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Conversioni in Israele: contrordine compagni!

Filippo Tedeschi

ghiur-500x250È di domenica 5 luglio la notizia del sostanziale blocco della nuova riforma sulle conversioni da parte del nuovo governo israeliano. La riforma proposta dal precedente governo Netanyahu prevedeva la creazione di tribunali rabbinici locali che avessero potere decisionale sui ghiurim (conversioni), spostando questa prerogativa dal rabbinato centrale a nuovi tribunali che, secondo la tesi di chi sosteneva questa riforma, sarebbero stati più in linea con le tendenze religiose del territorio.

Con le nuove elezioni di quest’anno però, per ottenere la maggioranza, Bibi ha dovuto far entrare nel governo i partiti della destra religiosa haredi sefardita (Shas) e askenazita (United Torah Judaism) che, come contropartita, hanno preteso sostanziali modifiche a questo provvedimento ridimensionandone la portata.

Forte sostenitore di questa riforma nello scorso governo era stato Avigdor Lieberman di Yisrael Beytenu, partito che storicamente è vicino agli Israeliani di origine sovietica. È infatti di origine sovietica il principale blocco di Israeliani che, immigrati in Eretz Israel secondo la legge del ritorno che concede la cittadinanza diretta anche a chi abbia anche solo un nonno di fede ebraica, si ritrovano poi, ad esempio, ad avere difficoltà a sposarsi proprio per il fatto di non essere considerati Ebrei in terra d’Israele.

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Talia all’attacco

Talia Bidussa, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, ha parlato questa mattina nel corso dell’Assemblea del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che si sta svolgendo in questi giorni a Ginevra. Bidussa ha parlato durante l’Articolo 7, il punto dell’agenda durante il quale si discute della “Situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati”.

Talia Bidussa“Non vi è nessun altro Paese che sieda nel Consiglio per i diritti umani contro il quale si rivolgano tante segnalazioni e si prendano risoluzioni quanto avviene per Israele: la quantità di energia, denaro, attenzione spesi per discutere la situazione israeliana si mostra a questo punto chiaramente discriminatoria, specialmente considerato il massiccio numero di violazioni dei diritti umani che questo Consiglio ignora”, ha sottolineato Bidussa.

Nella giornata di domani parlerà di fronte al Consiglio a nome degli studenti ebrei d’Europa anche il direttore Eujs Jonathan Keyson, nel corso dell’Articolo 9 dedicato a “Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia, e altre relative forme d’intolleranza, seguito e implementazione della Dichiarazione di Durban e del Programma d’Azione”.

Grazie Signor Presidente

Mi chiamo Talia Bidussa, e sono orgogliosa di rappresentare la European Union of Jewish Students, organizzazione ombrello di 35 unioni studentesche ebraiche nazionali.

Di nuovo questo mese, sotto gli occhi di tutti, studenti ebrei sono stati attaccati in campus universitari del Belgio, della Francia, dell’Australia e del Regno Unito solo in quanto sono stati identificati come ambasciatori di Israele. Non possiamo farci sfuggire la connessione che intercorre tra questi attacchi e l’atteggiamento della comunità internazionale verso Israele.

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Ammessi da oggi alle attività Ugei anche giovani non-ebrei

L’Ugei diventa Ugnei. Decisione storica presa nel corso del congresso straordinario di oggi a Milano.

L’Unione giovani ebrei d’Italia apre le sue porte a tutti i giovani portatori di un particolare interessamento e legame nei confronti dell’ebraismo per ragioni familiari, anche se non iscritti a una Comunità ebraica. La decisione riguarda in particolare i giovani figli di unioni interreligiose ed è stata presa nel corso del Congresso straordinario riunito a Milano dal 17 al 19 maggio, in una votazione maturata in seguito a un profondo dibattito.

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Lekh Lekha 2012 di un ragazzo romano

Arrivi e partenze

Daniele Di Nepi

C’è una domanda sulla quale mi sto concentrando da qualche giorno. Forse più precisamente dal giorno in cui ho deciso di cambiare tutto e andare a studiare a Tel Aviv. É una domanda che credo mi verrà posta a breve, quando sarò in fila per imbarcarmi sull’aereo che mi porterà in Israele. Mi verranno fatte le classiche domande fino a che dirò che sono un “Oleh Chadash”. Sarà a quel punto che forse mi chiederanno: “Perchè hai deciso si fare l’alya e trasferirti in Israele?”

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