Mikve | Kolòt-Voci

Tag: Mikve

L’Israele ironica di Eshkol Nevo

Un vedovo del New Jersey torna a Gerusalemme per costruire un “mikveh”: ma deve affrontare un sacco di guai e le tentazioni di un amore focoso

Elena Loewenthal *

soli e perduti - nevoGeremia Mendelshtorm è rimasto solo. Ha perduto l’amata moglie e vive in un luogo terribilmente lontano, al di là dell’Oceano. Non si dà pace finché non decide di eternare il ricordo della compagna di una vita. Ma come? Le sostanze non gli mancano, non è quello il problema. Per un po’ si arrovella e poi trova una brillante soluzione: farà costruire un bagno rituale in una sperduta e immaginaria cittadina ultraortodossa in una imprecisata regione d’Israele. Il mikweh è un elemento fondamentale della vita religiosa: uomini e donne debbono immergersi nella vasca del bagno rituale con imprescindibile regolarità. Dunque ben venga, questa generosa donazione. Il problema è però che la «Città dei Giusti» non è un posto semplice. Intanto c’è una complessa burocrazia da rispettare. Poi ci sono già tanti altri bagni rituali, in città. Come se tutto ciò non bastasse, vi abita un sacco di gente con dei problemi. A incominciare dal braccio destro del sindaco, Moshe Ben Zuk: un pio ebreo sposato e devoto, ma con un passato ancora ingombrante e tempeste ormonali ancora in corso. A fomentare il suo desiderio è la bellissima e focosa Ayelet, sparita da tempo nella realtà ma mai nei suoi pensieri. Poi ci sono Anton e Katia, una coppia russa in crisi con un assetto familiare piuttosto complicata. E Naim, che è appassionato di birdwatching ma per questo finirà nei guai.

In sostanza, la costruzione di questo bagno rituale si rivelerà un affare più complicato del previsto. Per non parlare di quando sarà finito e pronto all’uso: un uso imprevedibile, con conseguenze ancor più imprevedibili.

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Alla ricerca del mikvè perduto, nella più antica sinagoga

Roma. In un ristorante di Vicolo dell’Atleta i resti di una civiltà: “Qui era il centro della cultura universale”. Con il Rabbino Capo a Trastevere, cuore della Roma ebraica

Edoardo Sassi

L’umidità è perfetta, lì sotto, ideale per una cantina. E non a caso oggi vi si conservano vini imbottigliati. Si scende, ma non troppo, sotto l’attuale livello stradale. Tutt’intorno archi e mattoni antichi disegnano grandi, silenziose volte. C’è poca luce. Sarà la suggestione, ma un’aura di sacralità si percepisce, in questi ambienti. E si percepisce anche, da qualche parte, la presenza dell’acqua.

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Sex & the Torah

A Crown Heights, nel cuore ebraico (e ortodosso) di Brooklyn, le donne sono tutte casa, sinagoga, parrucche. E sesso. Gli appuntamenti al buio? Funzionano come nel resto di New York. Ma portano dritti al matrimonio

Anna Lombardi

Mentre fuori le strade si svuotano Chaya accende le candele, si copre gli occhi con le mani e recita la preghiera del sabato. “Baruch Atah Adonai Eloheinu…”. Uno Shabbat partito con affanno: il tavolo da stiro è stato chiuso in fretta e le camicie spiegazzate sono rimaste sulla sedia, i cibi già cotti sono finiti sullo scaldavivande elettrico appena in tempo. Nathaniel, marito di Chaya da un mese, ha spinto forte sui pedali della sua vecchia Bianchi per riuscire ad arrivare a casa puntuale, con le candele. E quando le luci sono accese l’atmosfera finalmente si rilassa, sul tavolo arrivano pane, olive e formaggio. “Stasera siamo a cena da amici. E poi, sì, si fa… “quello”: il sabato è consigliato oltre che benedetto”.

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JewsNews 1

Novità La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

I gioielli di Elùl

Cos’hanno in comune la pop star Lady Gaga, Il regista e produttore cinematografico Eli Roth e il 47enne David Shapiro, che ha appena scontato una condanna di 27 mesi per possesso di stupefacenti? Apparentemente nulla. Ma ad accomunarli è Craig Taubman, musicista e curatore del sito web Jewels of Elul, alla sesta edizione. Ogni anno sono raccolte 29 testimonianze di diversi autori, ciascuna per ogni giorno del mese di Elul, che nascono dalla riflessione sulla possibilità di evolversi, cambiare, migliorare. Sempre e continuamente.

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Dedicato a Lapo, che vuole farsi ebreo

A Roma direbbero: Quanto ie rode. Gad Lerner, dopo aver passato una vita credendo di inventarsi un “suo ebraismo” (come se non lo facesse ogni ebreo), scegliendo i rabbini “buoni” che fanno quello che vuole lui, inventandosi il “meticciato” per sposare chi vuole lui, ora dispensa generosi consigli a Lapo Elkann. Chutzpah. DP

Gad Lerner

Troppe volte ho adoperato questa rubrica per criticare la vita esuberante, pretenziosa e disordinata di Lapo Elkann; sempre ricevendo da lui in cambio sorrisi travolgenti, richieste di chiarimento e di consigli, perfino una smentita fattuale: contrariamente alle mie previsioni la sua attività d’imprenditore della moda non è stata un fiasco, anzi.

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Donna e sposa

Anna Colombo

Ieri sera a Milano grande festa: si inaugurava il rinnovato mikve di via Guastalla dopo lunga e sofferta ristrutturazione. Erano presenti centinaia di donne per una festa tutta al femminile che ha visto diversi e qualificati interventi con intermezzi di canto e musica. In esclusiva per Kolot siamo riusciti ad ottenere il testo dell’intervento della rebbetzin Anna Arbib Colombo.

Questa sera è Rosh Chodesh Hadar, il capo mese di Hadar in cui cade Purìm e i nostri Maestri hanno insegnato che: Mishenichnàs Hadàr Marbìm Besimchà, da quando inizia il mese di Hadàr si deve aumentare la gioia. Ho quindi pensato di tenere una breve lezione proprio sulla Simkhà, e in particolare sul rapporto che vi è tra la gioia di Purìm e la simkhàt hanissuìn, quella per il matrimonio. Potrebbe sembrare una forzatura ma a mio avviso non lo è. Tutta la storia di Purìm gira attorno a un rapporto matrimoniale. Achashveròsh perde la moglie e sposa Ester, strappata con forza a Mordekhài che secondo la tradizione ne era il marito. E poi Haman, che spinto dal consiglio della moglie prova ad uccidere Mordekhài per poi finire impiccato sulla forca che aveva preparato. Ma il rapporto con Purìm sarà trattato solo alla fine del mio discorso. Per ora, iniziamo un percorso che, attraverso le fonti rabbiniche ci condurrà pian piano al tema della gioia matrimoniale e, diciamolo subito, a quello della famiglia come radice della continuità del popolo ebraico.

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