Perché Israele deve diventare uno stato laico | Kolòt-Voci

Perché Israele deve diventare uno stato laico

Interessante articolo che farà discutere, in traduzione italiana

Carlo Strenger

La richiesta di secolarizzazione deve essere sostenuta da tutti gli israeliani religiosi, perché è nel loro interesse non meno di quanto lo sia in quello degli ebrei laici

A volte mi sembra che lo Stato di Israele sia condannato a rivivere gran parte della storia europea. Uno dei processi che Israele non ha portato a termine è la secolarizzazione, e noi siamo costretti a passare attraverso questo processo, che all’Europa ha richiesto secoli, in pochi decenni. Io sostengo che la completa secolarizzazione dello Stato sia nell’interesse degli ebrei religiosi non meno di quanto è desiderata dai non-credenti, ed invito gli ebrei religiosi a partecipare al processo di secolarizzazione.

La storia di Israele, come quella dell’Europa, è stata determinata in molti modi dalla tensione tra due concezioni di autorità: la verità rivelata e l’indagine critica. La concezione della verità rivelata, ha dominato gran parte della storia umana: verità e valori si basano su una fonte che si trova nel passato, e la cui validità è assoluta. Questa è la struttura di base delle religioni tradizionali, che derivano la loro autorità da una presunta rivelazione in un passato mitico.

La concezione di indagine critica è emersa in una serie di movimenti di illuminazione intellettuale che cominciarono a fare la loro comparsa in India nel VI secolo a.C. e nell’antica Grecia nel V secolo a.C., ed ha guadagnato importanza storica in Europa a partire dal XVII secolo. Essa nega che vi siano autorità che devono essere seguite ciecamente. Invece pone la propria fiducia in uno sforzo congiunto tra gli esseri umani per avvicinarsi gradualmente alla verità e alla giustizia.

L’Europa ha avuto bisogno di molti secoli per spostarsi dalla verità rivelata all’indagine critica come suo principio guida. Il processo di secolarizzazione in Europa è iniziato nel 1648, dopo trent’anni di guerre di religione che avevano lasciato gran parte dell’Europa praticamente spopolata a causa dei massacri, delle malattie e delle carestie. L’Europa si rese conto che fino a quando la politica e la religione sono intrecciate, i conflitti mortali non potevano essere risolti.

Ciò è incorporato nell’idea di verità rivelata. Cristiani e musulmani, cattolici e protestanti combatterono aspre guerre di religione. La fede religiosa, per sua natura, non è negoziabile. Non spetta agli esseri umani accettare o rifiutare tale credenza; e criticare ciò che è stato tramandato dalla tradizione, nella maggior parte delle religioni, è considerato un peccato grave. Se due o più sistemi di credenze si scontrano su una questione importante (come chi abbia il possesso del Monte del Tempio), la guerra è logicamente inevitabile.

È per questo che l’Europa ha intrapreso il lungo e lento processo di secolarizzazione. Essa si rese conto che la politica deve diventare pragmatica, e che la religione deve essere espulsa da essa. I Padri Fondatori che hanno formulato la Costituzione degli Stati Uniti hanno tratto il massimo vantaggio dal doloroso processo di apprendimento dell’Europa, creando il primo e più importante esempio di un ordine politico chiaramente laico, e i francesi li hanno seguiti subito dopo.

I vantaggi della laicità emersero rapidamente. Il suo primo, spettacolare risultato fu la rivoluzione scientifica a partire dal XVII secolo. Solo una volta che il flusso delle idee non era più controllato e interrotto dall’autorità religiosa, la scienza – che si basa sull’indagine critica collettiva e sul libero scambio delle idee – poté prosperare.
Un’immagine speculare è rappresentata dal mondo islamico. Bernard Lewis ha sostenuto fortemente che la difficoltà dei paesi islamici a modernizzarsi è causata dall’interferenza dell’Islam in tutti gli aspetti della vita. Il risultato è un universo mentale chiuso. Tutti gli Stati arabi insieme traducevano meno libri all’anno della Grecia. Ciò è in triste contrasto con la fioritura della cultura araba durante il periodo dell’illuminismo islamico dal IX all’XI secolo, in cui l’Islam era all’avanguardia dell’innovazione scientifica, filosofica e culturale.

E’ di enorme importanza rendersi conto che la secolarizzazione non ha nulla a che fare con un atteggiamento anti-religioso. La Costituzione degli Stati Uniti non consente alcun simbolo religioso in qualsiasi edificio collegato al potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Eppure gli Stati Uniti sono di gran lunga la democrazia occidentale più religiosa, in cui molte comunità religiose coesistono creando ben pochi conflitti.

Israele è stato originariamente concepito come uno Stato laico. È istruttivo pensare che l’Università Ebraica di Gerusalemme è stata fondata più di venti anni prima dello Stato stesso. L’idea di una libera indagine critica come valore fondamentale fu annunciata sia dall’Università che dalla dichiarazione di indipendenza di Israele.
Ma il compromesso storico di Ben-Gurion con i partiti ortodossi si è rivelato una catastrofe. Israele, a tutt’oggi, non ha una Costituzione; il Rabbinato è coinvolto nella vita di innumerevoli persone che non vogliono avere niente a che fare con esso, e la corrente ortodossa nel giudaismo (che è una minoranza fra gli ebrei di tutto il mondo) ha un monopolio che soffoca e allontana milioni di ebrei in Israele e nella diaspora.

In nessun altro luogo gli ebrei stanno cercando di imporre le loro credenze religiose gli uni agli altri; in nessun altro luogo il conflitto tra religione e libertà di pensiero è rimasto così aspro come in Israele. Il coinvolgimento della religione nella politica israeliana ha portato ad una polarizzazione che non esiste altrove nel mondo ebraico. Lungi dal portare al Kiddush Hashem (la santificazione del nome di Dio, un precetto dell’ebraismo (N.d.T.) ), il coinvolgimento della religione nella politica ha portato a una guerra culturale che è completamente inutile.

La richiesta di secolarizzazione deve essere sostenuta da tutti gli israeliani religiosi, perché è nel loro interesse non meno di quanto lo sia in quello degli ebrei laici. È per questo che i leader religiosi dovrebbero essere in prima linea nel movimento per trasformare Israele in uno Stato laico.

Carlo Strenger, filosofo e psicanalista israeliano, insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv; è membro del comitato permanente di monitoraggio sul terrorismo della World Federation of Scientists

http://www.medarabnews.com/2009/09/29/perche-israele-deve-diventare-uno-stato-laico-un-pensiero-per-lo-yom-kippur-del-5770/