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Giovani ebrei. Il Rabbino capo di Roma dice la sua e Tobia Zevi di Hans Jonas precisa

Riccardo Di Segni

A proposito di formazione di nuovi leader. Fundraising è una parola magica attuale che esprime una delle più antiche attività delle organizzazioni ebraiche. I soldi per mandare avanti la baracca non bastano mai e le tecniche vanno perfezionate ogni giorno. Ma se raccogliere fondi è importante, è altrettanto importante avere le idee chiare su come investirli. Una buona leadership ebraica dovrebbe essere formata su entrambi gli obiettivi.

Certo la formazione tecnico-politica è importante, la politica può essere divertente e per qualcuno gratificante, ma la sostanza dei problemi e dei valori dell’ebraismo è tutta un’altra cosa. Si rischia di costruire una leadership ebraica di facciata intorno a un contenitore vuoto pronto a implodere. “Il significato della laicità dello Stato, dell’integrazione delle minoranze”, ad esempio, sono temi stimolanti, ma non devono essere al centro degli interessi e delle responsabilità dei leader delle comunità.

Parafrasando un noto detto di sinistra, così inviterei vecchi e nuovi leader: “dite qualcosa di ebraico”.

Dalla newsletter L’Unione Informa    

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Non concorrenti ma complementari

Tobia Zevi

Ho letto su Uceinforma di ieri il commento di Claudia Debenedetti alla mia intervista sulla nascita dell'”Associazione di cultura ebraica Hans Jonas”. Mi dispiace che Claudia – solitamente nota per le sue doti di mediazione e confronto – si sia inquietata in questo modo, e chiedo scusa se l’interpretazione di una mia frase ha provocato questa reazione (se mi avesse telefonato, però, avrei provveduto a rettificare pubblicamente senza aprire una polemica inutile).

Chiariamo: non era mia intenzione criticare l’Unione, e tanto meno il corso Yehud organizzato dalla stessa Claudia, da Rav Della Rocca, e dal mio carissimo amico Alan Naccache. La sintesi del linguaggio giornalistico poteva dare questa impressione, ma davvero non era ciò che volevo dire nella mia chiaccherata con il bravissimo Manuel Di Segni (che ringrazio). Penso che le due esperienze (Yehud ed il master Hans Jonas) siano entrambe utili e complementari, come peraltro ci siamo detti in questi mesi.

Non c’è nulla di male, anzi, a puntare in principio prevalentemente su competenze gestionali (pubblic speaking, fund raising ecc.) perché certamente questa è un’esigenza sentita dai ragazzi. Ciò non toglie che la scelta che abbiamo fatto come associazione è stata quella di puntare ad unire questo aspetto con una componente più teorica e culturale, come ebrei e come cittadini italiani. Ma, ripeto, sono opzioni complementari e che non solo possono, ma devono collaborare.

Voglio anzi ringraziare Claudia e tutti quelli che hanno invitato i ragazzi di Yehud a partecipare anche al nostro master (e sono parecchi quelli che lo faranno), proprio a dimostrazione che non c’è alcuna competizione, semmai progettualità condivisa. E ringrazio il Presidente UCEI, Renzo Gattegna, per le belle parole che ha voluto spendere mercoledì, nel corso della presentazione della nuova associazione, e per la mano che ci ha teso, e che ricambiamo con convinzione.