La sposa promessa | Kolòt-Voci

Tag: La sposa promessa

Glosse cinematografiche di Halakhà

La sposa promessa. Non capita ogni giorno di potere scrivere il commento halakhico ad un film; o più esattamente, di riuscire a cogliere il pretesto di una pellicola per fare halakhah.

Alberto M. Somekh

Molti ricorderanno certamente alcuni anni fa Un’estranea fra noi: in quel caso l’esile trama di un giallo forniva a sua volta il pretesto per un documentario sulla vita dei haredim di Brooklyn. Peraltro, il film culminava con la scena di un omicidio che poteva essere giustificato soltanto ricorrendo alla regola ebraica del rodèf (persecutore): la Halakhah permette infatti di togliere di mezzo chi attenta alla vita altrui anche a prezzo della sua stessa vita se non vi sono altri modi per farlo.

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L’attrice laica che insegna il rispetto della religione

Donne e religione: la lezione di Shira, giovane «sposa promessa»

Carlotta De Leo

Minuta, graziosa e ancora frastornata per il successo inaspettato. Hadas Yaron, 22enne di Tel Aviv, ha vinto la Coppa Volpi all’ultima mostra di Venezia e ora arriva a Roma per accompagnare l’uscita del film-sorpresa che ha convinto giuria, pubblico e critica della Laguna: «La sposa promessa»di Rama Buhrstein (attualmente nelle sale, distribuito dalla Lucky Red). Una pellicola che racconta, in maniera semplice e oggettiva, i principi della comunità ebrea ultra ortodossa chassidica di cui fa parte la stessa regista. Una comunità chiusa a a qualsiasi forma di modernità, niente tv, niente cinema. E anche le donne, immerse in una cultura così patriarcale, vivono secondo rigidi precetti di separazione dei sessi e i loro matrimoni spesso vengono combinati.  «Anche Shira, la protagonista del film, fa parte di questo mondo e il suo futuro sarà scelto dalla famiglia. E per me, da laica, era difficile entrare in questa prospettiva. Ho chiesto alla regista di darmi i compiti a casa, di indicarmi dei libri da studiare. Lei però mi ha detto solo di leggere attentamente la sceneggiatura e di non riempirmi la testa di queste cose. Dovevo solo leggere la sceneggiatura e cercare di provare le stesse sensazioni di Shira».

Quattro donne e “La sposa promessa”

Il matrimonio, l’amore, i figli. Il film di Rama Burshtein tocca nel profondo l’animo femminile e accende riflessioni

A guardarlo con gli occhi delle donne è una sorta di cubo di Rubik. Basta ruotare lievemente la visuale, i colori cambiano e il panorama si trasforma. La sposa promessa è uno di quei film capaci di aprire riflessioni e scambi d’opinione fiume perché chiama in causa questioni che interpellano nel profondo l’animo di ciascuna di noi. Che cos’è il matrimonio? Qual è la formula giusta perché l’amore funzioni? Che vita vogliamo, per noi e per i nostri figli? E che rapporto vi è tra la donna che vive in una società laica, lavora, veste come le piace, frequenta con disinvoltura l’altro sesso e la tenera Shira che trascorre le sue giornate immersa nella vita di famiglia e può solo intravvedere il suo promesso sposo fra gli scaffali di un supermercato? Le risposte sono ovviamente infinite e ci aiutano a decodificare la complessità dell’essere donne oggi, in qualunque tipo di società.

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