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Nascere ebreo in un paese arabo

Tra memoria e storia – Nascere ebreo in un paese arabo

David Meghnagi[1]

Segna con una traccia rossa la prima pagina del libro, perché la ferita al suo inizio è invisibile (Edmond Jabes,  Il Libro delle interrogazioni)

1. Il pogrom del 1945 tra memoria e storia.

Parlare dei pogrom del novembre ’45 e del giugno ’48 era un tabù. Sul terrazzo soprastante la casa in cui abitavo c’era una scritta in gesso bianco: “novembre 1945, giorno della chomata”. Con questo termine due miei fratelli avevano dato un nome al massacro (pra’oth) di oltre trecento persone (secondo i calcoli ufficiali: 167 persone): decine di corpi mutilati, sinagoghe bruciate e profanate, rotoli della Torah calpestati, fatti a pezzi e bruciati, donne incinte, cui era stato squarciato il ventre, bambini con la testa spaccata contro le pareti[2].

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Il pogrom e l’esodo dei 40 mila ebrei libici

Furono 40 mila gli ebrei libici espulsi nel 1970, assieme agli italiani. Come gli ebrei di Djerba, di fronte alla città tunisina di Gabès, dove una comunità ebraica fu creata nel 586 a.C. da profughi di Gerusalemme in fuga dopo la distruzione del primo Tempio da parte del babilonese Nabucodonosor. Come gli ebrei della bellissima Casablanca, dove c’è la seconda sinagoga più grande del mondo e dove al Qaeda ha colpito tre anni fa. Come gli ebrei d’Algeria, che erano 200 mila ebrei nel 1962 e si sono ridotti a un centinaio scarso. Come gli ebrei di Siria, che dai 45 mila del 1948 sono passati ai 5.000 del 1987 e ai 63 del 2001.

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ll “transfer”

Dani Mimun

Gli arabi correvano per le strade come impazziti. Ad ogni vicolo si univano nuovi arrivati ed il fiume dei facinorosi fluiva per le strade brandendo coltelli, bastoni, pietre. Gli occhi iniettati di sangue, gli spiriti esasperati, urlavano, con odio e passione, l’antico ma attualissimo ritornello, sempre lo stesso: “ Morte agli ebrei!”.

La scena era sempre la stessa. Identica. Identica in tutto e per tutto a quelle viste nel sud della Francia, durante il processo Dreyfus; in Germania, in Austria; a quelle vissute in Polonia e anche in Russia, dove i Cosacchi anziché a piedi caricavano a cavallo gli abitanti dei piccoli villaggi coperti dalla neve; a Roma nel Medio Evo, in Spagna, in Portogallo, ovunque in Europa, ovunque. Come anche a Baghdad, come ad Aleppo, non più di vent’anni prima. Continua a leggere »

Ebrei con gli occhi a mandorla. Ecco la «tredicesima tribù»

La « Piccola Vienna » di Shanghai: per molti fu un rifugio dal nazismo

Giorgio Pressburger

Fino a poco tempo fa, quando mi facevano domande sull’ Europa centrale, rispondevo con il paradosso secondo il quale, in realtà, l’ Europa centrale si trovava ovunque, tranne che in India e in Cina. Infatti, le migrazioni forzate di numerose famiglie, soprattutto ebraiche, fuggite nel Novecento in America, in Australia, in Africa, hanno portato la cultura centroeuropea in molte parti del nostro pianeta. Pensavo che solo i due colossi asiatici facessero eccezione. Ultimamente un viaggio fatto in Cina mi ha persuaso del contrario. A Shanghai, città di quattordici milioni di abitanti della Cina sudorientale, è esistita, fino al secondo dopoguerra, una folta colonia di ebrei arrivata in tre ondate successive. La prima, nell’ Ottocento, da Bagdad, l’ oggi martoriata città dell’ Iraq, la seconda, all’ inizio del Ventesimo secolo, soprattutto dalla Russia zarista, in seguito ai sanguinosi pogrom , la terza al tempo delle persecuzioni naziste, dalla Germania, dalla Polonia e da altri Paesi della famosa e famigerataMitteleuropa. Nel 1944 questa « colonia » contava circa quarantamila anime, tante quanti sono tutti gli ebrei nell’ Italia di oggi. Il quartiere dove questi ebrei si erano installati ancora adesso si chiama con il nome eloquente di « Piccola Vienna ». Continua a leggere »

La giornata della memoria… corta (3)

Tre intolleranze per un discorso che dura da secoli

David Bidussa

L’antisemitismo è molte cose. Un tentativo di spiegazione del mondo a fronte dell’impossibilità di trovare un bandolo che dia ragione delle cose; la pretesa di individuare le origini del male e le cause del suo persistere in un soggetto dato; è la descrizione di un sistema di potere di cui ci si autodefinisce come vittime e di cui si indica negli ebrei il soggetto collettivo che ne incarnerebbe l’essenza. Continua a leggere »