Messianismo | Kolòt-Voci

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Dal messianismo al missionarismo

Anche Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità di Roma, ne denuncia il rischio in un’intervista rilasciata alla rivista cattolica “Trenta giorni”

Giacomo Galeazzi

Sos falso messia. Allarme tra gli ebrei per il boom dei movimenti messianici. Il «messia» si differenzia dal profeta perché, a differenza di quest’ultimo, si proclama non semplice intermediario, ma diretta incarnazione della divinità o di un altro principio divino. La distinzione, tuttavia, non è sempre così netta; non è raro, infatti, che alcuni profeti, raggiunta una certa notorietà, dichiarino la propria discendenza divina o siano considerati messia dai propri seguaci.

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Jacob Frank. Dalla kabbalà al cristianesimo

Jacob Frank e il messianismo polacco. Intervista a Massimo Introvigne

Gianni Valente

Professore, chi era Jacob Frank? Era un “messia” dell’ebraismo polacco del Settecento. Ma non è un personaggio che esce dal nulla. Di fenomeni di questo tipo, più o meno clamorosi, ne sono spuntati tanti, negli ultimi due millenni di storia ebraica. Era nato nel 1726 nel villaggio polacco di Korolowka. Suo padre era un seguace di Sabbatai Zevi, un cabalista di Smirne che costituisce il precedente più immediato di Frank, ed è sicuramente una figura di maggior rilievo.

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Per gli ebrei la Storia non ha nessun significato religioso

Nonostante se ne parli molto, il pensiero messianico è secondario nella fede ebraica.

Yeshayahu Leibowitz 1903-1994

Un grande storico inglese ha definito la Storia come “La cronaca dei crimini, delle follie e delle tragedie del genere umano”. Ciò che ha detto Edward Gibbon è vero ma non è completo: certo la Storia è tutto questo ma è anche la cronaca della lotta del genere umano contro i crimini, contro le follie, e contro le tragedie. Queste infatti hanno origine dalla natura del creato e dello stesso genere umano perciò combatterle richiede all’uomo, sia come singolo e come collettività, uno sforzo enorme in quanto deve opporsi a tale natura; si tratta cioè della lotta dell’uomo contro se stesso; una lotta antica quanto la Storia umana, che deve necessariamente continuare costante in tutti i tempi. Impariamo inoltre, sia dalla Storia e sia conoscendo l’uomo e la natura, come in questa lotta non esista certezza di vittoria ma sono gli sforzi impiegati nella lotta che costituiscono certamente la vera sostanza del significato e del valore della Storia stessa. Continua a leggere »

Messianismo ebraico oltre i limiti del ghetto

Ad Arezzo un convegno su Jakob Frank

ALBERTO BURGIO

Jakob Frank, chi era costui? Proviamo a rispondere risalendo alla metà del ‘600 quando un ebreo di Smirne, destinato a una sinistra fama, si proclama messia. È il primo dai tempi di Cristo a osare tanto e il gesto sacrilego gli procura una sacrosanta scomunica. Ma Shabbetay Zewi non demorde, fonda una setta, si erge a paladino di una religiosità mistica libera dai rigidi rituali dell’ortodossia rabbinica. E fa proseliti in massa tra Gerusalemme e il Cairo e in tutta Europa, tra le file della diaspora marrana. Due sono i cardini dell’eresia sabbatiana: il peccato come percorso di liberazione, giacché prima di realizzare la redenzione il messia deve discendere nell’abisso del male; e l’abiura della fede dei Padri, interpretata per mezzo della cabala quale prova di messianità. La vicenda sconvolge. Agita la vita delle comunità. E alimenta una nuova forma di mistica messianica venata di trasgressione e di nichilismo.

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Il messia è giunto a Brooklyn

Breve storia dei Lubavitcher, i più eretici tra gli ebrei ortodossi

La comunità ebraica in tutto il mondo è alle prese da alcuni anni con un fenomeno singolare: il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il “tempio” al numero 770 di Eastern Parkway; poi nel 1994, dopo due anni di paralisi, è morto e i seguaci ne attendono ora la resurrezione in modo che possa completare la redenzione. Potrebbe sembrare una stranezza o uno scherzo, ma non è così: i cosiddetti “messianisti”, coloro che riconoscono il “Rebbe”, cioè Menahem Mendel Schneersohn, come “Melek Moshiach”, il Messia per eccellenza, costituiscono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher (chiamato anche Chabad). Continua a leggere »

Forse gli ebrei di Milano non sono tanto ottusi

Donato Grosser

Al Direttore, Sul numero del 6 febbraio 05 di Libero è apparso un articolo di Vittorio Ravà (“Il segreto di Vladimir Putin”) nel quale l’autore insulta l’ebraismo milanese accusandolo di essere “…ottuso e schiavo di pregiudizi del passato nei confronti di Lubavitch…”. Di questo tipo di articoli ne appaiono di tanto in tanto specialmente nella stampa americana. I giornalisti, spesso senza sufficiente background o per interesse personale, diventano di frequente strumenti della propaganda di Lubavitch.

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