Marina Morpurgo | Kolòt-Voci

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A processo per un commento su Facebook

Il caso della giornalista Marina Morpurgo, che ha criticato sul suo profilo una campagna pubblicitaria con protagonista una bambina, arriva in tribunale. E a rischio è la libertà di espressione

Pietro Falco

imageSulla propria bacheca di Facebook, accessibile solo agli amici, è lecito esprimere liberamente un giudizio motivato di sdegno e riprovazione nei confronti di qualcuno o qualcosa? E’ una manifestazione della libertà di opinione tutelata dalla Costituzione, o si rischia di incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa? E’ quanto dovrà stabilire un giudice monocratico di Foggia, nel processo che vede imputata la giornalista Marina Morpurgo, per anni inviata de L’Unità e poi caporedattore del settimanale Diario. La prima udienza è fissata per il prossimo 15 maggio.

Qualche mese fa il pm della procura foggiana, Anna Landi, ha emesso ai suoi danni un decreto di citazione diretta a giudizio: vale a dire, un provvedimento previsto dall’ordinamento per i reati punibili con una reclusione non superiore ai quattro anni, che non necessita del vaglio di un giudice per le indagini preliminari. L’accusa è appunto quella di “diffamazione a mezzo stampa” per aver “offeso l’onore” della Scuola di Formazione Professionale Siri, “denigrandone su un social network la campagna pubblicitaria”.

All’origine della vicenda, c’è un manifesto che immortala una bambina bionda, di circa 6 o 7 anni, intenta a passarsi un rossetto sulle labbra con espressione ammiccante. Sopra la foto, una dichiarazione perentoria a caratteri cubitali: “FARO’ L’ESTETISTA, HO SEMPRE AVUTO LE IDEE CHIARE”.

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Quelli che non prendono lezioni dagli ebrei

Inchiesta vecchio stile di Marina Morpurgo, su Diario del 10 febbraio

Dal giugno 2005 il direttore di un piccolo quotidiano di provincia, «la Voce di Mantova», venduto insieme a una vecchia e prestigiosa testata di Torino, conduce una vergognosa campagna che ricorda in certe espressioni i brutti tempi che furono. Ma lui si difende (antisemita io? ma state zitti!) e dice che è tutto un sudicio complotto della sinistra per mettere a tacere un libero pensatore

«Non avremmo mai voluto riconoscergliela per partito preso, ma Berlusconi ha ragione piena: questa sinistra non va solo sconfitta; andrebbe cancellata proprio, quale atto di legittima difesa contro una minaccia antistorica e liberticida. Minaccia strisciante, bifida, a sangue freddo ben sapendo che solo gli animali a sangue freddo sono velenosi». (Voce di Mantova del 2 febbraio 2006. Titolo dell’apertura in prima pagina: «La sinistra vuole zittire la Voce». Occhiello: «Un libello per diffamare la stampa libera. Berlusconi ha ragione». Catenaccio: «Accuse di antisemitismo da Mantova ebraica e Istituto di storia»). Continua a leggere »