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La colpa di essere Ebrea

Clara Sereni

C’è una gran voglia di semplificare, nel mondo. Anche nel nostro mondo, il mondo della sinistra che in altri tempi aveva assunto il paradigma della complessità come strategia per interpretare la realtà e modificarla. La caduta delle ideologie ci ha privato delle griglie di lettura che (nel bene e nel male) a lungo ci hanno indicato la via. Per prendere posizione nei confronti di avvenimenti via via più articolati e ricchi di addentellati abbiamo ogni volta poco tempo: poco tempo per pensare, per riflettere, per collegare gli eventi, per ripensare la storia. Continua a leggere »

Nuove intolleranze crescono

Giorgio Israel

Riparte dalle università inglesi (e ha code italiane) il boicottaggio accademico di Israele

La campagna per il boicottaggio di Israele in ambiente universitario prese le mosse in modo imponente nella primavera del 2002. Era un susseguirsi di raccolte di firme di professori universitari che aderivano all’indicazione di evitare contatti con le istituzioni scientifiche e accademiche israeliane e persino con i singoli qualora non avessero preso le distanze dalla politica del loro paese. Mi trovavo a Parigi in quel periodo, invitato da un’Università, e ricordo perfettamente il clima avvelenato, i colleghi che si presentavano in keffiah ai seminari, che ti chiedevano quali iniziative si stavano prendendo nelle università italiane contro Israele, come se fosse ovvio che una persona normale non potesse avere una posizione differente. Continua a leggere »

Sguardi sinistri sui “soliti ebrei”

Daniele Scalise

Da ieri è in libreria “I soliti ebrei. Viaggio nel pregiudizio antiebraico nell’Italia di oggi” (Mondadori, 169 pagine, 16,50 euro) dello scrittore e giornalista Daniele Scalise. Il libro racconta le nuove forme di un odio millenario che continua a manifestarsi anche nell’Italia del terzo millennio, a destra come a sinistra, nelle scuole, negli stadi, nelle università, nei media. Quelli che seguono sono alcuni brani del capitolo dedicato all’”odio in rosso”. Continua a leggere »

Condannare senza “se” e senza “ma”

Giorgio Israel

La realtà istituzionale e comunitaria dell’ebraismo italiano deve manifestarsi fermamente e duramente su inaccettabili episodi di razzismo e intolleranza

Mettiamo insieme un po’ di episodi alla rinfusa. Sono passati più di due mesi da quando, all’Università di Pisa, un gruppo di teppisti di estrema sinistra ha impedito al Consigliere dell’Ambasciata di Israele Shai Cohen di parlare, facendo ricorso a metodi di disgustosa violenza e a espressioni razziste e antisemite; e infine, ha rivendicato con orgoglio l’atto che ha “impedito che fosse data voce al rappresentante ufficiale di uno stato assassino”. Continua a leggere »

Com’è successo che la memoria della Shoah alimenti l’antisemitismo

Giorgio Israel

Ha ben ragione Ernesto Galli della Loggia – quando parla della “tendenza da tempo sempre più forte nelle società occidentali che vede singole minoranze di qualunque tipo […] rivendicare un vero e proprio inedito diritto alla propria onorabilità storico-culturale da proteggere con apposite sanzioni penali” – a sottolineare come essa si manifesti “sull’onda di quanto stabilito da molte legislazioni per gli ebrei”. Questa osservazione si completa con quella del direttore del Foglio quando parla di “quella sinistra che è disposta a condannare chi racconta barzellette razziste contro gli ebrei, ma non quei movimenti islamici che puntano a distruggere Israele”. In un libro di alcuni anni fa (“La questione ebraica oggi”), mi permisi di osservare che le radici e le implicazioni della perversione per cui lo sterminio degli ebrei è divenuto, da modello negativo assoluto, il modello positivo per l’affermazione dei diritti delle minoranze, sono legate a due idee: l’unicità della Shoah e il concetto di genocidio. Questa osservazione mi è costata l’ostracismo delle madrasse culturali, ma sono prezzi che si sa di dover pagare. In sintesi. Continua a leggere »

Non difendono Israele ma spingono le Comunità a destra

Ugo Volli

Cara Morashà, gli articoli distribuiti nella newsletter di ieri mi confermano una preoccupazione che nutrivo da tempo. Vi sono alcuni illustri intellettuali ebrei che fanno politica italiana nel nome della difesa di Israele. In particolare mi sembra che più di usare la loro intelligenza per convincere l’opinione pubblica italiana a combattere l’antisemitismo e ad avere uno sguardo equo sulle politiche di Israele, si sforzino di convincere la comunità ebraica a schierarsi esplicitamente per una parte politica, la destra. A questo scopo non esitano a delegittimare o almeno a mettere in dubbio l’autorità di chi come Luzzatto rappresenta ufficialmente gli ebrei italiani; stabiliscono liste di nemici, da D’Alema e in genere la sinistra italiana, al governo spagnolo; tessono improbabili alleanze con i settori cattolici più integralisti, fornendo perfino attestati di persecuzione a Buttiglione.

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Ripensare Sharon

David Bidussa – Il Riformista

Da ieri sera esiste di nuovo una questione israeliana rispetto ai luoghi comuni della convinzione politica. Soprattutto per la sinistra europea e italiana. Ma anche, occorre aggiungere, per coloro che raramente hanno avuto la pazienza di guardare dentro la realtà di Israele e di inquadrarlo come una realtà lacerata, contorta, ma che, alla fine, doveva misurarsi con la politica.

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