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I molti punti deboli della risposta del Sindaco Nogarin alla Comunità Ebraica di Livorno

Sono diversi i punti deboli della risposta che il Sindaco Nogarin ha dato alla Comunità Ebraica di Livorno, in replica alla lettera critica inviata a firma del Presidente Mosseri. Vediamoli

Gadi Polacco

Gadi Polacco– circa la questione relativa al Consigliere Valiani è troppo semplice, quasi da furbesco apparato burocratico, dire che spetterebbe al Presidente del Consiglio Comunale intervenire. Siamo al famoso “non è di mia competenza” : ma in politica, salvo pagarne lo scotto almeno in termini di credibilità, non ci si può sottrarre dal prendere posizione, specialmente quando si rivesta carica primaria. Ciò vale però anche per il pesante silenzio,al riguardo, delle altre forze politiche (con l’eccezione dei Liberali)e ovviamente del Presidente del Consiglio Comunale;

– non mi pare che,nella lettera della Comunità,si esprimesse “fastidio” per le dichiarazioni del Cons. Valiani “dove accosta l’ebraismo al mondo massonico”. Spero che questa sia una frettolosa lettura da parte del Sindaco e non il tentativo di “arruolare” la Comunità Ebraica nella battaglia antimassonica che sembra,talvolta con contorni maniacali,caratterizzare gran parte del mondo M5S. Comunità Ebraica e Massoneria sono,ovviamente,cose diverse,autonome e distinte ma il rilievo, grave non coglierlo o non volerlo cogliere, riguardava la riproposizione dello stereotipo del complotto “demo-pluto-giudaico-massonico” caro anche al regime (razzista) fascista;

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Livorno: La Comunità Ebraica attacca il sindaco

Dura lettera di Mosseri a Nogarin: frattura con la Comunità ebraica. Il presidente della Comunità ebraica ha scritto al sindaco chiedendo “rispetto” ed “equilibrio” dopo alcune parole dette in consiglio comunale da un consigliere e l’organizzazione della Giornata per la Palestina.

Livorno“Rispetto”, “equidistanza” ed “equilibrio”. A chiederli è la Comunità ebraica di Livorno, in una lettera inviata dal presidente Vittorio Mosseri al sindaco Cinquestelle Filippo Nogarin. Come si legge sul portale dell’ebraismo italiano (Moked), nella lettera si fa riferimento “ad alcuni episodi delle scorse settimane tra cui un delirante intervento del consigliere comunale Marco Valiani, che ha parlato in pubblico di “giudeomassoneria italica” senza ottenere né censure né condanne da parte del primo cittadino”. Accanto a questo “l’organizzazione di una Giornata per la Palestina (in un primo tempo prevista nella sala più prestigiosa del Comune) segnata da prese di posizione apertamente anti-israeliane”. “Non è la prima volta – si legge su Moked – che si registrano forti tensioni tra Nogarin e la Comunità ebraica. I rapporti si erano fatti particolarmente tesi nell’estate del 2014, dopo l’affissione di uno striscione con scritto “Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista” su un palazzo di proprietà comunale”. “Adesso il rischio concreto, senza inversione di tendenza – conclude la nota – è di una clamorosa rottura”.

“Sono molto amareggiato, volevo che la questione restasse tra la Comunità e il sindaco”, ha detto Vittorio Mosseri contattato dal Tirreno: “Se avessi voluto scrivere ai giornali, lo avrei fatto, come accadde un anno e mezzo fa, quando ci fu la storia dello striscione appeso durante Effetto Venezia. Nella lettera faccio riferimento a quello che è accaduto lunedì, durante la Giornata per la Palestina organizzata a Livorno, che ho trovato squilibrata: doveva esserci un chiarimento tra noi e il sindaco. Ma non voglio aggiungere altro: sono molto dispiaciuto per quello che sta accadendo, non ho intenzione di creare alcuna tensione, i momenti sono già molto difficili”. Di seguito la lettera che sta circolando in città.

Pregiatissimo sig. Sindaco

a che gioco giochiamo? I suoi concittadini ebrei meritano maggiore rispetto ed equilibrio nelle iniziative che il Comune da Lei gestito inserisce nella sua agenda e non solo. Solo per una questione temporale innanzitutto vorrei chiederLe ragione di un suo mancato chiarimento sulla posizione espressa dal consigliere comunale Valiani in merito alla questione Fasulo. E’ forse proibito, e da chi, partecipare ad una iniziativa pubblica della massoneria? Nel commentare la partecipazione di Fasulo alla riunione del Grande Oriente di Livorno il consigliere Valiani ha utilizzato slogan nazifascisti del tipo “giudeomassoneria italica”, che richiama il “complotto demoplutogiudaico massonico” tesi tanto cara durante il ventennio fascista. Da parte Sua non una presa di distanza, non un chiarimento. Ha pensato ai suoi concittadini ebrei, ha pensato a quali fantasmi potessero evocare in loro, li ha difesi come sarebbe stato giusto? Dove si nascondono gli antifascisti a cui dovrebbe ribollire il sangue solo a sentire certe cose?

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Novant’anni fa la scomparsa del primo Rabbino Maggiore di Livorno

Gadi Polacco

Il 26 del mese di Elul del calendario ebraico, corrispondente quest’anno al giorno 1 settembre, ricorrono novant’anni dalla scomparsa di Rav Samuele Colombo (z.l.), primo Rabbino Maggiore di Livorno. Personaggio fondamentale della storia ebraica livornese, allievo di Maestri del calibro dei Rabbini Elia Benamozegh (z.l.) e Israel Costa (z.l.), si connota quale figura dotata di enorme e varia cultura, come testimoniano i numerosi scritti,discorsi e interventi (molti dei quali ancora inediti).

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Livorno, rivive l’antica lingua segreta degli Ebrei

Recuperato il bagitto, elaborato per messaggi “criptati” in caso di pericolo e di persecuzioni

Marco Gasperetti

LIVORNO – E’ così misterioso il bagitto, l’antico linguaggio ebraico-livornese, che anche il suo significato sembra essere avvolto da un alone di segretezza esoterica. Che cosa significa? Alcuni studiosi credono che l’etimologia del termine derivi dallo spagnolo bajito, cioè “basso” e dunque sono convinti che il bagitto fosse il linguaggio della popolazione ebraica di basso rango, il “popolino”.

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Rabbini e mercanti: tre secoli di tolleranza sotto la protezione dei Medici

Gli ebrei a Livorno: una panoramica storica su questa città che ne accolse una “nazione” assai numerosa. Finirono col rappresentare il dieci per cento della popolazione locale. Ma dopo il 1830 i traffici furono messi in crisi e la comunità iniziò a decadere

Gabriele Bedarida

La Nazione Ebrea (si usa il termine Nazione nel senso di rifugio per un gruppo perseguitato) fu senza dubbio la più numerosa e la più importante economicamente e culturalmente, fra le varie Nazioni che risiedettero a Livorno. La presenza ebraica crebbe lentamente fra la fine del sec. XVI e l’inizio del XIX fino a rappresentare circa il 10% della popolazione totale della città. Gli Ebrei svolgeranno a Livorno il commercio di intermediazione e di deposito fra gli scali di Levante e le piazze d’Italia e del Nord Europa valendosi dei privilegi accordati dal governo mediceo alla città.

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