Ho visto ebrei poveri | Kolòt-Voci

Ho visto ebrei poveri

Milano: Crisi economica e Comunità. Ma chi ha detto che gli ebrei sono tutti ricchi? Si moltiplicano le situazioni di disagio, anche molto gravi. Il dato nuovo? Le famiglie con bambini colpite dai licenziamenti di almeno uno dei due coniugi. E la soglia della povertà che si abbassa

Fiona Diwan

Il signor Jacov B., 76 anni, servirebbe un abbonamento mensile al tram, servirebbe mettere in tavola qualche formaggio bianco, quelli tipo Feta che gli ricordano la giovinezza in Oriente e ancora gli servirebbero delle scarpe ortopediche per alleviare i problemi di deambulazione, ma Jacov non ha nessuno a cui chiedere quei 120 euro che gli occorrono (85 euro per le scarpe, 25 per l’abbonamento ATM, 10 per quattro confezioni di Feta). Il caso di Daniela, 41 anni, e Luciano F., 46 anni, è diverso: hanno quattro figli, oggi Daniela ha perso il lavoro (guadagnava 1300 euro netti al mese) e Luciano può contare su un introito mensile di 1100 euro. Peccato che i 60 metri quadri nei quali vivono tutti e sei, si portino via un affitto di 1100 euro e nulla resti in tasca per spesa, libri, vestiti… I Servizi Sociali della Comunità sono quindi dovuti intervenire accollandosi i due terzi dell’affitto, distribuendo buoni-spesa e fornendo libri e scuola gratuiti. E che dire di Edmondo R., 55 anni? La storia, ci scuserete, è strappalacrime, ma tristemente vera. Prima, Edmondo aveva una piccola azienda, una casa stupenda, una Mercedes metallizzata break. Prima, appunto. La crisi si è abbattuta implacabile anche su di lui: fabbrica fallita, la casa svanita per pagare i creditori, la bella moglie che lo lascia. La depressione non gli lascia respiro, tenta un paio di volte di farla finita. Oggi i Servizi Sociali gli forniscono uno psichiatra e gli antidepressivi, Edmondo ha trovato un lavoro umile e tira avanti sapendo che la prima cosa che conta ora per lui è cercare di irrobustirsi, di ritrovare la fiducia e convincersi che la sua vita non è finita.

Le storie di gente che in Comunità vive sotto la soglia della povertà, potrebbero essere ancora molte. Ed è spesso più dura soprattutto per chi proviene da uno stile di vita fatto di consumi medio-alti e di un certo benessere. C’è chi oggi non arriva alla terza settimana del mese. C’è chi è allo sfratto esecutivo per insolvenza, c’è chi si ritrova davanti lo spettro di una vita da homeless, non saper dove andare, non avere parenti a cui chiedere aiuto e la vergogna di non essere più in grado di procacciarsi la parnassà, il proprio sostentamento. Ma chi è che dice che gli ebrei sono tutti ricchi? E qual è l’identikit di questa fascia di nuovi poveri?

Un po’ di numeri
Per fare il punto della situazione, ecco un po’ di numeri. La tipologia degli assistiti oggi a carico della Comunità vede al primo posto gli anziani con 133 nuclei composti da soli marito e moglie; 44 nuclei giovani, ossia famiglie con bambini; 29 adulti single in difficoltà e una decina di giovani che fanno l’università, aiutati con borse di studio. E se per gli anziani il problema è quello di fornire assistenza e pagare l’affitto (tra loro ci sono anche alcuni disabili), per le famiglie invece si tratta spesso di dare un supporto ai figli minori, travolti dalle tensioni familiari e di dare loro aiuto economico.

Evitare sfratti esecutivi
Allo stesso modo accade ai single adulti che, se privi di parenti, dopo la perdita del lavoro, si ammalano, accusano problemi di salute e psichici, si ritrovano senza reddito perché ancora in età non pensionabile e non riescono più a rientrare nel mercato del lavoro: accade così che cedano alla disperazione, entrando in una spirale da cui non vedono più la via d’uscita.
L’allarme crisi sta investendo la nostra Comunità come uno tsunami. Ma in che misura la situazione è così radicalmente cambiata rispetto agli altri anni? “La voce anomala rispetto al passato sono le famiglie. I due stipendi mensili oggi sono diventati uno solo e a volte non c’è più nemmeno quello, i licenziamenti stanno falcidiando spesso entrambi i coniugi. Oggi abbiamo 44 famiglie a carico della Comunità, con gravi problemi come appunto sfratti esecutivi, che faticano a fare addirittura la spesa o a pagare i libri e l’abbonamento del tram ai figli.

E ciò che colpisce di più è l’età media di chi resta senza impiego, uomini e donne tra i 40-50 anni, quindi ancora relativamente giovani per il mercato del lavoro”, racconta Daniela Zippel, assessore ai Servizi Sociali della Comunità. Un quadro allarmante, il suo. “Oggi, la nostra strategia sta diventando proattiva: la gente quasi sempre si vergogna, vive la propria povertà come una malattia, si isola. Per questo il primo passo è convincere le persone a rivolgersi al nostro Servizio Sociale. Per molti la sola idea di entrare in Comunità e chiedere qualcosa, risulta umiliante. Oggi, grazie al lavoro di due assistenti sociali, riusciamo a coordinare gli aiuti a 27 nuclei familiari che vivono sotto la soglia di povertà: la Comunità paga le bollette della luce, gas e telefono, sta cominciando a fornire buoni-spesa prepagati che distribuisce mensilmente e per quanto riguarda gli affitti, rateizziamo i pregressi non pagati e li saldiamo per far restare la gente lì dove abita. Abbiamo già evitato così quattro sfratti esecutivi. È un grande sforzo economico quello che la Comunità si è assunta. Ma l’emergenza crisi è così ampia e profonda da richiedere misure eccezionali. Lo vorrei dire in modo chiaro, apertamente: gli iscritti alla Comunità devono sapere che se ci sono dei problemi così gravi, la Comunità li sostiene e li aiuta”.
Perché quando non ci sono soldi, si sa, tutto scoppia: aumentano abbandoni, liti, separazioni, figli che se ne vanno.

A mollare sono i maschi
La casistica degli interventi di aiuto, prosegue Zippel, è varia e articolata. L’estate scorsa, ad esempio, sono esplose le richieste di aiuto per bambini e ragazzi: per procurare loro due settimane di vacanza? “No, non esattamente: alcuni genitori ci hanno chiesto di pagare il campeggio per farli… almeno mangiare! In altri casi invece è la stessa situazione familiare a essere a rischio, con padre e madre che si picchiano, scene di violenza domestica causata da frustrazioni e senso di impotenza. Abbiamo dovuto allontanare alcuni ragazzi dal nucleo familiare per almeno regalargli una parentesi estiva di relativa serenità”. Il dato più fosco, in effetti, è quello che riguarda le famiglie relativamente giovani. Le coppie non reggono e le separazioni sono triplicate nell’ultimo anno. A mollare sono i padri e mariti, che non ce la fanno a sopportare la pressione sociale, che sentendosi sconfitti fuggono, alcuni sparendo del tutto.

Assistenza psicologica
“Ci sono casi di povertà estrema, mai vista prima d’ora.La crisi sta provocando nuove patologie sociali. Oggi, noi arriviamo a fornire fino a 300 euro al mese per famiglia in buoni-spesa, per un totale di 30 mila euro stanziati extra-budget, e questo solo per l’autunno inverno 2009-2010. La Comunità ha emesso buoni da 25 e da 50 euro che vengono distribuiti per mangiare, e paga le rette universitarie ad alcuni ragazzi. Operiamo in sintonia con l’assistenza fornita dal Comune di Milano e devo dire che ormai la nostra forza è anche quella di attivare le strutture pubbliche: quindi il ruolo del Servizio Sociale della Comunità, oltre a quello di erogare sussidi e fornire assistenza medica e psicosociale è anche di fare da interfaccia e facilitatore nei contatti con le strutture statali, regionali e comunali”, prosegue Zippel.

La crisi economica colpisce a tal punto da aver obbligato la Comunità a pensare ad esempio anche a una assistenza domiciliare psicologica. Ad entrare nel dettaglio, le voci più corpose dei 400 mila euro stanziati a budget 2009 sono quelle che prendono la strada del sussidio per anziani (220 mila euro), dell’assistenza psicologica e dei farmaci, dell’aiuto a famiglie giovani in crisi (180 mila euro) che sono, per l’appunto l’ultima drammatica novità di quest’annus terribilis.

Fiona Diwan
Bolettino della Comunità Ebraica di Milano 16/11/09