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L’ebraismo di Kissinger

IL PESSIMISMO DI UNO STATISTA

Sostenere che Henry Kissinger sia stato il più controverso segretario di Stato americano del Ventesimo secolo, sarebbe un eufemismo. In questi ultimi anni, passando da una lettura all’ altra su quest’ argomento, si è rafforzata sempre più la sensazione che provai, a suo tempo, sfogliando i libri sulla famiglia Rothschild. Nel Diciannovesimo secolo, se una banca elargiva prestiti ai regimi conservatori o ai Paesi impegnati in guerra, nessuno sembrava accorgersene. Se a farlo erano i Rothschild, però, ecco che i pamphlettisti scatenavano un coro quasi unanime di indignazione. In realtà, non basterebbero le librerie di questo mondo per contenere tutte le infuocate invettive contro i Rothschild sfornate dai precursori vittoriani dei Christopher Hitchens, dei Seymour Hersh e compagnia bella. Il che solleva un interrogativo: è possibile che la ferocia delle critiche che Kissinger ha attirato su di sé sia legata al fatto che, come i Rothschild, egli è ebreo? (Con ciò non si vuole affatto insinuare, badate bene, che i critici di Kissinger siano antisemiti. Alcuni dei più accaniti detrattori dei Rothschild erano ebrei, infatti, e lo stesso vale per Kissinger).

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Obama in sinagoga per il voto ebraico

Il senatore dell’Illinois è stato in Florida, dove il voto dell’elettorato ebraico in questo Stato rappresenta il 5% numericamente, nella sinagoga B’nai Torah di Boca Raton dove ha promesso un “impegno incrollabile” a favore di Israele se verrà eletto presidente

Boca Raton, 23 maggio 2008 – E’ andato in Florida proprio per conquistarsi il voto dell’elettorato ebraico, che in questo Stato rappresenta il 5% numericamente, al di là dell’influenza: e ieri il senatore dell’Illinois Barack Obama, che spera di essere candidato in pectore democratico alla Casa Bianca, nella sinagoga B’nai Torah di Boca Raton ha promesso un “impegno incrollabile” a favore di Israele se verrà eletto presidente. D’altronde lo stesso Obama ieri ha dichiarato che i colloqui in corso fra lo Stato ebraico e la Siria sono “una buona cosa”.

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Gli ebrei di New York

Nuovo straordinario libro di Maurizio Molinari

Giulio Meotti

Roma, 10 gen (Velino) – Per chi non lo sapesse, il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il “tempio” al 770 di Eastern Parkway. È la convinzione degli ebrei che hanno riconosciuto nel rebbe Menahem Mendel Schneersohn il “Melek Moshiach”, l’unto per eccellenza morto nel 1994. Sono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher, detto anche Chabad, una delle “tribù” più grandi che costituiscono la New York ebraica. Maurizio Molinari, corrispondente della Stampa dagli Stati Uniti, la racconta in un libro per Laterza, “Gli ebrei di New York”. La Grande Mela è la città di Isaac Bashevis Singer, Woody Allen e Leonard Bernstein. E di Irving Berlin, Aaron Copland, Arthur Miller e Art Spiegelman, il vignettista del New Yorker autore del commovente “Maus”.

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Il futuro del giudaismo

Gli ortodossi aumentano, presto l’ebraismo non ortodosso potrebbe tornare a essere un episodio

Daniel Pipes – New York Sun – 25 gennaio 2005

Fino al XVIII secolo, è esistito fondamentalmente un solo tipo di ebraismo, che oggi viene chiamato ortodosso. Esso equivaleva a vivere secondo i 613 precetti religiosi e a pervadere di fede la vita degli ebrei. In seguito, a cominciare dal filosofo Baruch Spinoza (1632-1677) e con una vivace evoluzione subita nel corso dell’haskalah (“illuminismo”), a partire dalla fine del Settecento, gli ebrei svilupparono una vasta gamma di interpretazioni alternative della loro religione, molte delle quali sminuirono il ruolo della fede in seno alle loro vite e indussero a una concomitante riduzione del senso di appartenenza ebraica. Continua a leggere »

L’illusione dello Stato laico neutrale – L’esempio Usa

Donato Grosser

Nella sua lettera sulla “Questione Buttiglione” Giorgio Gomel cita Amos Luzzatto che in un’intervista al Corriere aveva affermato che “la morale religiosa non può essere a fondamento del diritto pubblico”.

L’affermazione che la morale religiosa non può essere fondamento del diritto pubblico lascia aperta la questione di quale debba essere il fondamento del diritto pubblico. L’autore della lettera si limita a scrivere che lo stato laico deve mantenere un neutrale rispetto delle diversità religiose. Se è vero che lo Stato può essere neutrale nel senso di non favorire questa o quell’altra religione, il concetto che uno Stato laico sia neutrale è un’illusione. Continua a leggere »