Docente accusato di pedofilia alla scuola ebraica di Roma | Kolòt-Voci

Docente accusato di pedofilia alla scuola ebraica di Roma

Il 34enne finito sotto processo insegna nell’istituto del Ghetto. La presunta vittima è un allievo.

Giulia Bertagnolio

L’ombra della pedofilia nella scuola ebraica di Roma. L’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore pesa come un macigno su uno dei docenti della Angelo Sacerdoti, istituto d’eccellenza nel cuore del Ghetto, ora sotto processo nell’ambito di un’indagine che per mesi è stata tenuta sotto silenzio dal preside della scuola, dalle persone vicine all’insegnante e dall’intera comunità. La presunta vittima è uno degli allievi della struttura legalmente riconosciuta di via Portico d’Ottavia, che all’epoca dei fatti frequentava la prima media, mentre il professore finito nella bufera è un insospettabile. Un 34enne che continua a tenere lezioni nella scuola e che si è sempre detto innocente. Alla Sacerdoti gli accertamenti in corso erano cosa nota, mai in tre anni nulla è trapelato: fin dalle prime verifiche di polizia, nel 2006, sono stati informati della vicenda i colleghi dell’imputato. Il preside dell’istituto Benedetto Carucci Viterbi, Leone Pasermann che era presidente della comunità ebraica all’epoca dei fatti, e colui che lo ha succeduto, Riccardo Pacifici. Si temeva uno scandalo: le bocche sono rimaste cucite.

Rinviato a giudizio nell’aprile del 2008, nel procedimento che fa capo al pm della Procura di Roma Gianfederica Dito, il 34enne avrebbe abusato dell’alunno in alcuni ambienti della scuola. L’accusa parla di una piccola stanza destinata al sostegno e un bagno, luoghi indicati dal ragazzo nelle sue dolorose ricostruzioni. Secondo l’accusa, il calvario di Marco (il nome è di fantasia) sarebbe cominciato nel 2006 a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. E nelle aule e nei corridoi della “Sacerdoti” che l’insegnante di italiano avrebbe iniziato ad avere «attenzioni particolari» per il piccolo. In 5 occasioni, in particolare, il bambino sarebbe stato indotto dal docente a seguirlo in un’aula appartata e nei bagni, dove si sarebbero consumate le violenze. Secondo quanto emerso nel corso delle tappe giudiziarie, gli «atteggiamenti anomali» di Marco si sarebbero manifestati all’improvviso: se prima era solito sorridere, di colpo il ragazzo era diventato accigliato, triste. Si rifiutava di andare a lezione, vomitava di continuo a scuola, aveva scatti di rabbia. Fino a che ha raccontato tutto, e i suoi sono sprofondati in un abisso. Dalle verifiche di polizia sono subito emersi particolari significativi, tanto che la vicenda è approdata a Piazzale Clodio e il ragazzo è stato sottoposto a incidente probatorio. La consulente del Pm, Angela Giganti, uno dei periti più noti a Palazzo di Giustizia incaricata di valutare la capacità a testimoniare del minore, ha riscontrato «attendibilità psicologica nelle dichiarazioni del ragazzo» e stabilito che il giovane ha «un’intelligenza superiore alla media».

Nel corso del dibattimento i magistrati hanno ascoltato le parti. Davanti alla V sezione collegiale sono comparsi i familiari del piccolo ed è stato già sentito 3 volte il preside della Angelo Sacerdoti, Benedetto Carucci Viterbi, rabbino e professore presso la Pontificia Università Gregoriana. Parte civile nel processo gli avvocati Angela Leonardi e Jennifer Palombaro, da mesi accanto ai genitori di Marco. In difesa del docente su cui pende l’accusa pesantissima di abusi, il penalista Luigi Scialla. «ll mio assistito è innocente, dichiara il legale, il preside della scuola ha fortemente voluto che restasse a insegnare, e il collegio docenti ha subito preso le distanze in modo netto da chi lo accusava». Le parti civili sono chiuse nel silenzio: «La legge farà il suo corso e porterà a galla la verità». E la comunità ebraica, attraverso il suo ufficio legale, fa sapere di voler continuare a «non esporsi»: «Abbiamo cercato di mantenere segreta lavicenda in tutti questi mesi per tutelare le persone coinvolte, fanno sapere gli avvocati, la comunità ebraica a Roma è piccola e le voci girano. Al bambino e alla sua famiglia va comunque la nostra vicinanza».

Profilo basso, ora silenzio

La Comunità ebraica vuole mantenere «un profilo molto basso sulla vicenda». Lo fanno sapere i responsabili dell’ufficio legale che non negano di aver «volutamente cercato di tenere “segreta” per mesi questa storia per timore del diffondersi di voci». «Siamo a fianco alla famiglia dei piccolo in un momento così doloroso e difficile ribadiscono gli avvocati noi abbiamo cercato di non far trapelare nulla per non nuocere a nessuno, nella speranza che la magistratura potesse lavorare al meglio e con tutta calma, senza clamore mediatico». La prossima udienza – a porte chiuse – è prevista per il prossimo 24 novembre.

ePolis Roma 17/11/2009