Stefano Levi Della Torre | Kolòt-Voci

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6 ragioni per non punire il negazionismo

Stefano Levi Della Torre

Lo sterminio nei Lager nazisti e l’impiego delle camere a gas sono tra i fatti più documentati che la storiografia abbia affrontato. Tuttavia il prof Claudio Moffa (Università di Teramo), che mi risulta essere stato un tempo di Rifondazione Comunista, poi cacciato dal partito, ha tenuto un “Master” il 25 settembre 2010 volto a negare lo sterminio di massa degli ebrei e l’uso delle camere a gas nei Campi della morte nazisti. Al seminario erano stati invitati a sostegno della stessa tesi, altri noti “negazionisti” da molto tempo in servizio.

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Cosa c’è dietro la fronda dell’ebraismo radical contro il sit-in pro Israele

Domani a Roma l’assemblea. Israel, Magiar e Kahn replicano alla lettera in cui JCall accusa di destrismo la manifestazione bipartisan. Divisioni e vecchi rancori

Il Foglio

Non è piaciuta a JCall-Italia la presenza di esponenti della sinistra e della cultura liberal italiana come Walter Veltroni, Rita Levi Montalcini e Roberto Saviano alla manifestazione “Per la verità, per Israele”, promossa da Fiamma Nirenstein e prevista domani alle 18 e 30 al Tempio di Adriano a Roma. Così Giorgio Gomel, Stefano Jesurum, David Calef, Stefano Levi della Torre e Clotilde Pontecorvo hanno scritto una lettera contro la manifestazione.

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Antisemitismo, rivalsa vittimistica

Stefano Levi Della Torre

In che cosa siamo diversi dagli altri, noi ebrei? Abbiamo storie particolari che in parte ci accomunano; abbiamo culture e tradizioni particolari per chi di noi le vive e le studia; abbiamo anche una religione particolare, per chi di noi ci crede e la pratica. Ci capita però di sospettare di razzismo chi ci considera diversi, e al tempo stesso di offenderci se non viene riconosciuta la nostra diversità. In che cosa vogliamo essere considerati uguali e in che cosa vogliamo sia riconosciuta una nostra differenza? Mi sembra una buona domanda per chiarire i rapporti tra noi e tra noi e gli ‘altri’. Ma occorre considerare che ogni seria differenza può produrre contemporaneamente diffidenza e attrazione, come succede ad esempio tra donne e uomini. Per cui non è logico vantare una nostra diversità pretendendo che questa sia del tutto esente da qualche attrito con coloro rispetto a cui ci differenziamo. Un certo attrito tra noi e gli altri è fisiologico. Qual è la soglia oltre alla quale questo attrito diventa patologico e possiamo parlare lucidamente di sintomi antisemitici? Continua a leggere »