Talmud | Kolòt-Voci

Tag: Talmud

Il Talmud siamo noi

E’ un testo religioso, giuridico, scientifico, filosofico, letterario, esegetico, omiletico. È talmente vasto che non a caso viene chiamato il “mare”

David Gianfranco Di Segni*

Il Talmud non è un’opera unitaria ma è una raccolta di detti di molti Maestri diversi, esposti nel corso di varie generazioni, quasi sempre in contrasto l’uno con l’altro. Il modo con cui la discussione procede è quello delle domande e delle risposte, delle obiezioni e dei tentativi di risolvere le difficoltà, a volte riusciti a volte no.

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JewsNews 14

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Anoressia e ortodossia

JewsNewsSecondo un’indagine del Washington Post i disturbi alimentari rappresenterebbero un serio problema tra gli ebrei ortodossi. Quasi 1 ragazza ultraortodossa su 19 soffre in Brooklyn di problemi del comportamento alimentare. L’ebraismo ortodosso, con le sue rigide e restrittive regole di Kashrut, abituerebbe molte giovani donne a un controllo ossessivo del cibo e costituirebbe un alibi dietro cui nascondere gravi patologie, quali anoressia, bulimia, binge eating disorder e altri gravi disturbi.

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Quale rapporto tra ebraismo e cultura dominante?

Alfredo Mordechai Rabello

La preghiera ‘al hanissim ci offre in poche parole il significato di Hanukkah che i Chachamim volevano che ci portassimo dietro nei secoli; il regno della tirannide greca non era propriamente quello dei Greci, bensì dei Seleucidi (eredi di Alessandro Magno nella regione) che, nella loro tirannide, vollero “farci dimenticare la Tua Torah e far trasgredire gli statuti della Tua volontà”. Non sospettiamo i Seleucidi di essere dei proseliti di Socrate, Platone o Aristotele, e del resto quanti ebrei allora potevano essere sotto questa influenza?

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La tolleranza politica moderna che nasce dal Talmud

La Torah, la letteratura talmudica e il giudaismo medievale hanno un ruolo decisivo per la formazione dell’idea repubblicana

Giulio Busi

«Religione e politica non sono forse la stessa cosa?». Agli inizi dell’Ottocento, quando quell’inguaribile testa calda di William Blake poneva questa domanda ai (pochissimi) lettori del suo Jerusalem, la frase aveva ormai un valore soprattutto provocatorio. Erano quasi due secoli che gli intellettuali europei si scagliavano contro la vecchia alleanza tra Stato e Religione, e le rivoluzioni settecentesche avevano sancito la separazione tra i due domini.

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Torà e scienza: due conoscenze complementari

Nani sulle spalle di giganti

Gianfranco Di Segni

La caratteristica principale dell’Uomo è l’essere stato creato “a immagine e somiglianza” di D-o (Genesi 1: 27). In che cosa l’uomo – nella sua duplice fisionomia di maschio e femmina – è simile a D-o? Un’analisi del racconto della Genesi ci rivela che D-o è il Creatore dell’universo, che la creazione è da Lui stesso definita “buona” (tov) e che Egli si comporta con amore (chèsed) con le Sue creature. Queste caratteristiche devono quindi essere il punto di riferimento anche per il comportamento dell’uomo. L’uomo può e deve esercitare la propria capacità creativa, deve distinguere fra ciò che è bene e ciò che non lo è, e deve comportarsi con amore verso tutte le altre creature.

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Polemiche festive, ultimo atto: la battaglia dei lulavim e degli etroghim

Gianfranco Di Segni

Nelle derashot del ciclo delle feste autunnali di questo anno abbiamo parlato di alcune polemiche sorte fra autorevoli rabbini del recente o antico passato. Per Rosh Hashana abbiamo visto le discussioni intorno al significato del suono dello Shofar; a Kippur abbiamo trattato delle dispute riguardo alla determinazione del calendario. Anche la festa di Sukkot ha dato origine ad aspre polemiche, ma in questo caso i rabbini non sono stati parte in causa e hanno invece svolto un ruolo preventivo e deterrente.

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La donna e le mitzwot di Sukkot

Tratto da una pubblicazione in onore di Keren Perugia per il suo bat-mitzwà,  Chol Ha-Mo’ed Sukkot 5771. Da Torah.it

Gianfranco Di Segni

Una ben nota regola della Mishnà è che le donne sono esenti dalle mitzwòt ‘asè she-hazemàn gheramàn (mitzwot positive legate al tempo; Mishnà, Qiddushin 1, 7 e Talmud bavlì, Qiddushin 34a). Con questa espressione si intende dire “azioni da compiere in un determinato momento del giorno o dell’anno”. Per esempio, le donne non hanno l’obbligo di indossare né i tefillin né il talled, perché entrambe queste mitzwot, secondo l’opinione prevalente, si compiono solo di giorno e non di notte (se però, pur non avendone l’obbligo, le donne abbiano il permesso di osservare queste due mitzwot è un discorso complesso che esula da questo breve scritto).

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