Riccardo Di Segni | Kolòt-Voci

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Eluana e gli ebrei

La dolorosa vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da 16 anni, con la sentenza che consente oggi di interrompere l’alimentazione artificiale che la tiene in vita, riapre in Italia la discussione sull’eutanasia, anche se in questo caso, dice il padre della giovane donna: “si tratta di lasciare che la natura riprenda il suo corso”.

Ma qual è il pensiero ebraico a riguardo? Lo spiega rav Riccardo Di Segni, medico e rabbino capo della Comunità ebraica di Roma.

Chi si trovi davanti a un malato estremamente sofferente, sia per condizione professionale che per qualsiasi altro motivo, può essere indotto a reagire all’intenso stimolo emotivo ed umanitario con risposte di tipo differente: dal rifiuto delle responsabilità ad un forte impegno personale che, a sua volta, può realizzarsi in modi opposti, dal desiderio di affrettare la morte del malato per porre fine alle sue sofferenze (eutanasia), al tentativo esasperato di curarlo ad ogni costo (accanimento terapeutico).

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Ebrei e cattolici: C’eravamo tanto amati

Le reazioni all’articolo sulle dichiarazioni di rav Di Segni sul sito della Stampa di Torino: Si legge dal basso in alto. Alcuni fanno paura.

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Chanukkà: tante anime, un unico senso

Riccardo Di Segni – Rabbino Capo di Roma

Tutte le feste ebraiche hanno significati molteplici e Chanukkà non è un’eccezione. Proviamo a riassumerne i differenti aspetti, alcuni noti, altri meno noti o persino ignoti:

Il solstizio invernale

Chanukkà cade nel momento dell’anno in cui la durata della giornata solare diventa minima, per poi riprendere a crescere. Secondo il Talmud per questo momento fu istituita, da Adamo, la prima festa dall’umanità, che poi divenne una festa pagana.

La raccolta delle olive

Le principali feste ebraiche hanno un significato agricolo. Chanukkà cade nel momento in cui si fa la raccolta delle olive e se ne spreme il primo olio del nuovo raccolto. Il miracolo durò otto giorno perché tanti erano necessari per andare a fare dell’olio nuovo e riportarlo al Beth haMiqdash.

L’indipendenza politica

Il governo seleucide era oppressivo e intollerante. La rivolta, secondo alcune fonti, scoppiò per sottrarsi all’abuso dello jus primae noctis imposto dagli occupanti. Chanukkà celebra la riconquista dell’indipendenza politica ebraica dopo secoli di sottomissione, prima persiana poi greca.

La fine della persecuzione religiosa e la restaurazione del Beth haMiqdash.

L’occupante greco non proponeva pacificamente una religione differente, ma l’imponeva con la forza, introducendo culti pagani nel Beth haMiqdash, mettendo a morte chi non accettava l’idolatria e chi continuava a praticare i riti ebraici fondamentali come la Milà e lo Shabbat. Chanukkà celebra l’inaugurazione del Santuario, ed è l’unica inaugurazione tra le varie che ci furono che viene ricordata con una festa.

La vittoria sugli ellenisti

Non c’era solo un’entità esterna opprimente, sfruttatrice, intollerante e persecutoria. C’era una parte di popolazione ebraica che condivideva e collaborava pienamente al programma di sostituzione della cultura tradizionale ebraica con quella ellenica, per convinzione, o per conformismo, o per ambizione di potere. La rivolta fu anche una dura guerra civile contro collaborazionisti interni

Il/i miracolo/i

Chanukkà è la festa del miracolo, di ciò che razionalmente è impossibile ma poi avviene. Non era possibile che un gruppo sparuto di ribelli piegasse una potenza occupante, eppure questo avvenne. Non era possibile, parallelamente, che una piccola quantità di energia bastasse tanto a lungo, eppure avvenne. In opposizione alla cultura e alla filosofia greca basata sulla sola razionalità Chanukkà propone il tema del miracolo e del meraviglioso nella storia. Nella storia del popolo ebraico chi non crede al miracolo non è realista.

Ogni epoca e ogni comunità hanno rimosso o accentuato qualcuno di questi significati. La trasformazione pagana e orgiastica della festa del solstizio ha fatto sì che il popolo ebraico ne cancellasse quasi del tutto il ricordo, lasciando un vuoto che fu poi riempito dal significato storico e religioso. Il senso agricolo della festa è sempre stato sullo sfondo, ma quasi nessuno ne parla direttamente. Per gli Asmonei Chanukkà era la festa della fondazione della loro dinastia, ma gli Asmonei finirono col perseguitare i Farisei, che a loro volta cancellarono ogni significato politico dalla festa. Con il Sionismo l’idea dell’eroe Jehuda haMaccabì ha ripreso tutta la sua suggestione. Ancora oggi le diverse anime di Chanukkà coesistono e confliggono nelle diverse forme dell’identità ebraica.

Nella festa dello spirito, della resistenza e della luce, le fiamme che brillano trasmettono ad ognuno messaggi e suggestioni comuni e differenti. L’energia d’Israele non si esaurisce e non si esprime mai in un modo monotono. Ma i diversi significati sono come degli indizi, delle tracce sparse in luoghi differenti che portano tutte verso un unico punto.

Proviamo a fare questa “caccia al tesoro”: il solstizio propone il tema del rinnovamento nel cielo in ogni ciclo annuale, come la raccolta delle olive ricorda la natura che dà i suoi frutti periodicamente; comune a queste due situazioni naturali è il tema della luce, quella del sole e quella prodotta dalla combustione dell’olio; di qui l’idea che tutto questo possa essere l’espressione di un meccanismo automatico, ciclico e garantito, e che di luce ne esista solo una, quella che vediamo; ed ecco una civiltà -quella greca- che impone queste idee a una cultura differente -quella ebraica-, pretendendo di essere luce della ragione, che da una parte seduce ma dall’altra è brutale oppressione; un buio che fa finta di essere luce e una luce che rischia di spegnersi perché manca l’energia; finalmente un nuovo potere politico ebraico riesce inaspettatamente a recuperare la poca energia esistente, anche se dopo qualche tempo dimentica e tradisce i motivi ideali che l’hanno sostenuto; ma dietro a tutto questo, malgrado le difficoltà c’è un pensiero diverso, uno spirito diverso, che cerca e testimonia la vera luce, che supera la ciclicità della natura, e riesce a resistere in purità a ogni tentativo violento o seduttivo di cancellazione.

Miracolo della sopravvivenza, sopravvivenza del miracolo.

C’è tutto questo in Chanukkà. “E stabilirono otto giorno per Lode e Ringraziamento…” ‘Al hanissim we’al haniflaot…. “Per i miracoli e per i prodigi… che facesti ai nostri Padri in quei giorni, in questo tempo”

Goi qadòsh: senza il qadòsh resta il goi

Risposta sul mensile torinese Hakeillah alle critiche scatenate dal suo articolo: “DICO: quello strano silenzio dell’ebraismo italiano” del maggio 2007.

Riccardo Di Segni

Il giorno in cui Pio IX fu beatificato, il TG1 delle 20 ne parlò come prima notizia, dando subito la parola ad Amos Luzzatto, allora presidente dell’UCEI, che esprimeva la sua protesta. Faceva benissimo Amos Luzzatto a protestare, ma in quella notizia e nell’atmosfera politica e mediatica che la circondava c’era qualcosa che non andava. Perché se la beatificazione di Pio IX feriva la memoria ebraica (caso Mortara ecc.) molto di più feriva lo Stato italiano, risultato della lotta risorgimentale. Davanti al colpo di spugna storico, nella quasi totale assenza dei laici italiani, a difendere memorie comuni e il principio di separazione tra Stato e Chiesa c’era rimasta solo l’UCEI. Non potevamo non farlo, ma non dovevamo essere lasciati soli.

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Il rabbino: “Islamici, fate come noi”

Intervista. La via di Di Segni all’integrazione in Italia

Arrigo Levi – La Stampa

La convivenza fra gli immigrati islamici in Italia e in Europa (18 milioni nell’Unione Europea) e le nazioni ospitanti, è tutt’altro che facile. C’è chi teme che l’Europa sia già «Eurabia», chi vede nelle moschee, che aumentano sempre di numero, solo dei focolai di terrorismo, chi giudica impossibile l’integrazione degli islamici nelle nostre società cristiane e laiche. Non tutti condividono questi timori. Un’inchiesta della Brookings, una serie di articoli del Financial Times, ridimensionano drasticamente il problema, ricordando che un secolo fa l’immigrazione di italiani, o di ebrei russi, in America o in Francia, aveva suscitato eguali timori. Oggi il Presidente francese si chiama Sarkozy e la Presidente della Camera dei Rappresentanti americani si chiama Pelosi.

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Prima di Neilà

Riccardo Di Segni

La derashà al Tempio Maggiore di Roma prima della preghiera conclusiva di Yom Kippur

Stiamo per entrare nel momento finale e più solenne di questa lunga giornata di preghiera. Con il sole all’orizzonte e gli alberi che proiettano l’ombra più lunga, inizia la preghiera di Neilà. Molti di noi stavano qui o in altre Sinagoghe già da ieri sera, e di nuovo da questa mattina. Molti altri accorrono in questi momenti e le Sinagoghe si riempiono al massimo. L’affluenza di queste ore ha come unico esempio la tarda mattina del primo giorno di Rosh haShanà. Questo non succede solo a Roma, succede in tutto il mondo ebraico. Almeno in questo non siamo diversi dagli altri ebrei del mondo. In ogni Comunità c’è chi viene al Beth haKeneset tutti i giorni, c’è chi ci viene due-tre volte all’anno, e questa è una di queste volte, e chi non ci viene mai.

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DICO: quello strano silenzio dell’ebraismo italiano

Bisogna dire con chiarezza che non tutto è moralmente accettabile come nel caso dell’omosessualità maschile

Riccardo Di Segni – Rabbino Capo di Roma

C’è uno strano silenzio dei diversi esponenti dell’ebraismo italiano su un tema che è stato tanto dibattuto in Italia negli ultimi mesi, quello dei DICO, la legge sulle convivenze che è stata presentata e poi rallentata nel suo iter parlamentare. Anche Shalom, che nello scorso mese ha pubblicato alcuni articoli dell’argomento, ha dato delle spiegazioni, ma non ha riportato dichiarazioni e pronunciamenti ufficiali, né poteva farlo perché fino a quel momento non c’erano stati. Un silenzio che contrasta da una parte con il fortissimo intervento della Chiesa Cattolica su questo tema e dall’altra con la ormai abituale loquacità ebraica su tanti temi disparati, dalla politica alla bioetica. Come gli ebrei italiani intervengano su temi di politica italiana o mediorientale lo sappiamo tutti. Su temi caldi di bioetica, ad esempio la fecondazione artificiale oggetto di referendum lo scorso anno, o nel dibattito sull’eutanasia sollevato dal caso Welby, gli interventi ebraici ci sono stati, anche se qualcuno, forse non bene informato, ha sostenuto il contrario, insinuando persino che un presunto nostro silenzio sarebbe dovuto alla riluttanza a non condividere pubblicamente le posizioni della Chiesa; ma il silenzio non c’è stato e le posizioni ebraiche in entrambi i casi non erano sovrapponibili a quelle della Chiesa. Continua a leggere »