Kosher | Kolòt-Voci

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Il kosher sarà il nuovo bio

Intervista al gestore del nuovo deli kasher di Roma: Barrili 66

Simone Efrati

Mangiare kosher ”non è come andare al ristorante cinese”. Perché il kosher non è solo ”un modo di preparare il cibo”, ma una ”certificazione di qualità”. Parola di Simone Efrati, che – insieme a Lino Bedi e allo chef egiziano Giorgio – gestisce da un paio d’anni Barrili 66, il primo kosher Deli d’Italia. Efrati è ben contento di poter sfatare con Puntarella Rossa qualche mito attorno alla cucina ebraica, che nel futuro ”sarà il nuovo bio”. Dal suo locale, 50 metri quadri nel cuore di Monteverde Vecchio, prima alimentari, ora Deli e pure ristorante, sono passate ”le migliori famiglie ebraiche della Capitale”, il rabbino capo della comunità ebraica romana, molti americani (tra cui, pare, anche una giornalista di Wikileaks). La sua filosofia? ”Massima qualità secondo le regole loro (della religione ebraica, che lui osserva, ndr) e sapori secondo il mio gusto e come si mangia a casa mia”.

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Il cibo kasher che piace ai non-ebrei

Maurizio Molinari

La nuova moda ha prodotto un giro d’affari che arriva ormai a 200 miliardi di dollari. «Gli americani comprano questi alimenti perché sono sinonimo di purezza»

Hot dog «Hebrew National» nel Dolphin Stadium del Super Bowl, corsi sulla macellazione rituale per i futuri agricoltori all’Università del Mississippi, bevande Gatorade autorizzate dal rabbinato e un mercato di prodotti da 200 miliardi di dollari: il cibo kosher dilaga nei supermercati e nelle case degli americani grazie al fatto che a consumarlo sono soprattutto i non-ebrei, ritenendolo ancora più salutare di quello organico.

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Roma: Kashrut fai da te?

Comunicato dell’Ufficio Rabbinico di Roma

A seguito delle notizie che sono state fatte circolare su vari canali di informazione, riteniamo doveroso chiarire alcuni punti:

1. Il controllo di kasheruth (hashgachà) è un controllo che un ente indipendente dal produttore esercita su di lui a tutela del consumatore: si fa cioè garante dell’effettiva kasheruth di quanto viene prodotto e venduto.

2.La Comunità Ebraica di Roma, tramite il Rabbino Capo, il Beth Din e gli organi dell’Ufficio Rabbinico ha una sua squadra qualificata di esperti delle regole e di controllori (mashghichim) con formazione specifica. Continua a leggere »

La kashrut a Torino

Alberto Somekh

Ho letto l’importante ed interessante scritto di David Piazza: “I costi della kashrut in Italia”, che mette sul terreno alcune delle problematiche del settore. Rispondendo ad un invito esplicito dell’Autore, voglio aggiungere a mia volta alcune considerazioni tratte soprattutto dalla mia esperienza di Rabbino Capo di una media Comunità italiana. A Torino distinguiamo fra due procedure diverse di “hekhsher”: la “certificazione kasher” e l'”autorizzazione kasher”. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia 2

Alcune reazioni all’articolo. Altre seguiranno.

Nella sua newsletter sulla Kashrùt, il Consigliere David Piazza esprime delle idee apparentemente condivisibili da tutti. Prezzi troppo cari, confusione dei ruoli di alcuni dipendenti comunitari (leggi Rabbini), concorrenza forse sleale di rabbini stranieri e non , invasione di campo (hassagàt ghevùl) e lesa maestà delle autorità rabbiniche locali. Lodevolmente ci ricorda come le istituzioni centrali (UCEI) si siano distinte per l’iperattivismo nei settori della cultura, la (legittima) memoria dei morti, la conservazione dei beni artistici etc, trascurando invece i reali bisogni religiosi,quali ad esempio la Kashrùt. Continua a leggere »

I costi della kashrùt in Italia

David Piazza

A un vecchio stereotipo antisemita piace rappresentare gli ebrei come un popolo di astuti commercianti che riescono a manipolare l’ambiente circostante a proprio vantaggio. Basta dare un’occhiata ai prezzi che gli ebrei sono costretti a pagare per mangiare conformemente alla legge ebraica (kashrùt) per rendersi conto di quanto sia facile smentire questo stereotipo. In particolare in Italia, dove le comunità ebraiche sono in proporzione più piccole di quelle di paesi come la Francia, la Gran Bretagna, o gli Usa il problema è ancora più acuto. Continua a leggere »

Quanto è bella la Torà associata al “Derech eretz” che non deve diventare un mestiere

Intervista

Come capo rabbino di Roma, quali sono i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la comunità ebraica di Roma?

Notiamo, almeno a Roma, un buon andamento in crescita di presenze nei bate kenesiot, maggiore affluenza alle lezioni di Torà a tutti i livelli e un maggiore impegno nell’apprendere la lingua ebraica; in generale cresce la domanda di utilizzo dei vari servizi religiosi. Continua a leggere »