Maimonide | Kolòt-Voci

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Dal Medioevo alla Shoah

Due storie speculari del mondo ebraico: «Il medico di Sefarad», sulla vita di Maimonide, e «La fortuna dei Meijer», una saga familiare tra ‘800 e ‘900, narrata con magistrale leggerezza

Elena Loewenthal

Distanti angoli di mondo. Storie diverse, quasi opposte: l’una che si apre all’indomani di una lunga settimana funebre, l’altra con un vivido travaglio di parto. L’una che ha sede nel cuore più sommesso e quasi inosservato dell’Europa, l’altra tutta fra atmosfere mediterranee. Ma soprattutto, due incontri di lettura segnati da prospettive quasi speculari: l’uno è romanzo corale, o meglio schiettamente familiare, così come s’intende la famiglia nel mondo ebraico. Cioè un susseguirsi in terra, su un cammino comune che ciascuno interpreta a proprio modo, generazione dopo generazione. L’altro, invece, è un libro profondamente individuale, come d’obbligo quando si affronta, seppure in via romanzata, la biografia di un grande personaggio. Tale fu, e in modo mirabile, Mosè Maimonide, forse la figura più imponente di tutto l’ebraismo medievale: filosofo, talmudista, medico. Continua a leggere »

La conversione: progetto individuale e progetto collettivo

Rav Michel Monheit

Il ghiùr, ossia la conversione, non è più oggi un problema di halakhà. Tutti gli aspetti della questione sono stati chiariti già da molti secoli. Basta riferirci al Talmùd, a due capitoli di Maimonide e allo Shulchàn ‘Arùkh. Se si aggiunge qualche risposta moderna, avremo chiuso il cerchio dell’argomento. Il problema del ghiùr sarebbe essenzialmente d’ordine pratico: il candidato risponde o no alle richieste poste dalla halakhà?

Pertanto, un rapido tentativo di definizione del ghiùr rischia di suscitare dei problemi imbarazzanti. Il ghiùr sarebbe la procedura al termine della quale un non ebreo diventa ebreo. Senza voler entrare nei dettagli, ci si può domandare se diventare ebreo possa diventare oggetto di una procedura, se la nozione stessa di ‘diventare ebreo’ non sia contraddittoria e se, infine, questo ‘diventare ebreo’ non ci obblighi a definire innanzitutto questo piccolo termine: ‘ebreo’. Continua a leggere »

Se Maimonide è un fan di Sharon

Sul Blog dell’Espresso Wlodek Gorldkorn smentisce Torno

Povero Maimonide, poveri noi. Sul Corriere della Sera del 22 maggio, Armando Torno scrive un dotto articolo sul filosofo ebreo del Dodicesimo secolo. Per dire che cosa? Semplice. Per sostenere che egli (Maimonide non Torno) è il padre dei neo-conservatori. E come lo argomenta? Dicendo che Maimonide è presente nel pensiero e nell’opera di Leo Strauss, un filosofo ebreo del Ventesimo secolo, cha a sua volta e’ all’origine ‘di taluni aspetti della politica conservatrice d’Israele’. Continua a leggere »

Sull’accettazione delle Mitzwòt da parte del gher

Alberto Somekh

La posizione della Halakhah su questo delicato argomento è riassunta nei due articoli del Rav I. Ralbag, membro del Consiglio del Rabbinato Centrale d’Israel (in “Sridim” 17, Tishrì 5758, p. 42 sgg.) e del Rav Y. Poultorak, già Presidente del Tribunale Rabbinico di Lione (in “Sridim” 18, Adar 5759, p. 92 sgg.), apparsi entrambi sulla rivista annuale della Conferenza dei Rabbini d’Europa. Continua a leggere »

Cogliere il bene che ciascuno può dare

Rav Alberto Somekh  – Rabbino capo della Comunità ebraica di Torino

Sono stato sollecitato ad intervenire sulla questione del Mashiach. Vorrei introdurre questo mio scritto con le parole del Rambam: “Ad ogni modo questo argomento non è fra i fondamenti della religione ed è opportuno astenersi dal trattare i Midrashim su questo argomento e simili, perché non portano né al Timore, né all’Amore (di D.)” (Hil. Melakhim 12, 2). Premetto inoltre di non essere un possèq, né di voler decidere per altri. Nella mia analisi cercherò di attenermi il più possibile a tre criteri: evidenza delle fonti, evidenza dei fatti e uso della logica. Continua a leggere »