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Fiero di essere ebreo e nero

Blu, il nuovo simbolo d’Israele. Campione europeo di basket col Maccabi e avanguardia di integrazione. Nato negli USA da padre afro americano è l’idolo dei figli degli immigrati

Maurizio Molinari

David BluAvendo messo a segno 29 punti in complessivi 33 minuti di gioco nelle ultime due partite David Blu è il giocatore con cui Israele identifica la vittoria del Maccabi Tel Aviv nella Eurolega ed è una star che si proietta ben oltre il campo da basket perché rappresenta l’identità di una nazione in rapida trasformazione. Nato nel 1980 in California da padre afroamericano e madre ebrea, emigrato in Israele ed orgoglioso delle radici familiari nel riscatto dalla schiavitù, David Bluthenthal – accorciato in Blu – è un campione nel quale si rispecchiano i giovani israeliani come i figli degli immigrati africani che popolano i quartieri più poveri a Sud di Tel Aviv. Perché si dice «orgoglioso di essere nero ed ebreo» con una determinazione pari a quella che dimostra nei tiri da tre punti, come quello che ha cambiato le sorti della semifinale con il Cska di Mosca e pochi attimi dalla fine. A descrivere il fenomeno-Blu è stato il parterre di Piazza Rabin, inondata da un tappeto umano di migliaia di fan composto anche da sudanesi, eritrei ed altri africani arrivati in Israele negli ultimi dieci anni attraversando a piedi il deserto del Sinai in cerca di lavoro o di asilo politico. Le statistiche indicano che a Tel Aviv 1 abitante su 8 non è israeliano, dando vita ad un sottobosco di povertà che alimenta il degrado, ma nell’abbraccio collettivo a David Blu ed agli altri «eroi di Milano» – come li definiscono i quotidiani locali – queste ferite scompaiono, riproponendo l’unicità del Maccabi Tel Aviv, capace di continuare a rappresentare, di generazione in generazione, le trasformazioni nazionali.

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Quando l’Italia bombardò Tel Aviv

Il 9 settembre del 1941 aerei italiani bombardarono inutilmente la città israeliana allora sotto mandato britannico

S79In un racconto di Singer della raccolta “Vecchio Amore” una donna che vive a Tel Aviv scrive triste al suo amato a New York della paura e della miseria che strozzano la vita degli ebrei in Palestina per le notizie che giungono dall’Europa e per l’idea che la guerra si espanda nel Vicino Oriente. Nella lettera la donna scrive anche che a questo si aggiungono le bombe che gli italiani hanno sganciato su Tel Aviv. Era il 1941.

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Ottantenni irriducibili, fra yiddish e internazionalismo

Goodbye Lenin a Tel Aviv, ultimi bundisti

Aldo Baquis

Il ‘Bund’, movimento operaio  che nel secolo scorso elettrizzava le masse ebraiche in Russia e Polonia e che per decenni fu uno dei pilastri dell’ internazionalismo proletario in Europa, e’ ancora attivo (all’ insaputa di quasi tutti gli israeliani) in un ‘covo’ di Tel Aviv. A rompere il silenzio su questi incalliti professionisti della lotta sociale (alcune decine di ottantenni che frequentano un circolo dove ci si esprime solo in ‘yiddish’, l’idioma degli ebrei dell’Europa centro-orientale) e’ stato di recente, con un film su di loro, il giovane documentarista Eran Torbiner.

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Processo kafkiano alle carte di Franz

Stefano Salis

«Chi possiede Kafka?» si chiede in uno splendido saggio, apparso in uno degli ultimi numeri della «London Review of Books» la scrittrice Judith Butler (lo trovate a questo indirizzo, correte a leggerlo: http://www.lrb.co.uk/v33/n05/judith-butler/who-owns-kafka). Oltre a essere un esaustivo riassunto della questione che riguarda lo scrittore praghese, ha il pregio, raro, di porre delle questioni di natura filosofica che travalicano ampiamente la singola vicenda per aprire squarci notevoli sugli scopi, l’utilità, i destini della letteratura.

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Israele: Quanti osservano il 9 di av?

Secondo il sondaggio Ghesher-Ynet, su 550 intervistati, il 22% dichiara di digiunare e ben il 52% comunque non esce con gli amici quella sera. Peraltro la legge israeliana che vieta l’apertura dei locali è considerata dal 18% una forma di “costrizione religiosa”.

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La rabbina e gli omosessuali

Gayamente ebrei

Pasquale Quaranta

C’è un ebraismo progressista riformato, che difende i diritti degli omosessuali, celebra le loro unioni, acconsente alle adozioni. Ce ne parla Roberto, fondatore del gruppo ‘Etz CaHol’.

MILANO – C’è un ebraismo progressista, un ebraismo riformato. E c’è un gruppo di gay ebraici che nel Veneto, sulla scia di questo movimento, difende i diritti delle persone omosessuali nelle sinagoghe, promuove le vocazioni e le istituzioni di rabbine e rabbini, celebra l’unione di coppie omosex ed è favorevole alle adozioni di bambini da parte di coppie lesbiche e gay. Continua a leggere »