Sefarditi | Kolòt-Voci

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Ebrei sefarditi? Non meritano le banconote

Nell’articolo del solito Michele Giorgio ci si dimentica che, del tutto marginalmente, le minoranze arabe in Israele sono anche le maggioranze dei nemici di quello stato, ma la notizia delle nuove banconote merita attenzione.

Su nuove banconote solo intellettuali ebrei askenaziti, esclusi sefarditi e arabi.

Michele Giorgio

A quanto pare il destino delle nuove banconote israeliane, che andranno in circolazione tra qualche mese, è quello di generare polemiche. Già nel 2011 il Governatore della Banca Centrale, Stanley Fischer, e il ministro delle finanze, Yuval Steinitz, erano giunti ai ferri corti sull’effigie da imprimere sui nuovi biglietti da 20, 50, 100 e 200 shekel. Fischer sulle banconote voleva gli ex primi ministri Menachem Begin e Yitzhak Rabin ma fu costretto a fare retromarcia di fronte alle proteste di Steinitz che riteneva la scelta «troppo politica». Furono perciò selezionati i più poeti e intellettuali “nazionali” Rachel Bluwstein, Shaul Tchernicovsky, Leah Goldberg e Nathan Alterman.
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Contro gli ultraortodossi di Emanuel

Ho visto la prima newsletter del 23.6 sull’argomento del “razzismo ebraico” ed ho ricevuto poi la newsletter del 24.6, scritta da Michele, a sostegno delle tesi contrarie. Sono rimasto colpito non tanto dal contenuto, giacché ognuno ha ovviamente le proprie idee e giustamente Kolot dà spazio a tutte, ma soprattutto dalla sottotitolazione (un lettore di Kolot smonta le tesi di chi vede nella controversia sulla scuola ultra-ortodossa di Emanuel un caso di razzismo) data ad una lettera che inizia con “mi spiace che da questa newsletter si propaghino informazioni completamente distorte sugli ebrei ortodossi” dando ad intendere ai lettori che il caso sia risolto ed il primo articolo altro non era che propaganda a danno degli ebrei ortodossi.

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A favore degli ultraortodossi di Emanuel

Non posso che confermare quanto Michele (che non conosco) scrive. Abbiamo la fortuna di vivere in Israele. I miei figli sono iscritti in varie scuole “americane”. Al momento dell’iscrizione ci e’ stato chiesto di firmare un modulo con il quale ci impegnavamo a non avere la televisione in casa, no internet, casherut, zniuth, etc. Ho firmato senza problemi perche’ condividiamo queste regole: nessuno ci ha obbligato e se non fossimo stati d’accordo, saremmo andati in un’altra scuola. Continua a leggere »

Macché razzismo: solo criteri di ammissione

Un lettore di Kolòt  smonta le tesi di chi vede nella controversia sulla scuola ultra-ortodossa di Emanuel un caso di razzismo

Caro David, mi spiace che da questa newletter si propaghino informazioni completamente distorte sugli ebrei ortodossi. Di solito lascio passare, ma in questo caso mi sembra opportuno informare. Checche’ ne dica la stampa, le regole di ammissione nella scuola in questione riguardavano solo criteri di osservanza religiosa che, piacciano o meno, sono accettati in altre scuole pubbliche ultra-ortodosse-chassidiche (Bet Yaakov). A prescindere dalle origini (ashkenazite o sefardite) chiunque volesse sottoscriverli veniva ammesso. Tant’e’ che il 30% delle ragazze che frequentano la scuola incriminata di Emanuel sono sefardite, un dato in linea con moltissime altre scuole ultra-ortodosse e una percentuale enorme per una scuola che si autodefinisce chassidica. Come si fa a dire che e’ una questione di razzismo?

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Razzismo ebraico: Meglio la prigione che i sefarditi

Matthew Kalman – Time Magazine

In Israele la guerra culturale interna tra le comunità religiose e i tribunali laici è sfociata nelle piazze giovedì scorso, quando decine di migliaia di ebrei ashkenaziti (europei) ultra-ortodossi hanno paralizzato le strade di Gerusalemme e il sobborgo di Bnei Brak a Tel Aviv con una marcia di protesta. Oggetto della loro indignazione era l’ordine di arresto nei confronti di 43 coppie per aver rifiutato di permettere alle figlie di frequentare una scuola religiosa dove si sarebbero mescolate con le figlie di ebrei religiosi mizrahiti (un termine che a volte si sovrappone a quello di ‘sefarditi’, e che si riferisce agli ebrei che provengono principalmente dal mondo arabo).

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La rabbia degli ebrei cacciati, discriminati e mai risarciti

Michael Sfaradi

Sale lo sdegno fra gli appartenenti alla comunità libica di religione ebraica dopo l’accordo fra il governo italiano e quello libico. Accordo che non prevede alcun risarcimento per chi, allora, si vide portar via tutto ciò che possedeva e si ritrovò sul lastrico. Dobbiamo ricordare che, insieme agli italiani che vivevano in Libia, tutti gli ebrei libici, dopo la confisca dei beni mobili ed immobili, furono cacciati dalle loro case ed espulsi dalla nazione all’indomani del colpo di Stato che portò il colonnello Gheddafi al potere. E’ doloroso chiedere il parere a chi, per il solo fatto di essere ebreo subì un crimine contro l’umanità e che dopo essere stato ridotto alla fame conobbe i campi di raccolta prima dell’espulsione. Ma noi lo abbiamo fatto ed abbiamo constatato che oltre al dolore mai sopito per ciò che accadde, c’è la certezza di essere stati traditi ancora, questa volta dal governo italiano. Non traditi da un governo qualsiasi ma da quello che hanno votato (dopo tanti anni di residenza in Italia la quasi totalità degli ebrei libici ha assunto la cittadinanza italiana), dal leader che si era sempre dimostrato amico di Israele ed attento alle ragioni degli ebrei di tutto il mondo.

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Allam e Magiar sugli ebrei dei paesi arabi

Gli arabi senza gli ebrei

Magdi Allam – Corriere della Sera 19 novembre 2004

Israele forziere delle identità arabe mutilate.

Israele depositario della cattiva coscienza dei popoli arabi.

Israele testimonianza vivente della realtà storica dei Paesi arabi tutt’ora negata, falsificata, ignorata.

Vedendo il documentario The silent exodus di Pierre Rehov sull’espulsione e la fuga di un milione di ebrei sefarditi, ho capito meglio la tragedia di comunità che erano parte integrante e fondamentale delle società arabe, e ho soprattutto scoperto l’essenza della catastrofe che si è abbattuta e da cui non si è più risollevata la fin troppo mitizzata Nazione araba. Continua a leggere »