Torà | Kolòt-Voci

Tag: Torà

Provare per credere

Il Rabbino capo di Roma: Perché è limitativo definire gli ebrei solo come “credenti”

Riccardo Di Segni 

Quando gli ebrei parlano di rapporto con la propria religione, è raro che si definiscano credenti; il credere lo si dà un po’ per scontato, è poco misurabile nel suo puro movimento di spirito, deve avere una dimostrazione nell’azione. Per cui si preferisce parlare di osservanti. E non è differenza da poco. Nel primo secolo dell’era cristiana i membri dei numerosi gruppi dissidenti dall’orientamento prevalente -che oggi si direbbe ortodosso- e tra questi i primi giudeocristiani, erano definiti dai rabbini con il termine di minim, plurale della parola biblica che indica “la specie”. Qualcuno ha suggerito che l’insolito termine sia una contrazione ironica della parola maaminim, cioè credenti; nel senso che voi dite o pensate o credete di essere credenti, ma la fede è un’altra cosa. Quindi attenzione a usare questa parola.

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I figli ribelli non esistono e non sono mai esistiti

Nella parashà di Ki-tezé che leggeremo domani si passa da una regola terribile e oscura a degli utili insegnamenti per l’educazione dei figli. 

A. M. Rabello

“Quando un individuo avrà un figlio traviato e ribelle che non dà ascolto al padre ed alla madre e per quando lo correggano egli non ubbidisce loro, il padre e la madre lo prenderanno e lo porteranno agli anziani della loro città, al tribunale del luogo e diranno agli anziani della loro città: “Questo nostro figlio è traviato e ribelle; non ci dà ascolto e mangia e beve eccessivamente.” Tutti gli uomini della città lo lapideranno ed egli morrà e toglierai il male di mezzo a te e tutto Israele udrà ed avrà timore.” (Devarim, 21, 18-21 nella traduzione di Rav Elio Toaff nella Bibbia a cura di Rav D. Disegni).

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La Torà ha una sua Costituzione?

Costituzione (chukà) e chukat hatorà. In memoria dell’amico Gabriele Novelli, sempre pronto a fare il bene

Alfredo Mordechai Rabello

Nell’ultima lezione di teoria generale di diritto, quest’anno  a Zefat una allieva mi chiede: Lei professore, ci ha parlato tanto della costituzione, della norma fondamentale (grund norm) e della norma di riconoscimento; nel nostro linguaggio giuridico chiamiamo la costituzione chukà , ma nella parashà di questa settimana apprendiamo che chukat hatorà si riferisce alla vacca rossa: trova lei una relazione?

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Torà e scienza: contro o insieme?

In occasione dell’inizio del corso tenuto da Gianfranco Di Segni su Torà e Scienza, nell’ambito del Programma Revivìm organizzato dalla Comunità ebraica di Milano (prossimo incontro giovedì 10 marzo 2011), vi presentiamo un suo intervento tratto da Alef-Dac, n. 21, 1984.

David Gianfranco Di Segni

Il problema dei rapporti fra Torà e Scienza si è riproposto in questo secolo in maniera ancor più pressante che in passato. Il ruolo dominante che la scienza e la tecnologia svolgono nella nostra vita quotidiana ha inevitabilmente accentuato il confronto fra due visioni del mondo che da secoli vengono considerate, spesso a torto, antitetiche. Motivi di conflitto fra la Torà (o, più generalmente, fra la fede in Dio creatore del mondo e immanente nella storia) e la scienza nascono spesso da un’incomprensione della reale essenza sia della concezione religiosa che di quella scientifica.

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Le donne e lo studio della Torà

Si è aperto a Milano un Bet Midrash per donne, a cura del Rabbinato Centrale. È una novità importante per lo studio dell’ebraismo nella comunità più composita dell’Italia ebraica. Il Bollettino della Comunità ebraica di Milano ha chiesto a Ruhi Levi, una donna che insegna Torà a Roma di fare il punto sull’argomento.

Ruhi Levi

Negli ultimi decenni, puntuale e ricorrente si presenta la necessità di affrontare la questione dello studio della Torà, da parte delle donne. Si discute se le donne devono o possono studiare e se il loro studio deve essere diverso per argomenti e per metodi da quello degli uomini. Continua a leggere »

La caduta del Sefer Torà

Umberto Piperno – Rabbino capo di Trieste

Nella tradizione ebraica i dolori individuali e collettivi vengono incanalati in “schemi della memoria” che ripropongono, senza alcuna coscienza storica, il collegamento tra fatti apparentemente estranei tra loro: questo percorso vuole proporci una chiave di lettura che imponga al singolo, come ad una comunità, la ricerca di nuove soluzioni per ritrovare l’armonia o almeno l’equilibrio. Continua a leggere »

Quanto è bella la Torà associata al “Derech eretz” che non deve diventare un mestiere

Intervista

Come capo rabbino di Roma, quali sono i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la comunità ebraica di Roma?

Notiamo, almeno a Roma, un buon andamento in crescita di presenze nei bate kenesiot, maggiore affluenza alle lezioni di Torà a tutti i livelli e un maggiore impegno nell’apprendere la lingua ebraica; in generale cresce la domanda di utilizzo dei vari servizi religiosi. Continua a leggere »