Olocausto | Kolòt-Voci

Tag: Olocausto

Chi sono i sopravvissuti che flirtano con Hamas

Chi c’è dietro l’appello dei “sopravvissuti alla Shoah contro Israele”? Altro che “nonnine”. Organizzano il boicottaggio e flirtano con Hamas

Giulio Meotti

Hedy Epstein

Hedy Epstein

Il titolo su Repubblica faceva un certo effetto: “Gaza, oltre 300 sopravvissuti alla Shoah contro Israele”. Purtroppo, i sopravvissuti non erano “oltre”, e neppure “trecento”. Ma venti. Gli altri erano figli o nipoti o lontani parenti. Eppure, la storia è dilagata sui media di tutto il mondo. La Bbc: “Famiglie dell’0locausto criticano Israele su Gaza”. Poi l’Independent: “Sopravvissuti all’Olocausto e loro discendenti accusano Israele di genocidio”. E così via. Ma chi c’è dietro a questa campagna apparsa addirittura a tutta pagina sul New York Times?

La polemica è scoppiata in risposta a una iniziativa del più noto dei sopravvissuti alla Shoah, lo scrittore e premio Nobel Elie Wiesel. In un annuncio a pagamento sul New York Times e il Washington Post, l’autore de “La notte” ha scritto: “Nella mia vita ho visto bambini ebrei gettati nel fuoco e adesso vedo bambini usati come scudi umani, da fedeli al culto della morte non dissimili da coloro che venerano Moloch. Questa non è una battaglia di ebrei contro arabi o di Israele contro i palestinesi. E’ una battaglia tra coloro che celebrano la vita contro i campioni della morte. E’ la civilizzazione contro la barbarie”. A Wiesel rispondono con un’altra pagina a pagamento sul New York Times e altri giornali 327 firmatari. “Come ebrei sopravvissuti e discendenti di sopravvissuti e vittime del genocidio nazista, inequivocabilmente condanniamo il massacro di palestinesi a Gaza e l’attuale occupazione”. Hajo Meyer, primo dei firmatari, ha scritto un libro sulla “fine del giudaismo” ed è stato ospitato dalla tv di Teheran e colonizzazione della storica Palestina”.

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Quello schiaffo al mito Perlasca

Un saggio spagnolo contesta i meriti del salvatore di ebrei La contestazione Perlasca non sapeva parlare l’ungherese né il tedesco: per salvare i perseguitati avrebbe avuto bisogno di un interprete, che non cita mai

Andrea Nicastro

«Vorrei che emergessero chiare due cose», dice il giornalista d’inchiesta Arcadi Espada. «La prima è che non sono un nazionalista, il mio libro non vuole essere una sfida tra Italia e Spagna. La seconda è che non ho niente di personale contro l’italiano Giorgio Perlasca. Solo vorrei che anche altri ricevessero il riconoscimento a cui hanno diritto». Buona l’intenzione. I libri, però, una volta pubblicati smettono di appartenere a chi li ha scritti e, lo voglia o meno lo stesso Espada, la sua indagine va a smontare un mito italiano che vive attorno a una Fondazione, a un film Rai e a un buon numero di biografie.

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Quel silenzio dei bambini che salvò il piccolo ebreo

Durante la guerra un piccolo israelita fu protetto dai compagni di scuola. Tradate, Joel e Pietro si ritrovano dopo 70 anni. Da Israele il riconoscimento di «Giusti fra le nazioni»

Claudio Del Frate

Joel Diena

TRADATE (Varese) – «Nessuno di voi conosce un bambino ebreo?» domanda la maestra. E fu allora che in classe tutti tacquero. Era una mattina del 1944, erano gli anni bui della guerra, dei nazisti che occupavano l’Italia, delle leggi razziali che avevano aperto la strada dell’Olocausto. Quel silenzio, quel piccolo grande gesto di eroismo dei bambini di Tradate ha salvato dalla morte un piccolo ebreo che era in mezzo a loro, sotto mentite spoglie. Quasi settanta anni dopo Joel Diena, il bambino israelita divenuto nel frattempo medico a Ottawa, in Canada, ha riabbracciato i suoi salvatori: Peppino Pellegatta, che oggi ha 80 anni e che a Joel insegnò a giocare a carte, ma soprattutto Pietro Lomazzi, settantaquattrenne, che per quattro anni divise la sua casa con la famiglia di Joel.

È l’industria della memoria che porta al prossimo Olocausto

Libro-choc di Rosenfeld

Giulio Meotti

“La morte di milioni è stata trasformata in intrattenimento popolare e in una forma di liturgia teologica, persino in una banale piattaforma di educazione civica”. Alvin Rosenfeld, storico americano dell’Università dell’Indiana e pioniere di fama negli studi sull’antisemitismo, è durissimo con i guardiani della memoria dell’Olocausto. Ha scritto un libro, “The end of the Holocaust”, la fine dell’Olocausto, per denunciare e sviscerare la “volgarizzazione”, la “banalizzazione” e i rischi dietro a questa dittatura della memoria.

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Omosessuali e Olocausto 2

Anche Kolot sulla graticola. Tutto si può dissacrare nel mondo occidentale, ma nulla sembra di più sacro della vulgata gay politically correct. Commentino in calce.

Lettori credenti scrivono a Kolot

Definire una banalizzazione della Shoah la condivisione della memoria con coloro che hanno subito discriminazioni a causa non di ciò che facevano ma di ciò che erano, per il solo fatto di “essere”: Zingari, Omosessuali, Testimoni di Geova, o a causa della loro opposizione politica al regime nazista, mi sembra una manifestazione di insensibilità e di chiusura mentale in totale contrasto con i principi su cui si fonda il pensiero ebraico: il perseguimento della giustizia e della dignità per tutti gli esseri umani. Negare ad altri la memoria delle sofferenze da essi patite, attribuire al dolore una scala di valori diversa in base a chi lo ha subito, è ingiusto e vergognoso.

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La religione olocaustica

Un articolo al vetriolo dell’antisionista Gilad Atzmon che vive a Londra e scrive sulla rivista di estrema sinistra Counterpunch. Tradotto in italiano da un sito cattolico integralista e negazionista di estrema destra. Gli estremi si toccano.

Trattenete le tastiere: Kolot si dissocia, ma decide di pubblicare.

Ghilad Atzmon

Yeshayahu Leibowitz, il filosofo che era anche un ebreo osservante, disse una volta ad Uri Avneri (figura storica del pacifismo israeliano, ndr): «La religione ebraica è morta due secoli fa. Oggi nulla unisce gli ebrei nel mondo, a parte l’olocausto». Il filosofo Leibowitz , nato in Germania, è stato il primo a vedere che l’olocausto è diventato la religione degli ebrei. L’olocausto è ben più che una narrazione storica, contiene anzi molti elementi di una religione. Ha i suoi grandi sacerdoti (Elie Wiesel, Simon Wiesenthal, ecc.), i suoi profeti (Shimon Peres, Benjamin Netanyahu e tutti quelli che «profetizzano» l’imminente giudeocidio da parte dell’Iran). Ha i suoi comandamenti e dogmi («Mai più», «Sei milioni» e così via). Ha i suoi rituali (Giorno della Memoria, pellegrinaggi ad Auschwitz). Ha i suoi santuari e templi, Yad Vashem, il museo dell’olocausto e oggi l’ONU.

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L’Incubo del Giorno del Secondo Olocausto

Benny Morris

Un bel giorno, quando meno ce lo aspetteremo, i mullah di Qom convocheranno una seduta segreta, sulla quale campeggeranno gli occhi di ghiaccio dell’ ayatollah Khomeini, per dare il placet ad Ahmadinejad. Allora per Israele sarà la fine. Continua a leggere »