Laici | Kolòt-Voci

Tag: Laici

Gli ebrei d’America stanno morendo di laicità

Un rapporto choc (Con molte riserve NdR)

Giulio Meotti

AmericanJewsAlan Dershowitz, il giurista ebreo di Harvard, il principe del foro, lo strenuo difensore dei diritti civili, aveva intitolato un suo libro “The Vanishing American Jew”. L’ebreo americano in via di estinzione. Un libro nato da una ferita tutta personale, il matrimonio del figlio dell’avvocato con una ragazza cattolica e il disagio di pensare che i propri nipoti non sarebbero più stati ebrei, almeno secondo la legge ebraica. Adesso un rapporto del prestigioso Pew Forum americano getta una luce sinistra sul futuro della grande diaspora americana.

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La rete della vergogna che divide gli asili

Bimbi di famiglie laiche e ultraortodosse: giocavano insieme, ora l’intolleranza dei genitori li separa

Francesco Battistini

GERUSALEMME – Una a me, una a te. Lo scivolo, se lo sono tenuti i laici; la sabbia, i religiosi; le altalene, ce le hanno i laici; i contatori della luce e gli estintori, i religiosi… Da venerdì, l’unica cosa che i bambini dei due asili di via Kelner possono condividere è la barriera. Una rete d’acciaio, nuova di zecca, che taglia in due il cortile e le loro piccole ore di gioco. I destini di questi asili pubblici di Kiryat Hayovel, quartiere ovest di Gerusalemme ad alta densità religiosa, sono sempre stati appiccicati: l’uno (il Pashosh) aperto agl’israeliani tutti, per lo più ebrei, l’altro riservato alle famiglie d’ebrei ultraortodossi.

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JewsNews 5

La rassegna stampa ebraica dal mondo di Kolòt a cura di Ruth Migliara

Rabbino a 14 anni?

Tutto è andato per il meglio, fino a quando, durante lo scritto finale in luglio, Rav Shlomo Amar, venendo ad augurare buona fortuna agli esaminandi, non ha notato un volto un po’ troppo giovane. E’ stato così che ha bloccato la procedura, adducendo che per il rabbinato l’età minima di ordinazione sarebbe di 22 anni.

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Memorie di un ebreo laico

Mario Pirani. Ritratto dell’Italia attraverso una vita

Eugenio Scalfari

Mario PiraniQualche tempo fa ho recensito un libro di Alfredo Reichlin intitolato Il midollo del leone superando dentro di me la difficoltà di parlar bene dell’opera d’un caro e vecchio amico. Quel libro, che univa insieme storia politica e vicende personali, era molto piaciuto e l’amicizia non credo abbia fatto ombra all’oggettività del giudizio. Mi accingo ora ad affrontare un compito un poco più arduo: l’autore del libro del quale oggi voglio scrivere, e che si intitola Poteva andare peggio (Mondadori, pagg. 440, euro 20), non è soltanto un amico ma anche un collega che fu tra i fondatori di Repubblica, ci lasciò dopo tre anni, ritornò dopo altri sei e da allora è sempre rimasto con noi. «Ritorno a casa», si intitola l’ultimo capitolo del volume di Mario Pirani; questo giornale è stato dunque la sua casa e a me fa grande piacere sentirglielo dire anche se accentua la difficoltà di recensirlo col dovuto e oggettivo distacco.

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Una risposta ai dimissionari

Abbiamo ricevuto la lettera a firma dell’ex presidente Jarach e degli altri 5 consiglieri della Comunità in cui tentano di spiegare le ragioni della loro scelta. I dimissionari lamentano il fatto che a loro sia stata negata la possibilità di utilizzare l’indirizzario della Comunità e la possibilità di acquistare pagine pubblicitarie sul Bollettino per spiegare le loro posizioni. Continua a leggere »

L’avvicendamento nella Comunità ebraica di Milano

Chi ha lasciato – Roberto Jarach

Non è compito agevole spiegare ai lettori del Bollettino le motivazioni di un gesto così sofferto compiuto da parte dei sei consiglieri dimissionari che, per la prima volta nei quasi 30 anni di mia presenza ininterrotta nel Consiglio della Comunità, ha portato ad un reintegro così massiccio con l’ingresso di persone senza esperienza di gestione comunitaria. Da mesi ormai era di fatto impedita, attraverso il voto di maggioranza, la possibilità di gestire col consenso anziché con la contrapposizione la maggior parte dei temi più qualificanti in discussione. Continua a leggere »

Una risposta a Rav Scialom Bahbout in merito a “Rapporto tra stato e religioni”.

Gabriello Marchetti – Modena

Caro Rav Scialom Bahbout, con tutta la stima che da tempo conservo nei Suoi confronti , sento di dover esprimere alcuni concetti rispetto a cio’ che Lei ha scritto .

“La conversione all’ebraismo ha sempre comportato un percorso di attenzione , che richiede proprio alla persona che intende convertirsi un esame della propria vera vocazione. Un esame che il convertendo deve fare innanzi tutto per se stesso, affinchè la sua decisione non sia contraria alla natura stessa dell’uomo….”

Avrei alcune critiche da sottoporLe. Continua a leggere »