuite a Roberto Jarach parole molto gravi, che molti hanno letto con raro sgomento e con la speranza di una rapida smentita da parte del presidente della Comunità ebraica milanese.

Mai prima d’ora una così alta carica istituzionale aveva affermato che la pratica dei matrimoni misti fosse da ritenere “essenziale per la sopravvivenza delle Comunità ebraiche” oppure che “non siamo in grado di spiegare le ragioni d’Israele perché non ci viviamo” (La Stampa 12/6 – L’Unione informa del 13/6). Mai un presidente di una Comunità si era scagliato con tanta violenza contro altri presidenti (in questo caso Renzo Gattegna e Riccardo Pacifici).

Se queste dichiarazioni dovessero essere confermate ci troveremmo di fronte a un atteggiamento di parte che non rappresenta certamente, al di là dei legittimi schieramenti, il sentire comune della maggioranza degli iscritti.

Vediamo emergere molti “se”. Se cambiasse la linea di difesa del matrimonio ebraico e di accoglienza e riavvicinamento per chi fa scelte diverse, se le Comunità della Diaspora abdicassero al loro compito naturale di sostegno a Israele, se i rappresentanti delle diverse comunità continuassero ad attaccarsi sui giornali, ci ritroveremmo senza dubbio di fronte a spaccature dalle conseguenze imprevedibili.

La speranza è che le dichiarazioni di ieri siano solo uno scivolone verbale e che si continui nella via italiana all’ebraismo, che ha fatto sì che nei secoli Comunità tanto piccole siano state in grado di dare così tanto, sia al mondo ebraico, sia alla società civile.

Sara Modena, Yasha Reibman, Michele Boccia, Rami Galante
Consiglieri della lista Per Israele Milano

Pavoncello (Maccabi): “C’è bisogno di unità”

L’ebraismo e Israele stanno vivendo un momento molto difficile. Lo testimoniano diversi fatti: tra questi – a livello internazionale – la campagna mediatica legata alla Freedom Flotilla e la prospettiva – sul piano interno – di un congresso dell’Unione delle comunità che non si annuncia tranquillo, visti i temi in discussione come quello della riforma dello statuto e delle modalità elettorali. Fatti che imporrebbero un’unita’ di intenti – pur tra le dovute differenze di vedute e impostazioni- a favore di un confronto costruttivo. Non contrapposizioni personali e polemiche fuori luogo.

Nelle ultime settimane il dibattito mi e’ apparso invece foriero di ulteriori divisioni, come se il risultato elettorale di alcune realtà (mi riferisco in particolare a Milano e Venezia e anche alla vicenda delle dimissioni a Roma) fosse l’occasione per una resa dei conti o, di contro, di una rivalsa, che non può e non deve esserci nell’ebraismo italiano. Tutti noi – me compreso, nella sua modesta carica di presidente del Maccabi Italia – non siamo altro che mandatari del meglio per gli ebrei italiani. Questa la pratica, questo l’obiettivo, questo il risultato da conseguire. Eppure leggo sui giornali (tutti) interviste, dichiarazioni, interventi che mi lasciano stupefatto. E siccome non sono nuovo al panorama comunitario, intendo benissimo tra le righe quale invece siano la pratica, l’obiettivo e il risultato che si vuole raggiungere. E non va bene. Si discuta tutto, si rovesci l’organizzazione data, si crei una nuova casa comune, ma lo si faccia per il meglio e non per perseguire equilibri, organigramma, strutture tese ad escludere più che a includere. Ma soprattutto lo si faccia in Congresso, luogo d’elezione per il dibattito e il confronto. Per questo interviste come quella, recente, del neo presidente di Milano Roberto Jarach su ‘La Stampa’ a firma di Chiara Beria d’Argentine mi sono apparse già ‘segnate’ da un clima che non accetto.

Mi riferisco ai suoi ‘distinguo’ nei confronti di Riccardo Pacifici, assolutamente fuori luogo, col chiaro intento si segnare un solco tra la Comunità di Milano e quella romana. A scanso di equivoci, avrei avanzato le medesime considerazioni se lo stesso avesse fatto Riccardo Pacifici. E sono pronto a riscrivere a la stessa lettera, se il presidente di Roma, dovesse replicare a Jarach con la stessa logica. Stiamo andando verso una stagione di confronto che richiede nervi saldi e mente fredda. Ciò che sarà deciso nel Congresso di dicembre rappresenterà la ‘casa’ dei prossimi anni degli ebrei italiani e la loro capacita’ di rapportarsi nel modo migliore con se stessi e il mondo esterno. Non solo ma si dovrà decidere come rappresentare al meglio, e in maniera più efficace, le molteplici realtà istituzionali, comunitarie, culturali, sportive, che animano l’ebraismo italiano. Ognuna di esse rappresenta una ricchezza da non mortificare ma da vivificare. E che soprattutto non ha bisogno di divisione, bensì unita’ per rimanere aggrappati alla nostra identità ebraica.

Vittorio Pavoncello – Presidente Federazione Italiana Maccabi

Circolo 48: “Polemiche inconcludenti”

Caro Presidente Jarach, dopo aver letto la sua intervista su “La Stampa” di Torino, abbiamo trovato fuori luogo e pretestuoso l’attacco al Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Come se lei, Presidente Jarach, non aspettasse altro, ha cercato di utilizzare la prima occasione per dire ciò che pensa di Pacifici. Tutti noi conosciamo quali siano i compiti e le differenze tra Presidente UCEI e Presidente di Comunità. Ing. Jarach, un addetto ai lavori, un esperto e profondo conoscitore delle dinamiche comunitarie come lei, non può e non deve generare confusione.

Nell’intervista lei dice, giustamente, che è l’Unione, con il suo presidente a rappresentarci su temi di politica internazionale, ma che c’entra il suo attacco a Pacifici? Lei nell’intervista dice di essere stato contattato da giornalisti per esprimere un suo parere sul caso della Freedom Flottilla, evidentemente, gli stessi giornalisti, hanno fatto identica cosa con Pacifici, che, avendo una testa diversa dalla sua, ha detto ciò che pensava senza remore.

Non ci sembra che le dichiarazioni di Pacifici fossero vincolanti e che potessero compromettere gli equilibri nazionali, non ci sembra nemmeno che abbia svolto una funzione in contrasto con il proprio incarico. Lei, però, subito dopo rincara la dose e parla della recente visita del Pontefice in Sinagoga. Gridando allo scandalo. Lei sa benissimo, Presidente, che la visita del Papa è stata organizzata dalla Comunità Ebraica di Roma. Proprio in rispetto dei ruoli, come un qualsiasi protocollo Istituzionale impone,Pacifici, da padrone di casa, ha avuto maggiore vetrina rispetto al Presidente Gattegna. Gattegna, durante la sua Presidenza, ha dimostrato equilibrio e fermezza, non credo abbia bisogno di avvocati difensori, la sua boutade, Presidente Jarach, è mirata soltanto ad incrinare i rapporti, più che buoni, tra lui e Pacifici e a generare ripicche ed inconcludenti polemiche tra le due più grandi Comunità italiane.

Angelo Sermoneta per “Zi Raimondo” – Circolo I Ragazzi del 48

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