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L’imperativo della Bibbia

Elena Loewenthal

La licenza di intimità – dieci ore da trascorrere anima e corpo con la moglie ancora sconosciuta biblicamente – concessa a Igal Amir, assassino di Rabin, solleva una congerie contraddittoria di sentimenti. Essa è soprattutto l’improbabile incrocio di leggi e di universi opposti fra loro. Da una parte si staglia l’imperativo biblico. Quel «prolificate, moltiplicatevi» che è una specie di ritornello nel primo capitolo della Genesi. È il dettato ripetuto ai pesci e alle bestie selvatiche, persino a «ogni sorta di esseri striscianti», prima ancora che ad Adamo ed Eva. E’ la voce di un’ecologia primigenia, dove il destino di tutte le creature s’accomuna nella fatica e nella gioia di perpetuarsi. Se nell’ebraismo non esiste peccato originale, è proprio grazie a questo comando che la gravità di quell’originaria trasgressione si offusca: ogni volta che un bambino viene al mondo, il suo vagito è come se riconciliasse Iddio con l’umanità, mitigasse la Sua collera di fronte all’antica scena del frutto incautamente assaggiato da Eva. Continua a leggere »