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La religione olocaustica

Un articolo al vetriolo dell’antisionista Gilad Atzmon che vive a Londra e scrive sulla rivista di estrema sinistra Counterpunch. Tradotto in italiano da un sito cattolico integralista e negazionista di estrema destra. Gli estremi si toccano.

Trattenete le tastiere: Kolot si dissocia, ma decide di pubblicare.

Ghilad Atzmon

Yeshayahu Leibowitz, il filosofo che era anche un ebreo osservante, disse una volta ad Uri Avneri (figura storica del pacifismo israeliano, ndr): «La religione ebraica è morta due secoli fa. Oggi nulla unisce gli ebrei nel mondo, a parte l’olocausto». Il filosofo Leibowitz , nato in Germania, è stato il primo a vedere che l’olocausto è diventato la religione degli ebrei. L’olocausto è ben più che una narrazione storica, contiene anzi molti elementi di una religione. Ha i suoi grandi sacerdoti (Elie Wiesel, Simon Wiesenthal, ecc.), i suoi profeti (Shimon Peres, Benjamin Netanyahu e tutti quelli che «profetizzano» l’imminente giudeocidio da parte dell’Iran). Ha i suoi comandamenti e dogmi («Mai più», «Sei milioni» e così via). Ha i suoi rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz). Ha i suoi santuari e templi, Yad Vashem, il museo dell’olocausto e oggi l’ONU.

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