Rashi | Kolòt-Voci

Tag: Rashi

Spezzare le tavole per salvare il popolo

Come la fine e l’inizio della Torà sono unite

Alfredo Mordechai Rabello

La mattina di Simchat Torà terminiamo la lettura della Torà, che si chiude con le parole: “e per tutta la mano forte e per tutte le cose grandi e terribili che Mosè operò di fronte a tutto Israele” (Deut. 34:12) e Rashì commenta: “il suo cuore gli diede la forza di spezzare le tavole davanti ai loro occhi, come è detto: “spezzandole (le due tavole) davanti ai vostri occhi” (Deut. 9:17) ed il Signore fu concorde con la sua opinione, come è detto: “che hai spezzato” (Es. 34:1) venga aumentata la tua forza (= bravo) per averle spezzate“.

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Grammatica dei tempi messianici

Nuovo libro della filosofa Donatella di Cesare collaboratrice della newsletter L’Unione informa dell’Ucei.

Ugo Volli

Il pensiero ebraico è attaccato al senso letterale di ogni singolo versetto del Tanakh e non vi rinuncia mai, come insegna Rashì, ma nemmeno se ne accontenta. Guarda il testo più da vicino del versetto, interroga ogni singola parola, arriva fino a porsi il problema delle lettere e delle loro particolarità grafiche (Perché la Torah inizia con la bet? E perché vi sono dei punti che sottolineano certe parole, in una ventina di casi? E perché ancora certe parashot sono aperte, cioè separate da uno spazio che arriva fino al margine della colonna e altre no?). E guarda anche assai più lontano, cerca per l’intera Scrittura rime di senso e di espressione, ricorrenze verbali, contrapposizioni e somiglianze, prende ispirazione nei brani aggadici del Talmud e nel Midrash, compone percorsi ermeneutici che ripiegano il Testo in mille corrispondenze capaci di generare senso col crepitio e le scintille di contatti elettrici. E’ un lavoro difficile, che necessita del più grande rigore per controbilanciare la familiarità che inevitabilmente si prende con la linearità del Testo. In esso si trova il piacere intellettuale dello studio e la peculiare sapienza di Israele, ma anche la sua irriducibile originalità rispetto al sapere dell’Occidente, cioè alla filosofia.

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La via mediana

Il punto di vista ebraico tradizionale sulla famiglia in un’interpretazione tardo-cinquecentesca della Parashah di questa settimana.

Alberto Somekh

Non è la prima volta nella storia che si mette seriamente in discussione il ruolo della famiglia nella società. Era già accaduto ai tempi biblici. Leggiamo quanto recitano in proposito alcuni versetti della Parashah di questa settimana, Beha’alotekhà: “E quando (l’Arca) si posava (Mosheh) diceva: Torna H. alle miriadi e alle migliaia di Israel. E il popolo cercava pretesti cattivi alle orecchie di H… Ricordiamo il pesce che in Egitto mangiavamo gratis… Mosheh udì il popolo che piangeva per le sue famiglie…” (Bemidbar 10,36; 11,1 e 10).In cosa consisté la ribellione? Qual è il legame con il versetto precedente, che parla delle “miriadi e migliaia di Israel”? Secondo la ricchezza di sfumature tipica della lingua ebraica la parola mit’onenim (“cercava pretesti”) può anche essere connessa con il vocabolo onèn, “fare lutto”. Ed ecco che Rashì interpella il Midrash e ci introduce ad una lettura originale di tutto l’episodio.

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Bereshit: La creazione di un mondo migliorabile

Shelomo Itzchak Siegelman

Un’ipotetico studioso che si accingesse a realizzare uno studio sul Creatore e il suo ambiente, basandosi sulla lettura della creazione dal libro di Bereshit e del relativo commento di Rashi, a una prima superficiale lettura raggiungerebbe la preliminare conclusione che il Creatore è dotato di una personalità insicura e titubante.

Il primo verso recita:

“All’inizio creò il Signore il cielo e la terra (Bereshit 1,1)”

Commenta Rashi: All’inizio era sua intenzione di crearlo (il mondo) con la giustizia. (simboleggiata dalla definizione “Signore” resosi quindi conto che il mondo non poteva mantenersi anticipò la “misericordia” (simboleggiata da Hashem-Signore) e la associò alla “giustizia”. Continua a leggere »