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Gli estranei tra noi

La crisi che si è scatenata oggi, opponendo in malo modo ebrei “laici” e “charedim”, ha radici ben lontane ed è solo l’ultimo episodio di una storia infinita di contrasti di sistemi e di modi di vivere l’identità ebraica. Lo spiega il rabbino capo di Roma

Riccardo Di Segni

La prima volta che ho visto un autobus con posti separati per uomini e donne è stata al cinema, nel 1992, nel film Una estranea fra noi, di Sidney Lumet, che racconta la storia di un omicidio di cui è vittima un chasid di New York; un’investigatrice (Melanie Griffith), per risolvere il mistero, deve inserirsi nella comunità chasidica e per questo vestire i panni di un’ebrea lontana che fa teshuvà.

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Come ti demonizzo gli ultra-ortodossi

Ugo Volli

Penso che sia importante raccogliere l’invito di Guido Vitale a discutere del problema del rapporto fra Israele e gli haredim che si è imposto all’attenzione pubblica in questi ultime settimane. Anche se sperabilmente non dovremo assistere subito a nuovi episodi intollerabili come l’aggressione a una bambina “vestita troppo immodestamente” e la sfilata di persone travestite da prigionieri dei Lager nazisti per protestare contro lo Stato ebraico, il problema dell’insofferenza di settori “ultraortodossi” alle regole della società israeliana è destinato a durare e a rinnovarsi. Non credo però che il problema sia solo la “modestia” come valore ebraico: nessuno in Israele, credo, ha tentato di proibire pratiche di modestia sia pur molto lontane dalle abitudine occidentali come la parrucca per le donne sposate o gli indumenti caratteristici degli haredim. Sono loro – o meglio alcuni di loro – a voler imporre a tutti gli altri certe loro abitudini: come gli autobus e i marciapiedi separati per genere o la proibizione della voce femminile nelle cerimonie militari.

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Non saranno ricchi, ma si aiutano tra loro

La cittadina tutta ultra-ortodossa degli Usa ha la maglia nera economica ma la sua vitalità stupisce tutti

Angela Vitaliano

Povera ma bella. O quasi. Sembra proprio questa, infatti, la definizione più appropriata per Kyrias Joel, una cittadina a Nord-Ovest di New York, che, secondo l’ultimo censimento, è lapiù povera di tutti gli Stati Uniti. Nessuna delle 3700 cittadine e città con più di diecimila abitanti, sparse su tutto il territorio nazionale, presenta una situazione simile a quella di Kyrias Joel. Lo rivela un articolo del New York Times che racconta un’altra faccia dell’America, povera ma non disperata”. Il 70% della popolazione, qui, vive con un reddito inferiore alla soglia di povertà: le entrate medie per un gruppo familiare si aggirano intorno ai 17 mila dollari l’anno, meno di cinquemila peri singoli.

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Chi sono veramente i rabbini pro-palestinesi?

Ultra ortodossi Neturei Karta

Giulio Busi

«Quello che noi vogliamo non è un ritorno ai confini del ’67, ma che tutto il paese sia restituito ai palestinesi». È difficile immaginare un programma politico più chiaro e più estremo di questo: nessuna mediazione, nessuna mano tesa, nessun tentennamento. Tanto meno una spartizione della terra tra i due contendenti. Semplicemente, l’orologio della Storia deve tornare indietro di un secolo almeno, con le lancette là dove si trovavano all’inizio del Novecento, quando il sionismo era solo un’utopia irrealizzabile e la Palestina ancora saldamente in mano ai suoi abitanti arabi.

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JewsNews 8

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Raccontare gli abusi sui minori nel mondo ultra-ortodosso

JewsNewsHush è il titolo di una novella autobiografica che racconta la storia di un abuso sessuale all’interno del mondo ultra ortodosso americano. L’autrice, che si cela dietro lo pseudonimo di Eishes Chayl, offre un ritratto critico ma al tempo stesso affettuoso della comunità ebraica chassidica di Borough Park a Brooklyn.

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JewsNews 3

Quasi un terzo dei soldati israeliani è sionista-religioso

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Nell’ultimo ventennio la percentuale di membri religiosi dell’esercito israeliano è passata dal 2,5 % al 31,4%: quasi un terzo sul totale, una percentuale ben superiore alla popolazione dello stesso gruppo. Il giornale militare Ma’arachot ha pubblicato uno studio che riporta i dati contenuti in una ricerca del 2007.

Il comandante B., un ufficiale dell’IDF in servizio attivo, ha raccolto questi risultati due anni fa, per la sua tesi di laurea presso il National Security College. B., che la fonte lascia in anonimato, è riuscito a raggirare la normale reticenza dell’IDF a rilasciare dati sulle posizioni religiose dei suoi componenti, indagando in che percentuale la scuola superiore di provenienza fosse secolare o religiosa.

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Razzismo ebraico: Meglio la prigione che i sefarditi

Matthew Kalman – Time Magazine

In Israele la guerra culturale interna tra le comunità religiose e i tribunali laici è sfociata nelle piazze giovedì scorso, quando decine di migliaia di ebrei ashkenaziti (europei) ultra-ortodossi hanno paralizzato le strade di Gerusalemme e il sobborgo di Bnei Brak a Tel Aviv con una marcia di protesta. Oggetto della loro indignazione era l’ordine di arresto nei confronti di 43 coppie per aver rifiutato di permettere alle figlie di frequentare una scuola religiosa dove si sarebbero mescolate con le figlie di ebrei religiosi mizrahiti (un termine che a volte si sovrappone a quello di ‘sefarditi’, e che si riferisce agli ebrei che provengono principalmente dal mondo arabo).

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