Shechità | Kolòt-Voci

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Macellazione rituale: come ti terrorizzo il consumatore

Non si riesce a far passare una legge che vieti a ebrei e musulmani la macellazione rituale? Basta proporre un’etichetta minacciosa. Ma in Gran Bretagna ebrei e musulmani uniti hanno saputo giocare bene le loro carte.

Paolo Pozzi

Carne EtichettaLa deligittimazione della shechità in molti paesi Europei tenta anche di passare attraverso il tentativo di “informazione coatta”, nei confronti del consumatore, relativamente allo stordimento o meno dell’animale prima della macellazione. L’obiettivo è chiaro: buona parte delle macellazioni halal o kasher, per vari motivi, viene destinata al mercato non musulmano e non ebraico. Basti pensare, relativamente al kasher, ai quarti posteriori che non hanno passato la procedura del nikkùr dal nervo ischiatico (גיד הנשה – Bereshit 32, :25) o che sono risultati sì adatti al consumo umano da parte veterinaria ma, per vari motivi, classificati “non kasher”. O, in alternativa, alla produzione industriale di bovini, agnelli e capretti halal in Gran Bretagna, destinati prevalentemente all’esportazione nei paesi islamici, di cui una parte in ogni caso rimane sul mercato interno e indifferenziato.

Un’eventuale etichettatura relativamente al “mancato stordimento” dovrebbe indurre nel consumatore, attento lettore di etichette al supermercato (?!?), un sentimento di repulsione e quindi di rifiuto all’acquisto, con conseguente pressione economica sul venditore di carne che, a sua volta, arriverebbe a preferire carne da “animale stordito” ed a rifiutare – penalizzando commercialmente – il kasher-halal.

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Le parole per dirlo

Uno shochet romano ci spiega la differenza tra carne Kasher e carne Glatt, che secondo rav Elio Toaff era l’unica carne in vendita a Roma prima della guerra, anche se nessuno la chiamava con questo nome. Memoria corta.

Roberto Di Veroli

Trovo che la lettera del Prof. Calimani (Kolòt 12/10/11 in basso) fornisce un buono spunto per poter chiarire maggiormente che cosa è la carne “glatt”, in particolar modo se consideriamo che poche persone che usano questo termine sono mai entrate in un mattatoio, o hanno pratica di kasherut della carne. Tra parentesi: è vero che il termine “glatt” deriva dall’yiddish – e significa “liscio” – , ma la sua origine non ha particolare rilevanza, sia perché esiste il suo corrispondente ebraico “chalak”, sia per altri motivi che esporrò in seguito.

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Mentre a Milano…

Il resoconto dell’ultima seduta di Consiglio dell’11 maggio 2011 in un estratto dell’utile newsletter di Guido Osimo. Le solite storie: Carne, rabbini, consiglieri, strappi…

Guido Osimo

3) LA CARNE KASHER

Guido Osimo

L’Assessore al Culto Milo Hasbani presenta una relazione sulla vendita di carne kasher organizzata dalla Comunità in occasione di Pesach. Tale vendita è andata molto bene: da un lato vi è stato un grande successo presso gli iscritti, dall’altro vi è stato un piccolo utile per la Comunità stessa. Si apre quindi una discussione su come sia meglio continuare questa esperienza.

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E che succede con maiali e aragoste?

Qualche dato scientifico e statistico per il dibattito sulla macellazione rituale

Sono veterinario e con specializzazione in Malattie Infettive in una specie d’allevamento. Oltre a ciò, anche ebreo. Ho notato che si scrive a sproposito relativamente alle macellazioni rituali, ed anche relativamente a quelle con stordimento. Ciò soprattutto perché chi scrive è largamente incompetente in materia e, tipico della cultura dominante europea-cristiana, non riesce minimamente ad immaginare il concetto di “ritualità” relativo alla macellazione, considerando che per la cultura cristiana (a prescindere dal fatto che si sia credenti o meno) non esiste alcuna “ritualità” nelle macellazioni, ma si uccide per mangiare e basta.

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Pressioni inaccettabili sui rabbini

Riccardo Di Segni

Sono contento di aver promosso un bel dibattito con il mio intervento sul Tribunale rabbinico unico italiano. Un po’ meno soddisfatto perché qualcuno ha preso le mie note come un attacco alla sua sincerità. Mi è stata anche rinfacciata diffidenza verso gli interlocutori e come unica preoccupazione il mantenimento del potere rabbinico. Continua a leggere »

La shechità oggi

Dalla nuova edizione di: Gaia Piperno – Deborah Cohenca, Mangio Kashèr

Paolo Pozzi – Veterinario

Da migliaia d’anni la shechità regola, in modo minuzioso, l’uccisione degli animali destinati all’alimentazione kashèr. La shechità è a sua volta inquadrata in un sistema di regole o, se volete, in una “catena” di attività che parte dalla scelta dell’animale (cosa è permesso e cosa è proibito), continua con la verifica della sua sanità e integrità prima della shechità stessa; continua ancora con un’accurata ispezione (bedikà o “ispezione – controllo”) delle carni dopo la shechità; la loro pulitura (nikkùr) dalle parti non ammesse al consumo (alcuni tipi di grasso e di organi; nervo sciatico, ecc.); termina con la loro lavatura e salatura allo scopo di eliminare la maggior quantità possibile di sangue.

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I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »