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Non abbiamo visto, non abbiamo sentito

Sottratti probabilmente alla Comunità Ebraica di Milano alcuni milioni di euro dall’ex-direttore amministrativo a cui per anni è stata permessa la gestione esclusiva e riservata della contabilità*

Ester Moscati

MIlano Assemblea“Cari iscritti, in questi mesi, all’interno della nostra Comunità, abbiamo dovuto affrontare la scoperta di una situazione che non avremmo mai ritenuto potesse verificarsi. Nel corso degli ultimi mesi è stata infatti sottoposta a un controllo generale tutta la contabilità della Comunità, controllo che è ancora in corso ma che permette di provare fin d’ora che, approfittando della buona fede di tutti, sono stati sottratti, nel corso degli anni, alcuni milioni di euro dalle casse della Comunità, con modalità subdole e ingannevoli che si sono rivelate idonee a vanificare i controlli previsti e costantemente posti in essere da parte degli uffici.

Come Presidente e come Consiglio tutto, fermi e determinati nel voler tutelare con ogni mezzo gli interessi patrimoniali e morali della Comunità, ci siamo già mossi al fine di recuperare quanto sottratto. Inoltre, per evitare che situazioni simili possano verificarsi nuovamente negli anni a venire, il Consiglio ha già elaborato ulteriori provvedimenti al fine di rendere, qualora ve ne fosse bisogno, ancora più stringenti ed efficaci i sistemi di controllo interno.

Il momento, come potete capire, è particolarmente grave e delicato; ma siamo sicuri che la nostra Comunità è pronta a reagire con la solidarietà e la compattezza che le sono proprie”. Con queste sofferte parole, lette dal Presidente Meghnagi, si è aperta la riunione straordinaria della Comunità, la sera del 2 aprile.

La curiosità per una convocazione così inusuale e repentina ha presto lasciato spazio allo sgomento e all’indignazione nelle oltre 500 persone presenti. Il Presidente Walker Meghnagi, tramite la nostra Newsletter e un giro rapido e accorato di sms, aveva chiamato a raccolta gli iscritti per “comunicazioni urgenti relative alla gestione ordinaria della Comunità”.

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Ebrei di Milano sparsi per il mondo

Come adattarsi? Come può vivere qui un ebreo proveniente dalla comunità meneghina? Lo racconta chi si è trasferito all’estero, cinque storie di vita ebraica, tutte a loro modo speciali

Ilaria Myr

Milano GuastallaC’è Meir che, nella  Cina profonda, riesce a osservare la kasherut, le feste ebraiche e a studiare Torà. C’è Daniel che, a Nottingham, ha trovato un ambiente ebraico freddo e poco ospitale. Ma anche dall’altra parte del mondo, a Panama, Filippo non è stato accolto bene nella molto organizzata ma altrettanto chiusa comunità ebraica locale. Katia invece, a Dublino, ha migliorato il suo ebraico e ha persino imparato a fare la challà. E Alberto, nell’Australia dell’outback selvaggio, ha trovato chi, da Brisbane, gli manda libri sull’ebraismo per i bambini…Sono tante e diverse le storie degli ebrei milanesi che, per vari motivi – per lavoro, per studio, per amore – hanno lasciato la propria città per stabilirsi altrove. Ma cosa succede se si va a vivere in luoghi molto lontani dal proprio Paese di origine? Nazioni in cui non esiste una Comunità ebraica, oppure dove quella che c’è è molto differente da quella che si conosce? L’identità si rafforza o, al contrario, si indebolisce quando vengono meno i punti di riferimento a cui si è stati abituati per anni? La parola ai diretti interessati, milanesi in “diaspora”, tra nostalgia, voglia di casa o, viceversa, nessun rimpianto.

PANAMA

A Panama Filippo Costi arriva sette anni fa, dopo avere vissuto a New York, Madrid e Caracas. Classe 1961, Filippo fa tutto il corso di studi alla Scuola ebraica di Milano, frequenta l’Hashomer Hatzair ed è molto attivo nelle organizzazioni giovanili nazionali e internazionali. «Ho partecipato a un paio di convegni europei del Joint per Young Leadership – spiega – ; ho inoltre realizzato la grafica della campagna a favore degli ebrei russi durante le olimpiadi russe a Mosca. Mentre durante la Guerra del Golfo, con il Ministero del Turismo Israeliano, ho organizzato un viaggio in Israele in appoggio al Paese, coinvolgendo 500 persone fra amici, politici e personalità pubbliche».

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