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L’angelo e la goccia

Stefano Jesurum

Stefano-JesurumIn quanti sanno che l’agricoltura del futuro, quella che già aiuta e soprattutto aiuterà il pianeta a sopravvivere, ha alle spalle una storia che pare un romanzo avventuroso e romantico? È vero che nell’ufficialità di ExpoMilano2015, nelle relazioni, nelle tavole rotonde, si rende merito a Israele di avere portato la propria esperienza nella tecnica di irrigazione a goccia e di avere realizzato il suo padiglione in funzione appunto di questa tecnica. Come è vero che il commissario del padiglione Elazar Cohen sottolinea spesso quanto la tecnica in questione sia esportabile, basta adattarla al territorio e non dimenticarsi mai che l’acqua non è soltanto un bene naturale da preservare, è anche un bene economico.

Ma che cosa c’è dietro a queste meraviglie del progresso? Una vicenda incredibile che raccontai su L’Europeo, nel 1988 in occasione del quarantennale dello Stato d’Israele. La storia di Yoel De Malach z”l, che del sistema di irrigazione a goccia (ma lui diceva «goccia a goccia») fu uno degli inventori. Ecco, un poco accorciato, il racconto di quel miracolo.
La baracca del Centro sperimentale (uno dei più importanti al mondo per gli studi sull’uso dell’acqua salata in agricoltura) è a pochi chilometri dal kibbutz Revivìm, dove il deserto del Neghev è già cominciato da un pezzo. Yoel, il grande capo, si allontana dal computer con cui sta lavorando e alza il volume della radio. In Israele le radio sono sempre accese e i notiziari seguiti con ossessiva meticolosità. Da quarant’anni. «Anche quella sera del 1948 ero in una baracca ad armeggiare con una scassatissima radio militare. Ben Gurion annunciava che eravamo liberi, che avevamo il nostro Stato. Non mi pareva vero. Ero felice. Piangevo. Avevo paura. I miei compagni – eravamo venti in tutto – stavano fuori in trincea. Contro i kibbutzim della zona marciava l’intera armata egiziana». La storia di Yoel De Malach è la storia di quell’esercito di halutzim che lasciarono il passato per il futuro. Per costruire un’Eretz Israel (Terra d’Israele) antiborghese, anticonformista, fondata sul lavoro e sulle teorie del sionismo socialista di Ber Borokov e Chaim Brenner.

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