Terrorismo | Kolòt-Voci

Tag: Terrorismo

Ebrei sempre nel mirino

Fiamma Nirenstein

Fra i 26 stranieri innocenti trucidati a Mumbai, otto, anche se i numeri sono ancora tutti da verificare, sono ebrei. Se fossero israeliani o meno non importava niente ai terroristi che avevano messo la casa dei Chabad «Nariman House» fra gli obiettivi. I macellai avevano due scopi generici: uccidere gli occidentali, specialmente americani e inglesi, i nemici imperialisti dell’islam; uccidere i cittadini dell’India, Paese traditore asservito all’imperialismo. E poi, un obiettivo specifico, uno solo: uccidere gli ebrei. Fra dieci obiettivi di massa come la stazione, due ospedali, svariati centri cittadini, i grandi hotel Oberoi e Taj ce n’era uno, invece, apparentemente insignificante, la casa ebraica dei Chabad, un centro guidato da un rabbino ventisettenne con una moglie di 26 anni e un bambino di 2.

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Perché il film Munich di Spielberg è uno stravolgimento della verità

Rabbi Benjamin Blech

Il settimanale Time lo ha giudicato un capolavoro, ma il film Munich di Spielberg, anche se opera di innegabile grandezza cinematografica, è una tragedia culturale e politica. L’ironia è incredibile: il film lascerà le sue decine di milioni di spettatori con un messaggio che è diametralmente opposto al vero significato di quanto accaduto a Monaco nel XX secolo e agli eventi che hanno portato a quella tragedia, eventi che Spielberg aveva sottolineato potentemente in Schindler’s List. Continua a leggere »

Le vittime cancellate

La polemica tra Israele e Vaticano

Pierluigi Battista

Certamente non è stata un’omissione voluta, una negligenza deliberata e carica di significati negativi. Se nel suo Angelus di domenica scorsa Benedetto XVI non ha incluso Israele nell’elenco dei Paesi (Egitto e Turchia, Iraq e Gran Bretagna) esplicitamente menzionati come vittime degli attacchi terroristici degli ultimi giorni, si sarà sicuramente trattato di una banale dimenticanza, di un veniale errore diplomatico. Però è comprensibile che il governo di Gerusalemme abbia convocato il Nunzio apostolico in segno di protesta per la cancellazione dello Stato di Israele dall’elenco di chi patisce, tra lutti infiniti, le aggressioni terroristiche di un nemico che fa della strage degli innocenti la propria arma, seminando il panico non su obiettivi militari, ma tra la gente normale intenta nelle occupazioni della vita ordinaria. Continua a leggere »

Caro Vecchioni

Yasha Reibman

In molti ti seguiamo con affetto e interesse. Sappiamo quanto la musica tocchi nel profondo chi la senta più di mille ragionamenti. Anche per questo abbiamo ascoltato con attenzione e preoccupazione “Rotary Club of Malindi”, il tuo ultimo album, e in particolare “Marika”, la canzone in cui parli delle ragioni di una giovane terrorista. Abbiamo apprezzato la tua sensibilità quando hai deciso di non cantare questo pezzo a Torino, a pochi giorni dall’attentato di Madrid. Marika infatti non è solo una canzone. Marika è stata in Spagna pochi giorni fa e da quasi quattro anni oramai gira per le strade di Israele. Entra nei pub, sale sugli autobus dei bambini che vanno a scuola, colpisce nel porto gli operai. Continua a leggere »

Wiesel: il papa condanni i terroristi, non faccia politica

La presa di posizione del Papa sulla controversa barriera che divide israeliani e palestinesi coglie di sorpresa il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e massimo portavoce degli ebrei della diaspora. «Dal leader spirituale di una delle più grandi e importanti religioni al mondo m’aspettavo qualcosa di ben diverso – spiega al Corriere Wiesel – ovvero una dichiarazione che condannasse il terrore e l’assassinio di innocenti, senza mischiarli a considerazioni politiche e soprattutto senza paragonarli a un’opera di pura autodifesa. Politicizzare così il terrorismo è sbagliato: gli autori della strage ad Istanbul non hanno ammazzato a causa del muro, ma perché odiano gli ebrei. Questo il Papa avrebbe dovuto capire e condannare». Continua a leggere »

Eravamo riuniti per la festa dei nostri ragazzi

Dino Martirano

«Alla sinagoga di Neve Shalom, celebravamo il Bar Mitzvah. Ci è crollato tutto addosso»

Davanti a Neve Shalom, a due passi dalla torre genovese di Galata, ora c’è una buca nera alta almeno due metri nella quale è sprofondato Nedim Mizraki. Alle 9.30, la Tofas 131 imbottita di esplosivo il ragazzo se l’è trovata davanti agli occhi: Nedim, 19 anni, studente di architettura, è uno degli addetti alla sicurezza della comunità ebraica che ieri mattina sostava sulla porta della sinagoga per controllare chi entrava alla cerimonia di Bar Mitzvah. La fiammata lo ha investito in pieno, sulle gambe. E ora rischia di perderne una anche se i chirurghi dell’Alman Hastanesi hanno lottato per una giornata intera in sala operatoria. Continua a leggere »

Ecco come e perché ho perso l’innocenza dell’ebrea perbene

Fiamma Nirenstein – Il Foglio

Nel 1967 ero una giovane comunista, come la maggior parte dei ragazzi italiani.

Stufa del mio comportamento ribelle, la mia famiglia mi mandò in un Kibbutz dell’alta Galilea, Neot Mordechai. […] Quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, Moshe Dayan parlò alla radio per darne l’annuncio. Chiesi ai miei camerati di Neot Mordechai che cosa volessero dire le sue parole. Mi risposero: “Shtuiot”, sciocchezze. Continua a leggere »