Bicentenario del sinedrio napoleonico | Kolòt-Voci

Bicentenario del sinedrio napoleonico

Elena Lattes

Quando nel 1796 le milizie francesi invasero l’Italia, il nostro Paese era diviso in Staterelli nella maggior parte dei quali non esisteva nessuna libertà religiosa. Per questo si può far risalire la prima emancipazione ebraica (e valdese) al 1797, quando Napoleone, portando con sé i venti della rivoluzione francese, abolì ogni differenza religiosa, garantendo così anche la libertà di culto.

L’anno successivo Bonaparte impegnato nella campagna d’Africa, abbandonò l’Italia che ricadde sotto il giogo dei reazionari e le violenze antiebraiche scoppiarono sia nei territori che avevano visto il dominio papale, sia in Piemonte e in Toscana, in particolare a Siena e Pitigliano. Nel 1800, però, Napoleone ritornò in Italia, annettendo successivamente al regno di Francia tutti i territori conquistati. Per affrontare l’antigiudaismo dilagante e nel tentativo di riconoscere anche agli ebrei il diritto ad essere rappresentati, ma soprattutto per porre le istituzioni ebraiche sotto il proprio diretto controllo, convocò nel 1806 a Parigi un’assemblea di centoundici notabili di cui 13 piemontesi, 16 provenienti dal resto d’Italia (fra cui alcune figure di spicco come ad esempio i rabbini Jacob Carmi che divenne poi vicepresidente del Sinedrio e Graziadio Neppi di Ferrara) e i rimanenti dalle altre parti dell’Impero.

Questa sua iniziativa non fu accolta da tutti con favore: alcuni ebrei non vollero riconoscere l’autorità dell’Imperatore nelle questioni che li riguardavano. Ma l’opposizione più dura fu da parte dello zar Alessandro di Russia che definì Napoleone l'”Anticristo e il nemico di Dio” e da parte della chiesa ortodossa di Mosca, unitamente a quella luterana di Prussia. Le conclusioni dell’assemblea furono sottoposte al vaglio di un Sinedrio convocato a Parigi nel febbraio dell’anno successivo, formato da 71 membri per due terzi rabbini e un terzo laici. Istituzione quest’ultima, che ricordava il Gran Sinedrio, attivo fino al 72 dell’era cristiana quando Israele cadde sotto i colpi dell’imperatore Tito. Le delibere finali vennero poi trasposte in norme che, con decreto napoleonico del 17 marzo 1808, disciplinavano dettagliatamente la nuova organizzazione e sancivano l’ebraismo come terza religione ufficiale. Si istituirono poi dei concistori locali, per ogni dipartimento o gruppo di dipartimenti che contasse duemila ebrei, ognuno formato da tre laici e due rabbini.

Per ricordare quanto avvenuto esattamente 200 anni fa, grazie all’iniziativa del Dott. Andrea Y. Lattes, l’università di Tel Aviv, la Società israeliana di ricerche napoleoniche e l’ambasciata francese hanno organizzato un simposio dal titolo: “Napoleone e gli ebrei” durante il quale eminenti studiosi e famosi letterati prenderanno in esame (il 31/5) i diversi aspetti di quel periodo: da quello storico a quello giuridico, passando per il letterario, il filosofico e tanto altro ancora. A parlarne, oltre naturalmente l’ideatore, anche nomi illustri come il professor Shlomo Simonsohn, esperto di ebraismo italiano e fra i fondatori dell’Università di Tel Aviv, lo scrittore A. B. Yeoshua e la dr.ssa Fania Oz Salzberger figlia dello scrittore Amos Oz.

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