Messia | Kolòt-Voci

Tag: Messia

Jacob Frank. Dalla kabbalà al cristianesimo

Jacob Frank e il messianismo polacco. Intervista a Massimo Introvigne

Gianni Valente

Professore, chi era Jacob Frank? Era un “messia” dell’ebraismo polacco del Settecento. Ma non è un personaggio che esce dal nulla. Di fenomeni di questo tipo, più o meno clamorosi, ne sono spuntati tanti, negli ultimi due millenni di storia ebraica. Era nato nel 1726 nel villaggio polacco di Korolowka. Suo padre era un seguace di Sabbatai Zevi, un cabalista di Smirne che costituisce il precedente più immediato di Frank, ed è sicuramente una figura di maggior rilievo.

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Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante

Paolo Flores d’Arcais

Gesù non era cristiano. Era un ebreo osservante, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e meno che mai di fondare una “Chiesa”. Non si è mai sognato di proclamarsi il Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse “Cristo”, lo ha fulminato di anatema. All’idea di essere considerato addirittura “Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”, secondo il “Credo” di Nicea, sarebbe stato preso da indicibile orrore.

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JewsNews 19

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Un’organizzazione per unire le differenze

JewsNewsLa religione può guarire, ma al tempo stesso ferire. Molte sono le famiglie che vivono divisioni e contrasti dovuti alle differenze religiose pur all’interno di un ebraismo ortodosso. Talvolta i modi diversi di intendere la pratica religiosa ebraica sono alla base delle separazioni tra coniugi, dell’allontanamento di ragazzi diventati ortodossi da parte di famiglie moderate e, all’opposto, del disconoscimento di figli che hanno abbandonato, contro il volere dei genitori, la loro strada di chassidim.

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Le polemiche fra rabbini non sono certo una novità

ARCHIVIO: Un articolo di rav Alberto Somekh del 2004 su Kippur che cade di shabbat come quest’anno


L’aspro scambio di lettere fra Shadal e Benamozegh sul significato del suono dello shofar. Dalla derashà tenuta il 1° giorno di Rosh Hashana all’Oratorio Di Castro di via Balbo, Roma

Gianfranco Di Segni

EsplosioneA Rosh Hashana in genere si fa il consuntivo dell’anno appena trascorso. Una delle caratteristiche di quest’anno è stata il dibattito che ha animato la comunità ebraica italiana riguardo al ruolo dei rabbini, con accese discussioni sui rabbini e fra i rabbini stessi. Ricordiamone qualcuna: la visita del papa alla sinagoga di Roma, con rabbini che hanno partecipato e altri che si sono astenuti dal farlo; la vicenda delle ciambellette nella comunità di Roma, che è finita addirittura sulle pagine della stampa nazionale; la revoca del rabbino capo di Torino; lo stato della kashrut a Roma. (La lista non è affatto esaustiva). Qualcuno si stupisce delle discussioni fra i rabbini. In realtà, non si capisce perché le divergenze di opinioni fra il presidente (a livello locale o nazionale) e il capo dell’opposizione siano viste come normali e, anzi, ci si meraviglierebbe se non fosse così, mentre quando i rabbini discutono fra di loro ciò è visto come qualcosa di inusuale. Invece, è proprio vero il contrario: fra i rabbini ci sono sempre state diverse opinioni.

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Messianismo ebraico oltre i limiti del ghetto

Ad Arezzo un convegno su Jakob Frank

ALBERTO BURGIO

Jakob Frank, chi era costui? Proviamo a rispondere risalendo alla metà del ‘600 quando un ebreo di Smirne, destinato a una sinistra fama, si proclama messia. È il primo dai tempi di Cristo a osare tanto e il gesto sacrilego gli procura una sacrosanta scomunica. Ma Shabbetay Zewi non demorde, fonda una setta, si erge a paladino di una religiosità mistica libera dai rigidi rituali dell’ortodossia rabbinica. E fa proseliti in massa tra Gerusalemme e il Cairo e in tutta Europa, tra le file della diaspora marrana. Due sono i cardini dell’eresia sabbatiana: il peccato come percorso di liberazione, giacché prima di realizzare la redenzione il messia deve discendere nell’abisso del male; e l’abiura della fede dei Padri, interpretata per mezzo della cabala quale prova di messianità. La vicenda sconvolge. Agita la vita delle comunità. E alimenta una nuova forma di mistica messianica venata di trasgressione e di nichilismo.

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Il messia è giunto a Brooklyn

Breve storia dei Lubavitcher, i più eretici tra gli ebrei ortodossi

La comunità ebraica in tutto il mondo è alle prese da alcuni anni con un fenomeno singolare: il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il “tempio” al numero 770 di Eastern Parkway; poi nel 1994, dopo due anni di paralisi, è morto e i seguaci ne attendono ora la resurrezione in modo che possa completare la redenzione. Potrebbe sembrare una stranezza o uno scherzo, ma non è così: i cosiddetti “messianisti”, coloro che riconoscono il “Rebbe”, cioè Menahem Mendel Schneersohn, come “Melek Moshiach”, il Messia per eccellenza, costituiscono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher (chiamato anche Chabad). Continua a leggere »

Forse gli ebrei di Milano non sono tanto ottusi

Donato Grosser

Al Direttore, Sul numero del 6 febbraio 05 di Libero è apparso un articolo di Vittorio Ravà (“Il segreto di Vladimir Putin”) nel quale l’autore insulta l’ebraismo milanese accusandolo di essere “…ottuso e schiavo di pregiudizi del passato nei confronti di Lubavitch…”. Di questo tipo di articoli ne appaiono di tanto in tanto specialmente nella stampa americana. I giornalisti, spesso senza sufficiente background o per interesse personale, diventano di frequente strumenti della propaganda di Lubavitch.

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