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Disordini a Londra: a Stamford Hill è caccia all’ebreo

Ancora disordini a Londra: nella parte nord della città, 30 giovani hanno scorrazzato a Stamford Hill armati di spade e maceti. I media: “Cercavano persone di fede ebraica”

Francesco Boezi

Una notizia passata in sordina, ma che evidenzia come nella capitale britannica la questione sicurezza sia lungi dall’essere risolta. Alcuni articoli in merito, in realtà, parlano più specificatamente di “musulmani a caccia di ebrei”. Il quartiere situato nella parte nord di Londra, infatti, è uno di quelli con la più alta concentrazione di residenti di fede ebraica. Soprattutto seguaci del chassidismo, una corrente sviluppatasi tra gli ebrei ashkenaziti dei paesi slavi. Questa comunità, caratterizzata da un tasso di natalità altissimo, sarebbe quindi pericolosamente finita nelle mira degli integralisti islamici.

Da quanto si legge durante queste ore, poi, sarebbero circa trenta le persone che nelle recenti nottate, brandendo queste armi poi sequestrate dalla polizia, hanno messo sottosopra un intero quartiere. Disordini che la maggior parte dei media hanno evidentemente preferito non raccontare. La polizia è riuscita a sedare la violenza tuttavia almeno una persona sarebbe rimasta ferita negli scontri. “Gli ufficiali addizionali sono stati chiamati nel quartiere di Stamford Hill per via di una segnalazione riguardante una rissa tra un grande gruppo. Una persona è stata trovata sulla scena affetta da una ferita di pungiglione “, ha riferito infatti un portavoce della polizia Metropolitana di Londra al Daily Star. Proprio nelle sedi circostanti Stamford Hill, poi, i poliziotti hanno rinvenuto il grande quantitativo di armi citato.

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Contro l’antisemitismo della London University

Pierluigi Battista

BattistaUna schifezza antisemita che dovrebbe sollecitare una mobilitazione di chi lavora nelle università europee. Il voto a maggioranza con cui l’Università di Londra ha decretato l’ostracismo contro gli studenti israeliani, i libri israeliani, le ricerche israeliane non può essere trattato con giudizi diplomatici, con cautele eufemistiche, con ipocriti distinguo. È un accanimento senza pari contro i cittadini e le idee di un’intera Nazione.

Neanche ai tempi del boicottaggio contro il Sudafrica dell’ apartheid si era decretato che gli studenti sudafricani non potessero mettere piede in un’università europea o americana, o che i libri scritti da scrittori e scienziati sudafricani non potessero essere adottati negli atenei.
Neanche con l’Iran che nega con decreto di Stato la verità storica della Shoah, si impedisce la circolazione degli studenti di Teheran. Perché il boicottaggio delle idee e delle persone è incivile, supera ogni limite di decenza. Il boicottaggio contro le merci si può capire: può essere un errore, lo è quasi sempre, ma non calpesta la dignità delle persone. Il boicottaggio contro i libri, la ricerca, gli studenti, i professori è invece una barbarie contro la cultura, il sapere, i valori stessi dell’Europa.

Perciò il voto della London University è una decisione che fa ribrezzo. Perché demonizza lo Stato di Israele. Perché fa a pezzi i diritti dei singoli cittadini di quello Stato. Perché è un’aggressione morale contro lo Stato degli ebrei, proprio adesso che l’antisionismo radicale, la negazione dello Stato di Israele a esistere, è diventato per i fondamentalisti l’arma per massacrare gli ebrei che vivono in Europa, per quelli che non distinguono tra una Sinagoga e un’ambasciata israeliana e mettono sotto assedio i quartieri dove ci sono gli ebrei considerati quinte colonne dell’«entità sionista», i supermercati kosher dove gli ebrei vengono uccisi in quanto ebrei, e quindi complici e corresponsabili del nemico sionista. Continua a leggere »

Mostra per i “30 anni” di Amy Winehouse

“Amy Winehouse: A Family Portrait” è il titolo dell’esposizione in programma da 3 luglio al 15 settembre al Museo Ebraico a Camden, nella capitale britannica.

Una mostra dedicata alla vita e alla carriera artistica di Amy Winehouse, che quest’anno avrebbe compiuto 30 anni: “Amy Winehouse: A Family Portrait” è il titolo dell’esposizione in programma da 3 luglio al 15 settembre al Museo Ebraico a Camden, nella capitale britannica. “Amy è sempre stata incredibilmente orgogliosa delle sue radici anglo-ebraiche – ha spiegato il fratello dell’artista scomparsa, Alex Winehouse – Mentre le altre famiglie quando era bel tempo andavano al mare, noi scendevamo sempre nell’East End. Questo è quello che eravamo”. “Non eravamo religiosi, ma eravamo tradizionalisti – ha aggiunto Alex, che è anche il direttore creativo dell’Amy Winehouse Foundation – Spero che il mondo verrà a vedere quest’altro lato, che non appartiene solo ad Amy, ma alla nostra famiglia tipicamente ebrea”.

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JewsNews 16

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Studiare ciò che non è Torà, può aiutare a capire la Torà

JewsNewsRav Norman Lamm, segretario della Yeshiva University, esplora nel suo libro Torah Umadda una modalità di approccio alla tradizione ebraica in cui si concilino cultura laica e studio religioso. Siamo alla terza edizione di quello che ormai è un classico in cui Lamm offre, in una combinazione di storia e teologia, varie modalità ebraico ortodosse per affrontare gli studi secolari.

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Infedele per caso

“The Infidel”: Nato in una famiglia musulmana integralista, scopre di essere ebreo

Ada Guglielmino

Mahmud Nasir vive in un sobborgo londinese: padre e marito affetuoso, non è esattamente un musulmano “praticante”, ma è intimamente credente. Alla morte della madre, Mahmoud trova per caso il proprio certifcato di nascita e scopre non solo di essere stato adottato, ma di essere di origine ebrea… diventando così un “infedele per caso”.

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Io, freelance dell’ebraismo vi racconto la mia comunità

Un ebrea ortodossa di Londra si racconta come donna in un romanzo straordinario

Maria Vittoria Vittori

“Nel mio romanzo la voce di Dio non mai univoca: c’e il Dio che mi stato insegnato e con cui ho sempre avuto dei problemi, e un Dio libero, ironico, capace persino di ridere”.

In quell’afoso giorno di settembre che è l’ultimo nella vita di Rav Krushka, raffinato commentatore della Torah e carismatico rabbino della comunità ebrea ortodossa di Hendon, la figlia Ronit, brillante analista finanziaria che vive a New York, provvista di libero pensiero e linguaggio ardito, s’imbatte in un tipo con l’aria da predicatore che le piazza in mano un opuscolo annunciante un seminario speciale su Rav Krushka. Così, prima ancora della telefonata che le comunica la morte del padre – con cui non aveva rapporti da anni – Ronit capisce che di lui e di tutto ciò che rappresenta, compresa l’integralista comunità di Hendon e la sua adolescenza nel segno della ribellione, non potrà liberarsi tanto facilmente. Ronit è la protagonista del romanzo Disobbedienza, la sorprendente opera prima di Naomi Alderman, che la preziosa casa editrice Nottetempo ci ha fatto conoscere (con la traduzione di Maria Baiocchi, pp. 374, euro 18).

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