Kiev | Kolòt-Voci

Tag: Kiev

Il primo e nuovo premier dell’Ucraina antiputiniana è un “ebreo sfrontato”

Paola Peduzzi

Arseniy YatsenyukMilano. Nella telefonata in cui una dama della politica estera americana, Victoria Nuland, si lasciava andare a un liberatorio “Fuck the Eu”, fanculo all’Europa, il passaggio importante riguardava un politico ucraino non ancora quarantenne, testa pelata e occhiali da secchione, inglese perfetto e assiduità con l’occidente. “Penso che Yats sia il nostro uomo, quello che ha esperienza economica e di governo”, diceva la Nuland all’ambasciatore statunitense a Kiev. Yats è Arseniy Yatsenyuk, il nuovo premier dell’Ucraina, o forse sarebbe meglio dire il nuovo premier di Kiev perché in Crimea ce n’è un altro: Sergei Axionov.

Yatsenyuk è un avvocato e un economista, ha creato un suo studio legale, ha lavorato alla Banca centrale ucraina diventandone per un breve tempo il capo, è stato ministro delle Finanze e anche degli Esteri, ha fondato un suo partito, è stato candidato alla presidenza, ha sposato la figlia di intellettuali ucraini di un certo spessore, ha fatto due figlie e ha arredato una bella casa di campagna poco lontana dal palazzo che fu dell’ex presidente Yanukovich. Ha molti amici in occidente, e questo è il suo primo problema in Ucraina, ma è anche uno che si è costruito una corazza da tecnico abbastanza grossa da renderlo simpatico alla piazza di Kiev, e un profilo abbastanza lineare da farlo sopravvivere a quel che si dice e si pensa riguardo a quella piazza.

Continua a leggere »

Piazza nazionalista e antisemita? Non credete alle bugie di Putin

Cinque motivi per smontare una leggenda. 200mila è la stima degli ebrei residenti in Ucraina, per lo più a Kiev

Bernard-Henry Levy

Bernard-Henry LevyEcco dunque un Paese, la Russia, dove la caccia ai gay e alle facce nordcaucasiche diventa uno sport nazionale. Ecco un paese dove, il 20 aprile, anniversario della nascita di Adolf Hitler, i «non slavi» sono invitati a rimanere a casa per evitare di subire brutti colpi. Ecco un Paese dove, quando un migliaio di giovani scendono in piazza per protestare, nel 2006, contro la proposta della Duma di proibire le associazioni ebraiche sospette di essere «venute a patti col diavolo», lo fanno con il volto coperto per timore di apparire sulla pagina Facebook di un sicario di «Pattuglia bianca», l’unità nazionale russa, che verrà a spaccar loro la testa.

Ed ecco che questo Paese, attraverso il suo presidente che redarguisce la Germania e la Francia, ha l’incredibile faccia tosta di dichiarare che la rivoluzione ucraina se – gnerebbe il ritorno del fascismo in Europa. Ci sarebbe da ridere se tanti uomini e donne non avessero pagato con la propria vita il diritto, per chi a loro sopravvive, di non dover udire simili oscenità; e se da noi non vi fossero tanti animi deboli, o ingenui, che sembrano pronti a dire a se stessi: «Non c’è fumo senza arrosto… Questi ucraini, dopotutto, sono davvero così innocenti…? L’Occidente, dedito al suo romanticismo da barricate, non è caduto nella rete di una rivoluzione che…? eccetera..».

Suvvia, andiamo. Visto che bisogna rispondere, rispondiamo punto per punto. Certamente sì, in Ucraina (come ovunque in Europa) è esistita una tradizione ultra nazionale. Certamente no, il Paese di Makhno, della Shoah dei fucilati e di Babi Yar non è stato risparmiato dal virus antisemita. Evidentemente sì, ci sono stati, nella piazza Maidan, gruppuscoli del «settore di destra» e un partito, Svoboda, che fino a dieci anni fa si definiva «social-nazionale».

Continua a leggere »

L’ebreo che ha organizzato con metodi militari i manifestanti a Kiev

“Un leader ebreo nell’auto-difesa di Maidan: alla fine del giorno, vivere in questo Paese ne è valsa la pena, perché abbiamo vissuto per vedere Maidan”

Marco Tosatti

MaidanJewHanno fatto il giro del mondo le foto dei religiosi ortodossi che a Maidan, la piazza dell’Indipendenza di Kiev, si frapponevano con le croci in mano fra i manifestanti e i “Berkut”, la milizia antisommossa. In questo blog abbiamo parlato a più riprese della posizione assunta dalla Chiesa Greco-Cattolica dell’Ucraina a favore dei diritti del popolo contro un regime dittatoriale e criminale; e abbiamo riportato la testimonianza di un sacerdote sposato greco-cattolico in prima linea nei giorni degli scontri e del massacro. Ma c’è un altro aspetto dell’unità religiosa che si è costituita in piazza, e riguarda questa volta quelli che Giovanni Paolo II ha definito i “nostri fratelli maggiori”. “Un leader ebreo nell’auto-difesa di Maidan: alla fine del giorno, vivere in questo Paese ne è valsa la pena, perché abbiamo vissuto per vedere Maidan”.

Hanno fatto il giro del mondo le foto dei religiosi ortodossi che a Maidan, la piazza dell’Indipendenza di Kiev, si frapponevano con le croci in mano fra i manifestanti e i “Berkut”, la milizia antisommossa. In questo blog abbiamo parlato a più riprese della posizione assunta dalla Chiesa Greco-Cattolica dell’Ucraina a favore dei diritti del popolo contro un regime dittatoriale e criminale; e abbiamo riportato la testimonianza di un sacerdote sposato greco-cattolico in prima linea nei giorni degli scontri e del massacro. Ma c’è un altro aspetto dell’unità religiosa che si è costituita in piazza, e riguarda questa volta quelli che Giovanni Paolo II ha definito i “nostri fratelli maggiori”. “Un leader ebreo nell’auto-difesa di Maidan: alla fine del giorno, vivere in questo Paese ne è valsa la pena, perché abbiamo vissuto per vedere Maidan”.

Ecco il testo originale dell’intervista: QUI 

Continua a leggere »

Essere sempre di sentinella

Alessandro Schwed

Sere fa, in televisione, un film iniziato. Barbe, riccioli, lo shtetl. Mi succede come ogni volta che vedo la gente danzare in circolo, le mani sulle spalle di quelli accanto; ebrei in una strada stretta; persone con un naso come dico io; certi lungagnoni con gli occhiali che sono a casa. Torno al mio golfo. Ma qui dobbiamo essere in Ucraina e la casa è perduta dall’aprile del 1943. Sto al televisore come se mi apprestassi a gustare il brodo di Pessach della mamma, e mi bevo tutto lo shtetl. Una intera scodella di bonomia ebraica. Guardo tutto per non perdere un appuntamento e mi cresce un languore, o un tremito, e non capisco in quale porta mi sto infilando. Infatti, i cosacchi. A cavallo; tra le vie strette. Ubriachi. A folate. Le sciabole verso un orizzonte che non c’è. La gente dello shtetl scappa, che ti dicevo che non poteva durare, le bancarelle rovesciate, lo sai che quelli tornano sempre, i vecchi acciuffati come i topi dal gatto – e adesso che faremo? – Ognuno si nasconde nei buchi che trova, in anfratti, dietro la spazzatura. La morte ebraica viene a caso. Un collo è agganciato a un balcone con sotto un corpo. I piedi scalciano nell’aria. Fatto: la morte. Eppure prima eri vivo. Vorrei sapere come faccio, adesso che la commedia è un dramma. Continua a leggere »