Una risposta ai dimissionari | Kolòt-Voci

Una risposta ai dimissionari

Abbiamo ricevuto la lettera a firma dell’ex presidente Jarach e degli altri 5 consiglieri della Comunità in cui tentano di spiegare le ragioni della loro scelta. I dimissionari lamentano il fatto che a loro sia stata negata la possibilità di utilizzare l’indirizzario della Comunità e la possibilità di acquistare pagine pubblicitarie sul Bollettino per spiegare le loro posizioni.

E’ la prassi della Comunità non concedere l’indirizzario degli iscritti a nessuno per motivi di privacy salvo casi eccezionali e durante la fase di campagna elettorale in conformità alle norme dello statuto. L’unica eccezione a noi conosciuta è stata fatta, con apposita delibera di Giunta, a Rav Laras quando ha voluto mandare un messaggio di saluto e congedo agli iscritti al termine del suo mandato di Rabbino Capo. Certamente questo gli era dovuto trattandosi di un personaggio al di sopra delle parti e senza alcuna connotazione politica, che tanto ha dato a questa Comunità

L’acquisto di pagine pubblicitarie per fare della politica in Comunità è invece da escludere categoricamente anche per un motivo di par condicio e il diritto di replica che non deve essere in nessun modo correlato a fattori di carattere economico.

Questo i dimissionari lo sanno molto bene, eppure lo denunciano lo stesso solo per creare nuovi spunti di polemiche così cercando di sfuggire con la loro lettera piena di mezze verità , ad un’unica domanda centrale:

Perché hanno abbandonato il Consiglio?

Quali esponenti della lista laica, abbiamo ritenuto doveroso spiegare brevemente perchè non ci rammarichiamo che ci sia stato il cambio di Presidenza, mentre ci rammarichiamo che 6 consiglieri abbiano rinunciato ad ogni forma di partecipazione poichè in minoranza.

Secondo le regole della democrazia quando si viene eletti si svolge il proprio mandato o esercitando la maggioranza da soli o cercando di creare delle alleanze, e quando non fosse possibile passando all’opposizione. Gli equilibri nel tempo possono anche cambiare: per esempio di fronte a decisioni importanti quale le modalità di avvicendamento di un nuovo rabbino capo. Si può passare da essere al governo ad essere all’opposizione.

I dimissionari invece , avendo visto prevalere contro la loro la volontà quella di una maggioranza desiderosa di sostenere la nuova struttura rabbinica ed il progetto kesher (“avvicinamento dei lontani”), hanno violato la norma etica della politica che impone di non abbandonare per motivi politici il mandato dei propri elettori. Dare le dimissioni per non passare in minoranza è un comportamento irrispettoso delle istituzioni, sopratutto quando l’obiettivo è quello di ostacolare le scelte della maggioranza portando ad una paralisi istituzionale con lo scioglimento di tutto il Consiglio .

I consiglieri dimissionari si vogliono fra l’altro prendere meriti esclusivi dei progetti portati a termine in questi tre anni dal Consiglio : quasi che loro avesser fatto tutto il bene e gli altri tutto il male.

Più giusto è invece affermare che i progetti portati avanti dal Consiglio negli ultimi 4 anni siano stati realizzati quasi sempre ( ad eccezione delle scelte sul rabbinato e su kesher) con il consenso di tutti i consiglieri . Questo ha probabilmente portato a risultati positivi in alcuni settori ( qualità della scuola, revisione del organico, avvio del progetto nuova casa di riposo, comunicazione internet, attività di relazioni esterne,..) ma decisamente meno in altri (in particolare attività giovanili) .

Sul piano del risanamento gestionale è poi scorretto affermare che l’assessore alle finanze Remy Cohen abbia “ ridato una certa tranquillità alle casse” per il futuro. Ad eccezione dell’anno 2004, in cui si è beneficiato di vendite straordinarie immobiliari come via Eupili, il risultato economico 2005 risulta fortemente negativo ed il 2006 ha in eredità pochi spazi di manovra.

Ci domandiamo dunque se i consiglieri uscenti possano ascriversi in esclusiva dei meriti o addirittura dei risultati in realtà non conseguiti. Peraltro chi sa gestire solitamente resta al suo posto .

I consiglieri dimissionari hanno invece tentato un colpo di mano e non hanno nemmeno avuto la capacità di riuscirci. Ora, anche per coprire una scelta sbagliata, continuano a cercare di giustificarsi creando un clima di rissa, con proclami pieni di mezze verità.

Noi denunciamo questa volontà e questo atteggiamento, a dire poco irresponsabile e irrispettoso nei confronti della Comunità e delle sue istituzioni.

Se vogliamo entrare nel merito dei principali fatti , lasciamo agli iscritti il giudizio con alcune domande:

– Rav Laras oltre un anno fa annunciò la situazione di disastro nell’Ufficio rabbinico e la decisione di non proseguire . Chi deve assumersi la principale responsabilità se non i due Consiglieri dimissionari delegati al culto e il Presidente stesso?

– E’ giusto esaltare il progetto Yeshivà ( oggi pressochè non funzionante e rivolto ad un ristrettissimo numero di partecipanti ) in confronto a Kesher ( decine e decine di giovani famiglie attivamente coinvolte) ? Citano inoltre Kesher come esempio di forze centrifughe: ma un progetto rivolto ad avvicinare alla Comunità è centrifugo o centripeto ?!

– E’ giusto denunciare quali “alleanze trasversali” , la convergenza tra tutti i consiglieri della lista laica (Chai) e la lista tradizionalista circa le modalità di scelta del rabbino capo e l’avviamento di un progetto di cultura e conoscenza ebraica? E’ male o bene che laici e religiosi convergano su dei temi fondamentali ?

– La pretesa di essere solo i 6 consiglieri dimissionari su 19 a rappresentare l’interesse della Comunità: forse che i voti in un Consiglio della Comunità abbiano un peso diverso ?

In definitiva crediamo che, oltre ad elementi di personalismo e protagonismo, uno dei motivi principali di tale strappo sia stata l’incapacità nell’ambito del gruppo dimissionario di riconoscere la voglia unanime di “modernità” espressa da un vasto progetto comune fra ebrei milanesi della lista laica e religiosa, a sostegno delle iniziative del nuovo rabbinato.

Tale progetto comune presuppone infatti una visione della Comunità che non si fermi al raggiungimento di una efficiente gestione amministrativa di servizi per gli iscritti, ma che vada ben oltre puntando a valorizzare quelle straordinarie energie (di maestri, educatori, volontari, giovani,pensionati,…) di cui la nostra Comunità dispone. Solo così, crediamo, sarà infatti possibile riattivare quell’entusiamo necessario affinché la nostra Comunità diventi per tutti gli ebrei di Milano, vicini e lontani, un valore da difendere ed un punto di riferimento in cui identificarsi.

Gionata Tedeschi (vicepresidente )

Jojo Bali (consigliere in carica e già vicepresidente )

Avram Hason (assessore al culto)