Shavuot | Kolòt-Voci

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Shavu‘ot: una festa tra nomi e ricordi

Adolfo Locci*

Adolfo LocciIl Mattan Torà, il dono della Torà sul Sinai, è certamente un tema centrale nella Torà. Il monte Sinai è ricordato come il luogo della rivelazione divina e della stipulazione del patto tra Dio e il popolo d’Israele, il luogo dell’ascolto degli ‘Aseret Hadiberot, le Dieci Parole (Esodo 19). E’ dunque curioso il fatto che negli altri libri biblici, ci sia stata una sorta di diminuzione del ricordo di questo fondamentale evento. Ci sono cenni in ‘Ezra e Nechemia (cap. 9:13: “Sei sceso sul monte Sinai a parlare con loro dal cielo”), nel profeta Malachia (cap. 3:22: “Ricordatevi della Torà di Mosè, mio ​​servo, che gli ho comandato sul monte Chorev, per tutto Israele, statuti e sentenze”, nel libro dei Giudici nella cantica di Deborah (cap. 5:4-5: “La terra tremò, anche i cieli gocciolarono…trasudano acqua le montagne davanti al Signore che era sul Sinai”) e nella cantica simile del Salmo 68. Questi pochi riferimenti, non solo indicano un dato forse rilevante per definire quanto sia radicato il ricordo Mattan Torà nel resto della Bibbia ma, soprattutto, sollecitano una riflessione sul rapporto tra la promulgazione della Torà sul Sinai e la festa di Shavu‘ot.

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Bella come un fiore

Dalla derashà tenuta all’Oratorio Di Castro di via Balbo, Roma, in occasione del primo giorno di Shavuot 5773

David Gianfranco Di Segni

Durante il Tikkùn di Shavuòt, la notte dedicata allo studio, ho letto una spiegazione di un brano talmudico sui Dieci Comandamenti che è “bella e perfetta come un fiore”, una immagine che ben si addice a questa giornata in cui le nostre sinagoghe sono piene di fiori ed erbe profumate. Che sia bella come un fiore non lo dico (solo) io, lo dice l’autore stesso, Rabbi Yaakov Yehoshua Falk (1680-1756), nel suo commento Pnei Yehoshua. Il brano del Talmud in questione (Shabbat 87a) riguarda la nota discussione sulla data in cui furono dati i Dieci Comandamenti, se il 6 di Sivàn (come dice la maggioranza dei Maestri) o il 7 (così afferma Rabbì Yosè).

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Shavuot: La montagna rovesciata e l’identità ebraica

David Gianfranco Di Segni

Un midrash del Talmud ( Shabbat 88a) racconta che al momento della donazione delle Tavole della Legge D-o sollevò il Monte Sinai sopra le teste di tutto il popolo ebraico e disse loro: “Se accettate la Torà, bene, altrimenti questa sarà la vostra tomba”. Per chi ha sempre pensato che gli ebrei avessero accettato spontaneamente la Torà, questo midrash risulta un po’ duro da recepire, quasi fastidioso.

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La corona della Torà dei non-ebrei

Universalismo e particolarismo. Qualche riflessione prima di Shavuòt.

Alfredo Mordechai Rabello

Osserverete dunque le Mie leggi ed i Miei statuti, seguendo i quali l’uomo ha la vita; Io sono il Sign-re” (Lev. 18:5). La Torà Temimà (di Rabbì Baruch Halevi Epstein, di Vologin in Lituania) viene a sottolineare l’universalismo della Torà riportando la baraità: ” Tania (si insegna): Rabbì Meir ha detto (Bava Kamà 38a): “Da dove sappiamo che anche un idolatra che si occupa di Torà equivale al Sommo Sacerdote? Dal versetto che dice: “seguendo i quali l’uomo…“. Non è detto: cohanim, leviti, e figli di Israele, ma uomo”.

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Uno studio sulla Torà orale

Marco Ottolenghi

In concomitanza con la festa di Shavuot, il Beth Ha Knesset di Via Eupili ha ricordato i 40 anni dalla sua fondazione dedicando il tradizionale studio della prima notte della festa all’argomento sempre attuale della Torà Orale.

La peculiarità della festa di Shavuot si presta in particolare modo a fare risaltare il ruolo fondamentale della Torà orale nella vita ebraica. È noto in fatti che la festa di Shavuot è conosciuta come ” l’epoca in cui ci fu data la Torà” ma questo evento non viene ricordato nella Torà Scritta come motivo della festa. Per di più la Torà Scritta, in contrapposizione a tutte le altre feste, non indica una data precisa per la celebrazione della festa di Shavuot.

Nel Levitico ( 23; 15) il testo recita: ” E conterete, a cominciare dal giorno successivo a quello di astensione dal lavoro ( Mimachorat hashabat ) dal giorno cioè in cui porterete il manipolo che deve essere agitato, sette settimane che siano complete”. Il testo ci indica un percorso basato sul conteggio di giorni e settimane per arrivare alla meta ma rimane incerto il giorno dal quale bisogna iniziare questo percorso.

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