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Tag: Musica

Balagan Café Orkestar, il Klezmer dei giovani fiorentini

Il fenomeno Klezmer formatosi a Firenze nel 2012 si racconta a Simon Says 101. Una chiacchierata con Eugenio Bacchini e Tamar Levi alla scoperta di uno dei generi musicali più affascinanti della storia.

Simone Somekh

Simone SomekhA volte capita che grandi personalità vantino illustri antenati. Allo stesso modo, anche alcuni generi musicali sono prole di generi più antichi e importanti. Il risultato è un albero genealogico tutt’altro che silenzioso. Oggi parliamo di Klezmer, un genere musicale che viene spesso definito il “nonno” del jazz: musica tradizionale ebraica originaria dell’Europa orientale, nata negli shtetl, sviluppatasi nei ghetti, trasportata a bordo dei transatlantici e sopravvissuta fino ad oggi grazie al ruolo avuto nella nascita del jazz in America.

Violino, clarinetto, tromba, piccole percussioni, tutti strumenti facilmente trasportabili di villaggio in villaggio, elementi tipici di uno stile di vita spesso nomade a causa dei frequenti scoppi di violenza e intolleranza da parte delle popolazioni circostanti. Poi, col tempo, il Klezmer si è stabilizzato, ed ecco entrare in scena violoncelli, chitarre, sassofoni, magari anche qualche mandolino.

Proprio come la secolare storia ebraica, anche il Klezmer non si smentisce, e più passano gli anni, più persone cominciano a riscoprirlo, a far vivere nuovamente la magia di una musica coinvolgente, istintiva, carica di energia, improvvisazione e spontaneità. Il Klezmer non tralascia nulla: ora è gioioso, entusiasta, scatenato, ora è posato, lugubre, forse addirittura in lutto.

Il Klezmer suona con tale intensità da farsi sentire da migliaia di appassionati in giro per il mondo. Tra questi, anche a Firenze, in Italia, esiste da un paio di anni un gruppo, nato nella comunità ebraica locale, che ha subito catturato l’attenzione di molti all’interno della scena culturale del capoluogo toscano: mi riferisco alla Balagan Café Orkestar, un piccolo complesso Klezmer la cui forza sta nell’eterogeneità dei suoi componenti, in primis la larga fascia d’età.

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Gli Ebrei di Shangai

Il compositore e performer Roberto Paci Dalò racconta i suoni di una storia cinese

Per quanto possa suonare strano, a svelare al pubblico di Shanghai alcuni aspetti della vita della città negli anni Quaranta, è un artista italiano. Invitato dal direttore di SH Contemporary Shanghai Contemporary Art Fair, Massimo Torrigiani, il compositore Roberto Paci Dalò ha infatti ideato “Ye Shanghai”, performance musicale e visuale che incrocia differenti traiettorie, quella cinese, quella dell’occupazione giapponese delle città e anche quella ebraica, come ci spiega lo stesso musicista.

«Ho effettuato un primo viaggio a Shanghai nel maggio del 2012» dice Paci Dalò «e ho scoperto la poco conosciuta storia del Ghetto, un’area di circa un miglio quadrato nel distretto di Hongkou della Shanghai occupata dal Giappone popolata da qualcosa come 23.000 ebrei fuggiti da Germania e Austria dopo la Kristallnacht».

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Raiz, “Ya!” è l’esortazione che arriva dal Mediterraneo

L’ex leader degli Almanegretta torna con un nuovo album nel quale canta in inglese, ebraico, napoletano e italiano. Fra le righe emerge la sua origine ebraica: “Necessario sfatare miti perché le acque stagnanti delle opinioni sul conflitto arabo-israeliano vanno smosse con coraggio”. Con Saviano ha aderito a ottobre a un appello pro-Israele

L’”anima migrante” dà voce all’Italia multietnica di oggi: “Ho da sempre una convinzione: il Mediterraneo, a dispetto dei confini (nord e sud, ovvero ricchezza e povertà; est e ovest, sinonimi di “arretratezza” e “democrazia”) è un’area culturalmente omogenea”.  Raiz, l’ex leader degliAlmamegretta ritorna con “Ya!” (Universal, 2011): colonna sonora della diaspora dei popoli del sud del mondo in cerca di un futuro migliore.

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Trio Lescano, lo swing di tre sorelle ebree

ARCHIVIO: Shoah


Fecero cantare l’Italia fascista ma non riuscirono a sfuggire alle leggi razziali

Elena Loewenthal

La vita è come un film, a volte. Prima scena: tre giovani donne consumano pasticcini e sorbiscono spumante insieme a un uomo che si chiama Umberto, è il Principe di Piemonte, adora ballare e lo fa con tutte e tre a turno, suggellando ogni volta il momento con un baciamano. Seconda scena: tre giovanissime acrobate si esibiscono nel loro numero. Sono esili, non belle e per nulla esuberanti: nulla a che vedere con l’ideale di donna sancito dal settimanale «Signorine grandi firme». Terza scena: buio. Nulla, se non un silenzio pesante. Dove sono sparite le tre sorelle?

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Trash latino-americano pro Israele

L’analisi intellettuale: Tablet.

Giora Feidman, il re del klezmer a Montechiarugolo

“Quando prendo in mano il clarinetto lo faccio per condividere un messaggio con gli esseri umani”. Queste parole, che aprono il sito di Giora Feidman, il musicista applaudito in tutto il mondo come il ‘re del klezmer’, fanno capire subito cos’è la musica per questo artista dalla vitalità indomabile, nato a Buenos Aires da genitori ebrei emigrati dalla Moldavia e dall’Ucraina nei primi decenni del secolo scorso, clarinettista dalla carriera luminosa che ha scritto le musiche di Schindler’s List di Spielberg, e che con il suo Trio venerdì 2 luglio alle 21.15 al Castello di Montechiarugolo apre alla grande Estri d’estate, la 14^ edizione della stagione concertistica promossa dalla Provincia di Parma e Solares Fondazione delle Arti, con il sostegno di Parmalat (ingresso gratuito, The spirit of klezmer, in collaborazione con il Comune di Montechiarugolo e con Dall`Alabastro allo Zenzero, in caso di maltempo Centro Polivalente di Monticelli Terme).

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Il progetto Masada tra (auto)celebrazione e rinnovamento – John Zorn

Jazz ebraico contemporaneo

Emiliano Neri

Arriva un momento nella carriera di un musicista in cui occorre guardarsi indietro e attorno, fare i conti con quanto si è prodotto negli anni, con il proprio pubblico e il proprio successo, con la propria vena creativa.

O quanto meno questo momento dovrebbe arrivare… Per gente come Anthony Braxton, ad esempio, il problema nemmeno si pone tanto incontenibile è il suo genio e tanto frenetico è il susseguirsi delle stagioni creative. Altri invece – pensiamo magari a Keith Jarrett – oppongono ad esso un ostinato rifiuto, costringendo(si) ad una triste spirale involutiva.

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