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Franca Valeri. Il rimpianto di non aver mai visto Israele

La grande attrice torna in scena a 94 anni

Stefano Lorenzetto

Franca-Valeri-il-teatro-mi-ha-allungato-la-vita_h_partbFranca Valeri, alias Cesira la manicure, alias la signorina Snob, alias la sora Cecioni, festeggia le nozze d’oro con la sua testa. “Porto i capelli così dal 1964, sempre dello stesso colore, un taglio a caschetto creato dai Vergottini. Diffido delle donne che cambiano spesso pettinatura: è indizio di scarsa personalità”. La sua apparizione al Festival di Sanremo, con quell’eloquio esitante e strascinato, ha dato l’impressione che sotto l’acconciatura si annidasse qualche guaio. “Hanno scritto che ho il Parkinson. Ho preso paura e sono andata a farmi visitare da un neurologo. “È solo un tremito ereditario” mi ha tranquillizzata. Infatti ce l’aveva anche mio padre, che rideva beffardo quando spandeva sul piattino un po’ di caffè. Certo, il 31 luglio saranno 94 anni. Non è che posso mettermi a scorrazzare per il palcoscenico, anche perché sono stata operata a un’anca. Però in scena la voce si distende, torna quella di sempre”. Agli increduli è offerta un’occasione davvero unica per verificarlo: il 28 giugno, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, Franca Valeri reciterà al Teatro San Nicolò in una commedia tutta nuova, Il cambio dei cavalli, che ha scritto su misura per sé e per Urbano Barberini. “Quasi un anno di lavoro m’è costata”. Prima assoluta nazionale. Con replica l’indomani.

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Perché parlo di ebrei vivi invece di ebrei morti

Associare la Memoria al negativo è un’operazione rischiosa, della quale presto potremmo pentirci.

Miriam Camerini

Obbligarci a scriverla con la maiuscola mi pare poi prepotente: le memorie sono infinite e multiformi e hanno il diritto di esistere in ogni formato. Ricordare non può diventare un dovere, perché resterà sempre uno dei massimi piaceri dell’uomo. Questo significa forse che dobbiamo ricordare soltanto le esperienze piacevoli? Naturalmente no. Ricordare ciò che ricordiamo in queste giornate, in questa Giornata che diventa ogni anno più lunga fino a coprire del suo grigio l’intero mese di gennaio, è un dolore profondo e intenso che si rinnova anno dopo anno senza potersi esaurire.

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