Palestinesi | Kolòt-Voci

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1947. Quando Ada aveva diciassette anni

La nascita di Israele, il sionismo, il kibbutz, la guerra e la pace, nella testimonianza di una protagonista d’eccezione: Ada Sereni, nipote di Enzo e Mimmo Sereni, figlia di Enrico e di Agar. L’intervista e’ tratta dal documentario ”Figlie della terra di Canaan” di Nella Condorelli, produzione SPI CGIL e RAI News24. Con la testimoninanza di Dyala Al Husseini, Jacqueline Sfeir, Amal Hassan, Khadra al-Akwas, Neri Livneh, Manuela Dviri, Sheeva Friedman, Rania Arafat, fara’ parte di un libro di prossima pubblicazione “Muro contro muro. Le donne israeliane e palestinesi di fronte al conflitto mediorientale”. Continua a leggere »

Perché il film Munich di Spielberg è uno stravolgimento della verità

Rabbi Benjamin Blech

Il settimanale Time lo ha giudicato un capolavoro, ma il film Munich di Spielberg, anche se opera di innegabile grandezza cinematografica, è una tragedia culturale e politica. L’ironia è incredibile: il film lascerà le sue decine di milioni di spettatori con un messaggio che è diametralmente opposto al vero significato di quanto accaduto a Monaco nel XX secolo e agli eventi che hanno portato a quella tragedia, eventi che Spielberg aveva sottolineato potentemente in Schindler’s List. Continua a leggere »

Sguardi sinistri sui “soliti ebrei”

Daniele Scalise

Da ieri è in libreria “I soliti ebrei. Viaggio nel pregiudizio antiebraico nell’Italia di oggi” (Mondadori, 169 pagine, 16,50 euro) dello scrittore e giornalista Daniele Scalise. Il libro racconta le nuove forme di un odio millenario che continua a manifestarsi anche nell’Italia del terzo millennio, a destra come a sinistra, nelle scuole, negli stadi, nelle università, nei media. Quelli che seguono sono alcuni brani del capitolo dedicato all’”odio in rosso”. Continua a leggere »

Alain Finkielkraut: “Mai gli Ebrei si sono sentiti così soli”

Il filosofo analizza la situazione nel Medio-Oriente e tenta di spiegare l’insuccesso del processo di pace.

Marianne: In Israele lei ha parlato con un gran numero di responsabili politici ed intellettuali, in particolare a sinistra. Ha avvertito questo smarrimento del campo progressista israeliano del quale si parla, mentre il ciclo attentati-suicidi e rappresaglie sembra doversi ripetere all’infinito ?

Alain Finkielkraut: Ho avuto una lunga conversazione con Benny Morris, il capo fila di questi nuovi storici che hanno messo in difficoltà la leggenda dorata del sionismo. Dal lavoro di Morris, risulta il fatto che nel 1948 da 600.000 a 700.000 Palestinesi sono fuggiti poiché la loro società, in via di decomposizione, non era pronta ad affrontare la guerra, ma anche perché subivano atti di espulsione e di intimidazione da parte degli ebrei. Nel 1998, all’epoca della prima intifada, lo stesso Benny Morris è stato in prigione per essersi rifiutato di servire nei Territori occupati. A partire dal 1992, ha creduto alla pace. Allora tutto sembrava possibile: la Giordania concludeva un trattato, la Siria negoziava, il blocco comunista era distrutto, la risoluzione «vergognosa» dell’ONU, secondo la definizione di Michel Foucault, assimilante sionismo e razzismo veniva abbandonata, Arafat, a secco dalla guerra del Golfo, adottava una attitudine più morbida. Poi tutto è crollato, a partire dal fatto dell’incapacità dei Palestinesi a dire almeno «si ma» ai compromessi che erano stati loro proposti a Camp David. Questo massimalismo, aggiunge Benny Morris, gli procura guai sin dagli anni 30. Continua a leggere »

Europa e Israele, paure parallele

ADRIANO SOFRI

AFFRONTO un problema delicato come la nuova demografia europea col solo proposito di osservarlo da un punto di vista inedito. Passerò attraverso la situazione dello Stato di Israele, rovesciando la sua proverbiale singolarità, e immaginandola invece come un termine di paragone del destino europeo. Questo itinerario sembrerà a qualcuno stravagante, o senz´altro scandaloso. Posso solo dire che si tratta di un esercizio astratto, e invitare alla pazienza. Continua a leggere »

Che non ci tocchi mai

Andrea Jarach e Danielle Sussmann Seiteanu rispondono a Riccardo Calimani

Caro Riccardo,

ricevo tramite Morasha la tua lettera aperta al Primo ministro di Israele Ariel Sharon. Permettimi dunque di risponderti nella speranza di rappresentare almeno tanti altri ebrei italiani quanti ne rappresenti tu. Anche la mia famiglia vive in Italia da circa 500 anni anche se non sempre a Milano, dove solo da un secolo gli ebrei risiedono permanentemente, ciononostante quando Sharon ha parlato, e io ero presente a Roma al suo discorso, ho sentito un brivido nella schiena.

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Tre controversi sì

Rav Gambler

Documentazione per affermare senza esitazione i seguenti 3 controversi SI:

Si alla Barriera difensiva tra un popolo cultore di morte e uno esaltatore di vita.

Si all’eliminazione mirata di personaggi riconosciuti colpevoli di omicidi passati e futuri.

Si alla neutralizzazione del terrorismo, ovunque mimetizzato a collegare interruttori e candelotti esplosivi.

LA BARRIERA DIFENSIVA

Pur custodendo in casa oggetti di valore come: brillanti, monete antiche, tele d’arte o francobolli, a qualcuno, mettiamo il caso di nome “Guido”, potrebbe malauguratamente capitare di dover [soprav]vivere in un quartiere malfamato, aggiungiamo pure che in passato a piu’ riprese, ignoti siano piombati in casa di Guido ferendolo e derubandolo. Continua a leggere »