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L’ebraicità dell’ultima serie tv americana

Curb Your Enthusiasm. Come la cultura ebraica è penetrata nell’immaginario popolare

Tim Small

larry-david_1453954cCome altre fantastiche parole ormai entrate nello slang newyorkese – putz, schlep, schmuck, bupkes, chutzpah, kvetch – anche schlemiel è una parola di origine yiddish. Il dizionario la definisce come «una persona imbranata e sfortunata per la quale le cose non vanno mai per il verso giusto».

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New York oramai come Bene Berak

New York: sempre più pressioni da parte degli ebrei ultra-ortodossi sulle autorità cittadine. La comunità chiede il rispetto delle proprie tradizioni ma spesso si scontra con le leggi. Rappresentano il 30% del milione di ebrei che vivono nella metropoli

Angelo Paura

Non è insolito, camminando per le vie di New York, incontrare decine di uomini vestiti in nero, con camicie bianche e un largo cappello sulla testa dal quale escono due boccoli che cadono lungo il viso. E ancora donne con calze coprenti (anche in estate), gonna sotto il ginocchio e maglietta chiusa sul collo. Superando il ponte di Williamsburg, Brooklyn, in un attimo si passa dalla super modernità di Manhattan al passato, entrando in una delle enclavi di ebrei ortodossi più grande al mondo.

Per anni chiusa e lontana dalla politica, adesso fa sentire la propria voce, con pressioni verso le autorità cittadine che non si vedevano da decenni. La continua crescita della gruppo – che si sta espandendo oltre la storica enclave di Williamsburg – e l’aumento della sua influenza pone i politici di New York davanti a un bivio: evitare di apparire a favore di una minoranza religiosa e nello stesso tempo accomodare le loro richieste. Continua a leggere »

“America, nuova terra promessa”: primo libro sulla storia degli ebrei italiani fuggiti in Usa durante il fascismo

Alessandra Farkas

NEW YORK – E’ il primo libro interamente dedicato alla storia degli ebrei italiani fuggiti in Usa dal 1938 al 1940 a causa delle leggi razziali del regime fascista. L’autrice Gianna Pontecorboli, giornalista genovese con una lunga carriera come corrispondente dall’estero di periodici e quotidiani italiani, ha impiegato oltre cinque anni per raccogliere la trentina di testimonianze contenute in “America, nuova terra promessa” recentemente pubblicato in Italia daBrioschi Editore (con una prefazione di Furio Colombo). “L’idea di questo libro mi è venuta non appena sbarcai negli Stati Uniti, 35 anni fa”, spiega l’autrice, “e conobbi diversi ebrei emigrati dall’Italia subito prima della Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno subito incuriosita e affascinata perché erano perfettamente integrati sia con l’ambiente americano, ebraico e non, sia con la comunità italiana, ma al tempo stesso continuavano a essere ‘diversi’. Anche se capii subito che la loro storia meritava di essere raccontata, i tempi non erano maturi perché il trauma dell’esilio bruciava ancora troppo sulla pelle di molti”. Continua a leggere »

«Che errore le scuse all’Islam. Così gli Usa vanno in declino»

Un’intellettuale controcorrente dice la sua sul presidente della “speranza” (intervista di ieri)

Alessandra Farkas

NEW YORK — «Dai tempi di Abramo Lincoln un’elezione non era stata tanto cruciale per la salvezza del nostro Paese». Cynthia Ozick, la raffinatissima autrice di capolavori della letteratura americana quali Il rabbino pagano e Il messia di Stoccolma, non associa la propria influente voce al coro di autori che da sempre fanno delle lettere Usa un’isola di liberalismo obamiano.

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Quanto kosher serve a Romney per vincere le elezioni

Mai così in basso il sostegno ebraico in Israele al candidato democratico

Giulio Meotti 

Il presidente Barack Obama è avanti agilmente nel voto ebraico in Florida 69 per cento contro il 25 dello sfidante repubblicano, Mitt Romney. Ma nel 2008 l’allora candidato democratico ottenne il 76 per cento di consensi. E su questa forbice di sei-sette punti si gioca la battaglia negli swing state. I repubblicani ci credono, anche a giudicare dalla quantità di denaro che Sheldon Adelson, il magnate ebreo dei casinò di Las Vegas, continua a pompare in Florida, Pennsylvania e Ohio. “Obama… Oy vey! Non ne avete abbastanza?”, recita una pubblicità. Ma nel 2008 l’allora candidato democratico ottenne il 76 per cento di consensi. E su questa forbice di sei-sette punti si gioca la battaglia negli swing state. I repubblicani ci credono, anche a giudicare dalla quantità di denaro che Sheldon Adelson, il magnate ebreo dei casinò di Las Vegas, continua a pompare in Florida, Pennsylvania e Ohio. “Obama… Oy vey! Non ne avete abbastanza?”, recita una pubblicità. Un’altra: “Gli amici non consentono che gli amici siano bombardati”, in riferimento all’atomica iraniana e Israele. Se nel 2008 la Republican Jewish Coalition spese appena un milione di dollari contro Obama, stavolta ne ha investiti dieci.

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Ritratto para-elettorale di una comica ebrea americana

Sarah Silverman. Il video pro-Obama “let my people vote” e il rabbino che le rispose: vergogna, pensa a fare figli

Anna Momigliano

Dichiarazione di intenti. Questo articolo parla di Sarah Silverman, del suo video pro-Obama “let my people vote”, e del rabbino che le ha risposto: vergognati e pensa piuttosto al matrimonio. Se vi sentite preparati sui primi due temi, potete saltare la prima metà. Sarah Silverman è una comica americana classe 1970 che si è fatta le ossa a Saturday Night Live e che vanta una discreta fama di «quella che fa ridere colpendo sotto la cintura». Silverman se la prende un po’ con tutti – o meglio, punta esattamente quei bersagli che la sensibilità americana imporrebbe di non toccare: minoranze etniche e religiose, bambini disabili, analogie con l’Olocausto.

Tra sofferenza ed erotismo

“La chiave di casa”, autofiction alla ricerca delle proprie radici. Nipote di nonni turchi ed ebrei, Tatiana Salem Levy, è nata in Portogallo ed è emigrata per scelta tra Brasile, Usa, Francia

Silvana Mazzocchi

Quanto contano le proprie radici in un mondo come quello attuale che non conosce confini e dove tutto si mischia e si confonde fino a farci spesso smarrire la memoria delle nostre origini? Tatiana Salem Levy, 32 anni, portoghese di nascita ma migrante per scelta tra Brasile, Stati Uniti e Francia, scava alla ricerca del suo passato e dei suoi nonni turchi ed ebrei in una terra mai conosciuta eppure familiare. E va indietro nel tempo, per ricomporre tutti i pezzi di un intimo percorso sulle tracce della sua identità più profonda. Continua a leggere »